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CULTURA & SOCIETA'

La favola degli isolani emigrati senza “né arte né parte”

La storia dell’emigrazione ischitana dell’ 800 e del primo novecento presenta risvolti straordinari che ti fanno riflettere. E’ difficile pensare che i bambini emigrati, almeno i nostri, quelli che lasciarono le realtà quotidiane di Barano, Testaccio, Fontana e della stessa Ischia, una volta inseriti da giovanotti prima e da adulti poi, completamente nella società americana in veste di riconosciuti professionisti, dirigenti, industriali, uomini politici e delle varie chiese disseminate sull’intero territorio statunitense, potessero vergognarsi dei propri genitori provenienti da lavori nobili come la pesca e l’essere contadini a 360 gradi o carpentieri. L’essere “nati due volte”, una volta figli di poveracci e l’altra figli di un’America che li accoglie da protagonisti con la sola “vergogna” di chi li ha generati. Qualcuno da esperto ha parlato del fenomeno senza fare obiezioni.  

Noi invece l’obiezione la facciamo, specie quando pensiamo a famiglie isolane di Ischia, di Barano, del Testaccio di nostra conoscenza ,che emigrate nelle Americhe con i loro bambini, hanno conservato una unione familiare esemplare, soprattutto nel rispetto fra figli e padri. Possiamo fare gli esempi delle famiglie Baldino, Lauro, Di Leva, Cigliano, Pirozzi, Prmavera, Mattera, Amalfitano,Iacono, Boccanfuso i cui figli, inseriti appieno nella società americana, argentina, australiane da posizioni di prestigio ed avvolte anche di comando, non hanno mai rinnegato l’amore ed il rispetto per chi li aveva messi al mondo, vergognandosi di loro per la diversità di condizione sociale tra padre e figli. Questo tema è stato trattato in una mostra allestita  ad una delle ultime edizioni “Pe terre Assai Luntane” dove Tra documenti e illustrazioni, la mostra in questione ha  disegnato un viaggio sulle tracce dei bambini partiti per le Americhe, a bordo dei transatlantici che sono stati il vanto della marineria di casa nostra, senza trascurare, nella trama fitta di storie e racconti, i fili che si dipanano da Ischia: I piccoli pescatori imbarcati per i mari africani e impiegati per sorvegliare le attrezzature nei capanni, i tanti ragazzi partiti sul finire degli anni Trenta per raggiungere i genitori in California con negli occhi il sogno di strade lastricate d’oro, e, a partire dal secondo dopoguerra, la traversata transoceanica in cerca di un nuovo paese dei balocchi sulle coste argentine. Seza dubbio il racconto dell’emigrazione ischitana, per ciò che ci riguarda, affascina sempre.  L’isola d’Ischia ha già  ricordato e celebrato la ricorrenza degli oltre cento anni da quando, nei primi anni del 1900, nacque e si sviluppò il primo massiccio esodo di cittadini ischitani da ogni parte dell’isola, verso “Terre assai luntane…” Fu un’emigrazione in grande stile dove si abbandonò la propria terra di origine, i propri cari, gli amici per inseguire fortune a lungo sognate, condizioni di vita migliori e speranze più concrete per un avvenire più certo. Tutto ciò al costo di grandi sacrifici patiti alla partenza,all’arrivo e durante la permanenza nella nuova terra di residenza. Fu un partire sofferto, fra lacrime e promesse di ritorno. Si accodarono ai trentini, napoletani, salernitani, toscani, siciliani, pugliesi e calabresi facendo registrare la più grande emigrazione (14 milioni) di italiani del secolo appena iniziato. Oggi a distanza di molti anni, proprio le discendenti donne ischitane,  quelle che hanno più sofferto la condizione di emigrate per necessità, si sono ritrovate in oltre duecento ed hanno festeggiato in nome im omaggio alla nuova condizione ed all’America che li ha accolte .

                                                                       michelelubrano@yahoo.it

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