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LA FILOSOFIA, IL CASTELLO E LA “BUGIA STORICA” SULLA TORRE DI MICHELANGELO Il “FILOSOFO” BUONOCORE IGNORATO, AVREBBE GRIDATO: “CI SONO ANCH’ IO …!”

DI ANTONIO LUBRANO

Foto di Giovan Giuseppe Lubrano

LA Torre di Michelangelo nei giardini di S. Anna (I filosofi  vi andranno Domenica 23, martedì 25 e domenica 30 settembre a chiusura dei lavori), torna ad essere sede insieme al Castello, alla biblioteca Atoniana ed ai giardini La Mortella,  di importanti  appuntamenti culturali promossi dal  Circolo Sadoul di Ischia. L’ultima iniziativa della serie è quella in corso che si riferisce agli incontri per il 4° Festival di Filosofia  e Summer School “La Filosofia il Castello e la Torre”  supportata da centri culturali di spessore quali: FISP (Fédération Internationale des Sociétés de Philosophie) Parigi, Istituto Italiano Studi Filosofici, Circolo Georges Sadoul,  Università di Palermo,  Missisauga Univ. Toronto, Insophia, CRF (Centro Internazionale ricerca filosofica), “International Journal of Ontology, History and Critics”, NF Napoli Filosofica. Ideatore, organizzatore ed attivissimo propagatore dell’evento in cui si sente calato appieno con tutta la propria inconfutabile preparazione,  è il giovane filosofo ischitano Raffaele Mirelli secondo cui  “Il fiosofo spesso rinchiuso nelle roccaforti intellettuali qui rappresentate simbolicamente dal Castello e la Torre, deve ritrovare una nuova vivacità relazionale ed interagire con le istituzioni per creare processi sinergici eterogenei. Deve operare necessariamente nell’ambito pubblico e politico per esprimere a meglio la tecnica dell’umano ed aggiornare quell’umanesimo che ha caratterizzato e ancora caratterizza il patrimonio culturale dell’Europa e dell’Italia”. Quindi, Mirelli e la filosofia che non vorremmo veder confusi con la “bugia” storica che portano avanti per capriccio da alcuni anni quelli del Sadoul sulla denominazione ufficiale della Torre chiamata di Guevara piuttosto che col suo storico nome di Michelangelo.  Leggere altresi il pensiero del giovane filosofo ischitano  sulla sua visione toccante del mondo, della società e della sua Ischia,  ci autorizza   a porgli la seguente domanda: la filosofia universale e quella  propriamente del Mirelli  come spiegano e  giustificano  il falso storico  ed il suo perseverare sulla denominazione della Torre ove si disconosce  il nome non proprio di Michelangelo ?- Naturalmente ci riferiamo alla Torre stessa ed alla sua ricostruita identità che il Sadoul ignora. Ecco il pensiero del filosofo Raffaele Mirelli raccolto dalla  sua pagina Facebook: “Quest’anno non cambia il mio stato d’animo! Afferma Mirelli – Le convenzioni non mi piegano. Le uniche convenzioni che coltivo sono quelle del vivere con gli altri, la condivisione degli spazi, della mia città. In questo caso non seguo ma plasmo. Non critico per il gusto di farlo, non mi interessa. Ho bisogno di migliorare, di imparare ad essere artista, creatore del tempo. Ischia deve crescere perché la terra lo richiede! Basta con le opinioni del vento, non sono bandiera. Basta con le direzioni dettate dal vento, sono uno sciroccato per tutto l’anno. La mia terra mi dona radici e io non ricambio con frutti stagionali. Basta con le mode del momento, bisogna essere testardi nel rappresentare la storia di una civiltà. Basta con questa storia personale, bisogna dividere la sorte nel bene e nel male. Nessuno è speciale per se stesso. La grandezza della mia isola è racchiusa nelle profondità del mare e non nei limiti della terra. Bagnatevi allora di vita, mettetevi in discussione prima di dire o fare. Ascoltate il vento, la musica vedrete che il segreto del tutto sta nel non trovare mai pace. Insegnate ai ragazzi dove avete sbagliato e non dove siete stati giusti. Mettete radici nel mare, fate sbocciare i fiori nel sale.” Le parole del filosofo ischitano Raffaele Mirelli, c’entrano in un certo  qual modo col significato della vicenda legata al nome ufficiale  arbitrariamente negato  della Torre da parte dei soci del Sadoul. La Torre di Michelangelo con i suoi cosiddetti “affreschi”,  torna ad essere al centro delle azioni degli “acculturati” del Circolo Sadoul di Ischia. E’ stato trovato il modo di buttarla in…filosofia, coinvolgendo l’ottimo  ed incolpevole (?) Mirelli in un furbesco disegno di propaganda rilanciato ad arte e denominato “ La Filosofia, il Castello e la Torre” (quarta  edizione), dove per Torre, secondo gli ostinati del Sadoul,  si deve intendere  di Guevara e non di Michelangelo come indicano da tempo  i cartelli stradali e non solo, del Comune d’Ischia che è l’ente pubblico proprietario dell’antico immobile. L’evento culturale di per sè lodevole, presenta però un secondo (diremmo primo) fine che non è sfuggito agli osservatori attenti all’importanza monumentale, storica, archeologia e turistica della Torre, che in tutto il mondo da oltre cento anni, è conosciuta col nome prestigioso di Michelangelo amico della poetessa Vittoria Colonna. Quindi un pretesto bello e buono quello della Filosofia, a scapito del messaggio culturale, sociale ed umano “di relazione, di mediazione” come dice Mirelli, che gli “incontri” in programma giù alla Torre  e non solo, propongono. In tanti, commentando l’iniziativa ultima dei soci del  Sadoul, hanno detto: ”se la cantano e se la suonano…da soli”. E pare proprio di si. Lo fanno concedendosi anche delle pause di… riflessione ad intervalli, per poi tornare alla carica più “dotati” di prima. Da rilevare che  qualche  anno fa,  hanno dato alle stampe un libro che parla dei Guevara a tutto campo  e dei presunti (inesistenti)rapporti che questi hanno avuto con la Torre.  Il  “capolavoro” Lo firma il “Cicerone” ufficiale del Circolo autoassegnatosi all’antico monumento giù a Sant’Anna, Rosario De Laurentiis, che avendo sposato appieno la causa della famiglia Guevara  al pari e forse più dei  suoi amici di gruppo, ne rievoca gesta  e opere di eroiche ispirazioni con improbabili  e acrobatici agganci di riferimento, fra bandiere e segni occulti, a ciò che di attinente gli risulterebbe  dalla lettura dei  cosiddetti “affreschi” nella Torre , ammassando il tutto in un contesto storico  in cui si coinvolge impropriamente Ischia e la quattrocentesca Torre  stessa , che gli ischitani, a ragion veduta, chiamano, da oltre un secolo per uscire dall’equivoco, Torre di Michelangelo, o se volete, di S. Anna dall’omonima location.  Il dato sconcertante che ci torna alla  memoria, fu quello registratosi qualche anno fa, allorquando il Sadoul  fece  uso  dei locali della Biblioteca Antoniana di proprietà del Comune d’Ischia  per riunirsi alla presenza del solito esiguo pubblico fedele, e per  riaffermare la tesi  secondo la propria visione che   la Torre in questione, non ha nulla a che vedere con  il sommo artista fiorentino. Che al contrario,  diverse cronache antiche lo accostano alla Torre, per effetto della comprovata amicizia con Vittoria Colonna , prestigioso personaggio  della storia di Ischia e del Castello Aragonese. Mons. Onofrio Buonocore, uomo carismatico  di chiesa, scrittore, giornalista e  storico di valore, si starà ancora  rivoltando nella tomba,  per aver  scoperto di essere stato sconfessato proprio  nella  sua casa, la Biblioteca Antoniana da Lui fondata, laddove si trova bene catalogata tutta la sua produzione letteraria, fra libri, giornali e lettere autografe che raccontano l’ intera  storia dell’isola, attraverso fatti e personaggi reali di una Ischia lontana e diversa, orgogliosa nel tempo, dei suoi figli migliori e dei suoi ospiti speciali che vi avrebbero soggiornato. Ebbene si, Buonocore, fine cantore anche delle testimonianze architettoniche della vecchia Ischia, si è lasciato attrarre  soprattutto da tutto ciò che gli ispirava l’antico Borgo di Celsa. Ha raccontato con dovizia di particolari ciò che avveniva sul Castello, la sua storia, la vita dei suoi abitanti più illustri, dei cortigiani e del Clero che operava fra la Cattedrale e le altre chiese sparse sull’antico maniero. Ha descritto il personaggio Vittoria Colonna e le sue doti di apprezzata poetessa e letterata di successo oltre che amante dell’arte della pittura e della scultura. Ha scritto di San Giovan Giuseppe della Croce definendolo con un intero libro a lui dedicato “Il Più Bel Fior d’Aenaria”. Ha descritto con completezza di dati lo sfarzoso matrimonio della stessa Vittoria Colonna col giovane capitano Ferrante d’Avalos della potente famiglia dei D’Avalos ben radicata sull’isola, fra la Torre dove abitavano i genitori dello sposo Alfonso D’Avalos e Diana de Cordona ed il Castello. Ha pubblicato, attingendo da fonti attendibili, una prima parziale  lista di invitati di maggiore riguardo alla festa di nozze di Vittoria e Ferrante dove non si fa cenno alla presenza del Buonarroti, ma che pensiamo abbia fatto parte di un’altra  lista più completa, dal momento che le cronache del tempo lo davano invitato fra i personaggi più prestigiosi.

                                                                                                    antoniolubrano1941@gmail.com

 

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