CRONACA

La messa “zero” e quella morte sospetta

Le celebrazioni religiose, partendo dalla chiesa gremita in occasione della Santa Messa per celebrare San Giovan Giuseppe della Croce lo scorso 5 marzo, si sono rivelate un errore fatale dando il “la” ad un effetto domino. Il giallo dell’uomo deceduto (senza tampone) con moglie e figlia poi risultate positive

Lungi da noi il voler romanzare nulla, ci mancherebbe. Ma più passano i giorni e più anche sulla nostra isola prende corpo un teorema, composto da una serie di indizi (di solito messi indizi fanno una prova), che conducono tutti in una direzione relativamente ai contagiati da Covid-19 che si sono registrati sul territorio. E se il paziente zero in Italia è stato individuato in un cittadino tedesco (inizialmente, ed erroneamente, si pensava fosse di stanza a Codogno) e la partita zero – quella nella quale a Milano sono venuti a contatto circa cinquantamila persone tra tifosi bergamaschi, spagnoli e semplici appassionati lombardi (con l’effetto domino che è facilmente immaginabile) – è stata ribattezzata Atalanta-Valencia di Champions League, se volessimo pensare al coronavirus per come si è sviluppato sullo scoglio non potremo esimerci dal tirar fuori un appellativo a nostro avviso quanto mai azzeccato, ossia la “messa zero”. Perché non c’è dubbio che la celebrazione religiosa del 5 marzo in occasione dei festeggiamenti in onore di San Giovan Giuseppe della Croce, patrono dell’isola, rappresenti un momento di pericolosa svolta del contagio su un’isola che era già stata in parte minata dalla presenza del turista bresciano in vacanza al Punta del Sole, il primo caso di positività.

QUELLA CHIESA GREMITA INVITO A NOZZE PER IL COVID-19

Quella messa a Ischia Ponte, svoltasi in una chiesa gremita all’inverosimile, e per giunta in un momento in cui le conseguenze del Covid-19 erano ormai già note a tutti e oltretutto quando il governo aveva già vietato ogni forma di assembramento con un apposito decreto, sembrò da subito un azzardo. Diciamo di più, un’autentica follia, insomma una riunione tra “kamikaze”. A distanza di tempo, le voci sussurrate raccontano anche da una serie di telefonate giunte a Ischia anche da parte del mondo istituzionale di altri Comuni, che quasi perplessi chiedevano conferma sull’effettivo svolgimento della funzione. La risposta fu positiva ma come si ricorderà furono tante le autorità che disertarono l’appuntamento. Fiduciosi che nemmeno qualcuno dai “piani alti” avrebbe potuto metterli al riparo da sgradite sorprese. E chi prese le distanze, bisogna riconoscerlo a posteriori, aveva avuto l’occhio lungo.

Potrà dispiacere e magari potrà anche irritare qualcuno, ma abbiamo il dovere di dire le cose come stanno. La messa in onore del Patrono era una cosa che ci si doveva risparmiare, così come analoga celebrazione che si svolse un paio di giorni dopo nella Chiesa di San Domenico a Ischia per officiare un rito in occasione di un anniversario di matrimonio. Che un pizzico di buon senso in più avrebbe voluto fosse festeggiato tra le mura domestiche, che poi se proprio uno ci teneva una preghiera la si poteva fare anche da casa. E invece no, errori a catena, un’ostinazione nel voler sfidare le leggi del buon senso quasi surreale, fino a pagarne inevitabilmente le conseguenze. E a farle pagare anche al prossimo: perché queste inutili e inopportune adunate non hanno messo a rischio soltanto la salute dei partecipanti, ma anche quella di terzi, di chi magari non c’entrava nulla e potrebbe ritrovarsi suo malgrado con un virus col quale dover fare i conti.

TUTTI GLI INTRECCI TRA MESSE, INCONTRI E PREGHIERE

Partiamo da un presupposto: il 70enne baranese trovato positivo al Covid 19, e praticante ministrante, ha partecipato alla Santa Messa del 5 marzo a Ischia Ponte ed a quella successiva, nella quale ha anche dato la prima comunione. E il 28enne ricoverato domenica sera all’ospedale Rizzoli in condizioni preoccupanti e che comunque lasciano presagire la positività al coronavirus, è persona vicinissima alla Chiesa ed in particolare ad un sacerdote che opera in quel di Ischia Ponte. E siamo al secondo indizio. Poi, a volerla dire tutta, ma qui oggettivamente parliamo di una semplice indiscrezione, pare che sia sempre stato il “richiamo” di Nostro Signore a riunire attorno allo stesso tavolo (a scopo di preghiera e non certo ludico, che ve lo diciamo a fare) sempre il 70enne baranese e la giovane foriana risultata positiva dopo essere tornata da un viaggio all’estero. Come la giri e la rigiri, la frittata – in buona sostanza – finisce sempre con l’avere la sua genesi dalla Chiesa.

E ovviamente non c’è bisogno di ricordare che anche gli altri sette casi positivi trovati sempre a Barano siano da ricondurre all’alveo familiare dell’uomo tuttora intubato al Rizzoli. E’ stato commesso insomma un autogol colossale, e quello che sorprende ancora di più è anche l’atteggiamento a nostro avviso sbagliato tenuto dal clero. Non soltanto non sono arrivati immediatamente inviti ai fedeli che avevano partecipato alle funzioni di autodenunciarsi o porsi immediatamente in isolamento, ma addirittura – come ampiamente raccontato sulle colonne del nostro giornale – c’è stato anche il sacerdote che attraverso un audio whatsapp circolato a mo’ di catena di Sant’Antonio (e il riferimento ai santi è puramente casuale, ndr) ha quasi minimizzato i recenti accadimenti, invitando alla calma. Un atteggiamento che definire inopportuno, alla luce di quanto sta succedendo, pare quasi un eufemismo.

MADRE E FIGLIA POSITIVE DOPO LA MORTE DEL CAPOFAMIGLIA, OMBRE SUL DECESSO

Ma adesso voltiamo pagina e passiamo ad altri scenari, se possibile ancor più zeppi di zone d’ombra e per questo motivo più inquietanti. Il riferimento, detto per inciso, è alla notizia di due donne – madre e figlia – che sono risultate positive al tampone che come da prassi era stato processato presso l’ospedale Cotugno di Napoli. Nulla di particolare, si è portati a pensare, in fondo che si rimanga contagiati all’interno del medesimo nucleo familiare è pure un fatto fin troppo scontato. Ma qui c’è una spia rossa che a posteriori si illumina e mette in evidenzia una terribile zona d’ombra. C’è il decesso del capofamiglia, avvenuto poco più di una settimana fa, che adesso lascia un interrogativo destinato a rimanere senza risposta: la morte dell’uomo è dovuta alle complicazioni successive al Covid-19? Diventa impossibile ricostruire la verità, e continuerà a rimanere un mistero, perché sulla salma non è stato eseguito il tampone post mortem. Ma se è vero che tra i sintomi di un diffuso malessere ci fossero stati dei disturbi di natura respiratoria, è chiaro che il panorama diventerebbe a dir poco a tinte fosche. E c’è già chi – nemmeno tanto a bassa voce – sostiene che si sia trattato di una omissione a dir poco clamorosa, specialmente in un momento delicato come quello attuale. A rendere la vicenda ancor più complessa il fatto che alcuni cittadini – stando ad alcune informazioni in nostro possesso – avessero già segnalato la cosa alle autorità competenti, senza che però si muovesse nulla. E certo i tamponi con il successivo esito positivo sui familiari dello sfortunato ischitano, lasciano più di qualche sospetto. Insomma, siamo davanti a una storia che potrebbe avere anche qualche strascico.

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2 Commenti

  1. Ma pensa tu, hanno fatto proprio come a Casamicciola quando in Italia chiudevano le scuole e vietavano gli assembramenti e le autorità festeggiavano San Gabriele e premiavano per i miglior presepe 2019. Il colpevole allora dobbiamo trovarlo in quel virus della strafottenza allora che poi si è propagato verso ischia!

  2. Irresponsabili e omertosi. Non si scherza con la salute pubblica. Vergogna! Il vescovo chieda scusa alla popolazione dell’intera isola.

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