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LE OPINIONI

La “mano morta” e l’ipocrisia di un Paese senza equilibrio

Il fatto della settimana scorsa, che con ogni probabilità rischia di trasformarsi nell’evento dell’anno che sta per concludersi, è l’episodio di Empoli, dove una giornalista è stata volgarmente molestata davanti allo stadio, dopo l’incontro di calcio tra Empoli e Fiorentina, mentre era in collegamento diretto con l’emittente per la quale lavora. Un fatto di una gravità assoluta, giustamente stigmatizzato, condannato e criticato da più parti. Con la Politica in primo piano, che non perde occasione per distogliere l’attenzione dai problemi drammatici che attraversa la nazione e che scende in campo a pontificare. Un episodio che non è sfuggito alla procura di Firenze, che in questi giorni ha formalizzato l’accusa di violenza sessuale a carico dei due tifosi della Fiorentina già denunciati, autori delle molestie. Un volgare palpeggiamento e qualche frase ingiuriosa e sessista rivolta alla cronista. Per il tifoso con la “mano morta”, è scattato anche il Daspo per tre anni, provvedimento che lo terrà lontano da manifestazioni sportive. Tutto giusto, sacrosanto e legittimo. Il colpevole va punito, anche a costo di essere trasformato in una sorta di capro espiatorio, in un’epoca in cui la violenza sulle donne riempie le pagine dei giornali e le cronache quotidiane.

Non appaia impopolare, però, la posizione di chi ritenga eccessiva la gogna mediatica cui questo signore di mezza età è stato esposto in queste ore. Una sorta di violentatore seriale, un mostro stupratore da sbattere in prima pagina, un criminale efferato, un mascalzone senza dignità. L’idea che si possa trattare di un padre di famiglia, che abbia commesso un errore grave e riprovevole, non ha sfiorato proprio nessuno. Qualche volta c’è maggiore benevolenza e disponibilità al perdono verso ladri e rapinatori. Il dramma di un Paese come l’Italia è quello di non essere in grado, sempre, di gestire in maniera equilibrata alcune situazioni. “Qui si esagera!”, direbbe Totò. Eh si, perchè l’irritazione e lo sdegno vanno bene, anche la condanna e le accuse. Ma trasformare una mano sul sedere in un atto di violenza sessuale, una sorta di tentato omicidio, qualcosa di cui doverne pagare le conseguenze per tutta la vita e davanti all’intera nazione, è un tantinello troppo. Non si leggono gli stessi commenti, ad esempio, nei confronti dei tanti protagonisti di trasmissioni televisive, reality, format e “grandi fratelli” vari, uomini o donne che siano, che di gesti offensivi, mani morte e apologia di tradimento, fanno il loro pane quotidiano. In quel caso i conduttori in studio, con i loro sorrisetti, diventano complici e correi di atteggiamenti scurrili e maleducati, che però fanno audience e spettacolo e dunque assolti con formula piena. Lo show di Benigni che tocca la Carrà in diretta, trascinandola sul pavimento, tra le risate generali, non suscitò altro che consenso e approvazione. Fu uno sketch che ha fatto la storia della tv italiana. Chissà, forse era tutto scritto sul copione ma certo nessuno si scandalizzò per quella performance. E poi era Benigni, tutti sull’attenti!

Il giornalista in studio, nel caso di Empoli, ha scelto il modo peggiore per superare l’empasse di un momento di forte imbarazzo ma la sua buona fede non è stata mai presa in considerazione. Ha sbagliato, certo, non ha reagito da giornalista, ha perso l’occasione per esprimere vera solidarietà alla collega e condannare il gesto volgare e troglodita di un uomo piccolo-piccolo. Il suo errore più grave, però, è stato offrire ai demagoghi della comunicazione la ghiotta l’occasione di alzare i toni e mettersi sullo scranno più alto per riversare, su di lui, tutto il disprezzo di un Paese che qualche volta, oltre che poco equilibrato, rischia di essere anche ipocrita, falso e un po’ retorico.

* DIRETTORE “SCRIVONAPOLI”

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