ARCHIVIO 5

La “furastera” di casa Cenatiempo

di Malinda Sassu
Il biologico è qualcosa di naturale e di genuino, è il rispetto verso la terra e il territorio. Biologico è preoccuparsi non solo della pianta, ma anche di tutto ciò che è intorno ad essa, quel piccolo ecosistema chiamato “vigneto” dove la vite e la sua produzione sono indissolubilmente legate ad un insieme di caratteristiche, dal terreno alla sua esposizione, dal clima al tipo di pianta. Un equilibrio che sia il più possibile perfetto, queste sono le premesse.
pasqualeefederica
Da sempre i produttori ischitani hanno avuto un rapporto molto speciale con la terra, talmente stretto da farsi comandare (felicemente) da essa, rispettandone la stagionalità e la sua natura difficile. Una volta però non si diceva “sostenibile”, si diceva coltivare la terra in modo semplice e naturale. A Ischia, così era e così lo è ancora adesso. La stessa via intrapresa da Pasquale Cenatiempo: nasce dal passato del padre Francesco quando selezionava personalmente i vini dei contadini dell’Isola per rivenderlo sfuso sulla terraferma, e continua oggi da Pasquale con un’attenzione maggiore, questa volta rivolta al vigneto e a quell’ecosistema che vuole i vini dell’azienda nati in collina ma che sanno di mare e di fuoco.

Pasquale sa bene che i tempi sono cambiati: «oggi, coltivare in maniera sostenibile vuol dire anche difendere la nostra terra, i nostri vigneti e le nostre tradizioni. Vini che devono venire dal rispetto e dalla cura della natura». Ormai da vent’anni Pasquale è al timone dell’azienda, coadiuvato dalla verve bolognese della sua compagna Federica e dalla mano sapiente dell’enologo Angelo Valentino. Cosa lega un ischitano, una bolognese e un irpino è presto detto: un amore comune per la tradizione e per i vini che sanno di territorio, di gestione diretta dei vigneti e di uve così delicate che nascono tra stretti filari, ancora legate a pali di castagno con il salice, tutte vendemmiate a mano e trattate con interventi minimi, come fossero carezze, per esaltarne specificità e carattere. Pasquale preferisce che a parlare sia il terroir, quello unico e inconfondibile di Ischia, che regala personalità e finezze aromatiche nei suoi vini.

IMG_7068Bottiglie che raccontano sì dell’Isola, come antica terra di agricoltori, ma che narrano di quei vitigni che solo su queste terre riescono a dare il meglio di sé. È l’autoctono, l’arma vincente della nuova viticoltura ischitana, l’energia sprigionata dal carattere minerale e sapido di uve maturate al sole di colline alte a toccare il cielo e rinfrescate dal mare circostante.Poche ma buone. Ischia non vive solo della delicatezza della Biancolella ma anche di una “furastera” che si innamorò di questi suoli al tempo della fillossera, quando venne in aiuto dei preziosi vigneti ischitani perché più resistente all’afide. Una dama bianca venuta da fuori, lo dice il nome stesso,dalla buccia sottile, vigorosa e dalla produttività buona e costante. Autoctona ma non troppo la nostra Forastera, il vitigno dalle origini incerte che ormai è di casa nell’Isola da quasi due secoli. Che la si chiami Furestiera o Frastera, è resistente ma capricciosa, spesso usata in uvaggio con il Biancolella e capace di regalare emozioni aromatiche, se adeguatamente vinificata. È il caso del vinoForastera di casa Cenatiempo, eleganza e personalità al naso e al palato, gentile all’aspetto nel suo giallo paglierino carico ma grintoso e intenso nel suo corredo aromatico, a partire da quel fruttato incredibile, il “timbro di fabbrica” delle Cantine Cenatiempo. Profondo nella sua ricchezza fitta di ricordi floreali e fruttati, campestri e speziati. Dagli agrumi a fiori bianchi, tocchi delicati di rosa e spezie dolci, mele cotte e albicocca e le gradevoli note della tipica macchia mediterranea dell’Isola, salvia, menta e finocchietto selvatico soprattutto. Bella l’acidità e la mineralità persistente, una sapidità ricca e lunga, che si accompagna ad un finale elegante di scorze agrumate. Un vino dalla ricca personalità che si apprezza se bevuto da solo, magari come aperitivo o con piatti semplici e freschi come formaggi, pesce cotto e crudo e carni delicate. Eccolo il terroir, il regalo di queste uve che nascono tra gli stretti filari dei vigneti di Lacco Ameno: nessuna modifica chimica alla natura originaria dei terreni e delle piante così come interventi minimi sui mosti prima dell’affinamento, che avviene solo in acciaio.Eccoli i ricordi di Ischia: profumi, chiarezza e pulizia, come solo l’Isola sa regalare.

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close