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La furia del vento trascina il traghetto sul Redentore

Apprensione ieri mattina nel porto d’Ischia per l’incidente occorso alla motonave Driade, che aveva mollato gli ormeggi per dirigersi a Pozzuoli ma non è riuscita a lasciare il porto d’Ischia

Una cosa è certa, erano diversi anni che la furia della natura non si abbatteva in maniera tanto violenta sulla nostra isola. Mareggiate, vento forte, piogge e temporali hanno messo ripetutamente a dura prova la tenuta di un territorio “fragile”e indifeso in parecchi punti e sotto svariati aspetti, con risultati e conseguenze che sono davanti agli occhi di tutti e non a caso hanno indotto quattro amministrazioni comunali su sei a chiedere lo stato di calamità naturale.

L’ultima allerta meteo, passateci la battuta, nemmeno ha… deluso le attese. Si parlava del rischio gelate e soprattutto di un vento forte e il vento c’è stato eccome causando diversi problemi soprattutto lungo le zone costiere dell’isola, dove si è “fatto sentire” in maniera prepotente. Veniva già dato in calo dalla tarda serata di domenica, ma evidentemente la previsione meteorologica era sbagliata, a giudicare da quanto accaduto ieri mattina a porto d’Ischia.

Sembrava una mattinata tranquilla ma l’imprevisto era dietro l’angolo. La nave traghetto Driade della Caremar ha puntualmente mollato gli ormeggi alle 7.20 per dirigersi al porto di Pozzuoli. Il forte vento però ha reso praticamente impossibile l’uscita dal porto, anzi la nave pian piano è stata “spinta” verso il Redentore.

Non ci sono mai stati problemi di alcuna natura per i passeggeri (la nave aveva imbarcato venti persone e sei automobili), né tantomeno il traghetto ha urtato contro la banchina o altri natanti o strutture presenti nell’area portuale, ma è chiaro che si sono vissuti minuti di tensione e preoccupazione. La prima manovra compiuta è stata quella di mettere i cavi in banchina per evitare che il mezzo potesse muoversi ancora con tutto quello che ne poteva conseguire. A quel punto è stato deciso di far partire il Benito Buono della Medmar delle 7.50, sempre diretto a Pozzuoli, che è riuscito a lasciare il porto senza alcuna preoccupazione. A quel punto, però, i militari della guardia costiera di Ischia – guidati dal t.v. Andrea Meloni – hanno ritardato l’autorizzazione all’ingresso nel porto per il traghetto della Caremar partito da Calata di Massa alle 6.25: una scelta, quella dell’autorità marittima, dettata da motivi di sicurezza, si è preferito attendere insomma che il Driade fosse ormeggiato nella sua completezza.

L’intervento degli ormeggiatori ha fatto sì che la nave potesse essere ormeggiata in sicurezza: nessun problema per i 20 passeggeri che si trovavano a bordo. Un traghetto proveniente da Napoli ha atteso per mezz’ora l’autorizzazione all’ingresso per motivi di sicurezza

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Lo svolgimento di queste operazioni, che complessivamente sono terminate intorno alle 8.15, hanno dimostrato anche l’importanza del famoso Tondo di Marco Aurelio, non certo da un punto di vista esclusivamente storico (non lo si scopre certamente oggi) ma anche nautico e funzionale: l’unità della Caremar, infatti, è stata ormeggiata con la poppa a terra sulla banchina del Redentore proprio grazie al fatto che è stata passata una cima dalla prua della nave fino al tondo. A quel punto il Driade, con l’aiuto delle cime e i propri motori ha potuto raddrizzarsi e ormeggiare correttamente. A quel punto sono stati fatti scendere passeggeri e vetture, poi è stato dato finalmente l’ok al traghetto Caremar che era rimasto all’esterno del porto d’Ischia ad attendere il nulla osta per l’ingresso. La nave ha rinunciato ad effettuare la sua partenza, una scelta voluta dal comandante che ha preferito far effettuare una serie di verifiche all’elica di prua per accertare che non avesse riportato danni a seguito delle impreviste manovre eseguite: i passeggeri che hanno vissuto la disavventura, invece, sono stati fatti imbarcare su un altro mezzo Caremar partito alla volta di Napoli alle 8.45. Il Driade, superati tutti i test, ha ripreso a garantire i collegamenti con la terraferma salpando alle 11.30, stavolta direzione Calata di Massa. Fondamentale, nelle operazioni, è stato anche il contributo degli ormeggiatori, i primi ad attivarsi per accertarsi che venissero stesi i cavi sul tondo di Marco Aurelio. Ovviamente il comandante ha fornito tutte le informazioni richieste agli uomini della capitaneria di porto, ma non ci sono dubbi sul fatto che a generare l’accaduto sia stato il forte vento. Che, peraltro, aveva già mandato chiare ed inequivocabili avvisaglie nella serata di domenica quando sia l’Isola di Procida che un’altra nave traghetto avevano avuto difficoltà ad entrare nel porto, operazione in ogni caso portata a compimento senza conseguenza alcuna.

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