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La minoranza compatta studia le strategie contro Giosi e De Siano

DI GAETANO FERRANDINO

ISCHIA – Dicono di viaggiare all’unisono, con assoluta unità di intenti. Chissà se è vero, ma intanto loro sostengono di essere pronti a metterci la mano sul fuoco e di navigare seguendo la stessa rotta in vista delle elezioni amministrative del 2017. Loro, per intenderci, sono Salvatore Mazzella, Carmine Bernardo e Ciro Ferrandino. Li chiamano i “reduci”, già i reduci di quella che fu la vera e propria mattanza compiuta da Giosi Ferrandino nel 2012, capace di essere rieletto sindaco a furor di popolo, tanto furore da raggiungere una percentuale mai registrata prima ad Ischia. Risultato? Maggioranza bulgara, gli unici elementi di disturbo costituiti proprio dall’avversario Salvatore Mazzella, da Carmine Bernardo (quanto avrebbe pagato il primo cittadino pur di non ritrovarselo nuovamente nell’assise consiliare) e quel Ciro Ferrandino che nella lista civica Ischia Nuova surclassò a sorpresa – ma non troppo – chi come Luigi Telese era già stato sindaco del Comune capofila dell’isola verde.

I tre moschettieri, li abbiamo ribattezzati così, nel tempo, hanno lavorato ai fianchi l’amministrazione comunale mettendola sovente in difficoltà e qualche volta anche in evidente imbarazzo. Successe, ad esempio, a proposito della privatizzazione di Ischia Ambiente, dinanzi alla quale il trio d’opposizione lanciò un vero e proprio anatema annunciando che prima o poi la maggioranza giosiana sarebbe stata costretta a fare marcia indietro. Così accadde, e naturalmente in un burrascoso consiglio comunale i commenti del tipo “non sapete nemmeno più voi cosa volete fare” e “ve lo avevamo detto, prima chiedete un clima di collaborazione da parte delle minoranze e poi puntualmente ignorate i nostri suggerimenti” si infilarono nel dibattito come le lame taglienti nel burro. Adesso, però, dopo aver lavorato ai fianchi gli occupanti del palazzo, è arrivata l’ora di buttarli giù dalla torre e serve compattezza ma non solo, anche capacità di aggregazione. E porsi principalmente una domanda: i tre moschettieri rimarranno tre? Come è noto i rumors sulla posizione futura di Salvatore Mazzella e del suo gruppo si sono sempre sprecati, e si è più volte parlato anche di possibili ammiccamenti con Giosi Ferrandino e più di recente anche col senatore Domenico De Siano. Nonostante le voci di corridoio, i sospetti e qualche foto “spot” lanciata in pasto ai media per certificare l’esistenza di una presunta coalizione (a renderla presunta il fatto che ognuno dei suoi componenti ambisce ad essere candidato a sindaco e dunque la quadratura del cerchio non la si troverà mai…), Mazzella dovrebbe rimanere della “parrocchia”. Ne è convinto più di tutti proprio Carmine Bernardo, il quale ritiene che l’eventualità di un salto della quaglia di “Bambeniello” andrebbe quotata almeno come la vittoria del Leicester di Claudio Ranieri nella passata Premier League, e cioè praticamente 1 a 5.000. «Salvatore ha più volte spiegato di essere stato avvicinato da Giosi e dai suoi in questo quinquennio – ripete al cronista l’avvocato – e non lo ha mai fatto. E come ama sottolineare lui stesso, se non lo ha fatto nel momento in cui la maggioranza era forte, inattaccabile e in auge, mi sapete spiegare perché dovrebbe essere così ingenuo da farlo adesso che è ormai debolissima, agonizzante ed avviata verso il triste ed inesorabile canto del cigno?».

Ragionamento che ci sta, per carità, e che sicuramente non fa una grinza. Ma allora come si stanno attrezzando gli attuali e fieri oppositori del “regime”? Con una strategia decisamente chiara e delineata, che muove su due fronti: mandare a casa l’attuale classe dirigente e soprattutto impedire la prosecuzione in salsa ischitana dello scellerato e vituperato caularone. E quindi, fermo restando che è ancora presto per parlare di uomini e candidature (ci riferiamo al “portabandiera” e dunque all’aspirante primo cittadino) non possiamo fare a meno di non sottolineare il doppio sentiero che stanno solcando i nostri eroi. Se come tutto lascia credere (più o meno) dovesse scendere in campo proprio De Siano, allora liste e candidati sarebbero raccolti seguendo un criterio già studiato a tavolino, con tanto di mappa e nomi e cognomi: si punterebbe su un insieme di soggetti che intendono assolutamente sbarrare la strada all’imprenditore lacchese, e che proprio non ne vogliono sapere di un altro primo cittadino oltre frontiera, dopo l’esperienza di Giosi Ferrandino. Se invece quel che resta del gruppo Pd dovesse provvedere a presentare un candidato in house (ed in quel caso non potrebbe che essere Enzo Ferrandino, anche perché quattro gatti sono rimasti), in tal caso si lavorerebbe su profili diversi. Poi, per la scelta dell’uomo ci sarà tempo, una cosa è certa e lo stesso Carmine Bernardo non lo ha certo nascosto: quello di Gianluca Trani è un profilo che piace e non poco all’avvocato, non fosse altro perché ha avuto gli attribuiti – in tempi non sospetti – di salutare Giosi Ferrandino e la sua allegra compagnia senza battere ciglio. In un momento in cui, detto per inciso, il borsino dell’amministrazione segnava un saldo attivo ben diverso di quello attuale. Ma per questo ci sarà tempo, come detto. Nel frattempo, quel che appare certo, è che la strada da percorrere è ancora lunga. Un cammino che, almeno secondo qualcuno, si continuerà a percorrere insieme ma anche con qualche inevitabile veto.

E’ il caso di quello che ad esempio proprio il duo Bernardo-Ciro Ferrandino pone sin da adesso nei confronti di due consiglieri comunali attualmente inseriti geograficamente tra “color che son sospesi”. Ci riferiamo a Giorgio Balestrieri e Gennaro Scotti, che di fatto hanno preso le distanze dalla maggioranza ma non sono passati all’opposizione, continuando con una serie di astensioni in tutte le votazioni degli ultimi consigli comunali. Un atteggiamento ritenuto incomprensibile ma anche non più tollerabile, soprattutto dopo che a prendere le distanze dalla band giosiana ci si è messo anche Gigi Mollo. L’atteggiamento “pilatesco” dei due esponenti di Progresso per Ischia, tanto per dirne una, ha salvato la maggioranza nell’ultima seduta di civico consesso, quando l’approvazione dell’adesione all’Ente d’Ambito è passata per sette voti a sei. Uno scatto dei due avrebbe mandato a carte quarantotto sindaco e maggioranza con qualche mese di anticipo. Chissà, forse sarebbe cambiato poco, ma lo sfizio sarebbe stato di quelli considerevoli. Ecco perché lo “sgarro” è di quelli che non potrà essere ripianato. Nemmeno al momento del redde rationem.

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