La “Missione” di Muro: «Procida torni ad essere comunità»
La straripante vittoria alle ultime elezioni amministrative, la voglia di discontinuità in determinati settori, l’obiettivo di ricompattare un’isola a suo dire troppo divisa in “fazioni”, i progetti a breve e lungo termine, la stoccata a Procida Capitale: Luigi Muro si confessa in una inedita intervista a Il Golfo

Luigi Muro, partiamo da un aspetto più emozionale che politico. Che cosa significa tornare sindaco della tua isola dopo un quarto di secolo?
«Sarei un ipocrita se dicessi che non provo una grande gioia e una profonda soddisfazione. Tornare a guidare la propria comunità dopo tanti anni è qualcosa che suscita emozioni difficili da descrivere. Allo stesso tempo, però, insieme all’entusiasmo c’è un fortissimo senso di responsabilità. Mi rendo conto che i cittadini ripongono in noi molte aspettative e attendono risposte concrete. Credo che sia giusto così e che chi amministra debba sentire tutto il peso di questa responsabilità. In questo momento vivo un turbinio di sentimenti che si intrecciano tra loro: soddisfazione, gratitudine, emozione e consapevolezza del compito che mi attende».
Questa domanda l’abbiamo rivolta anche al tuo collega di Lacco Ameno Domenico De Siano. Come è cambiato Luigi Muro in venticinque anni? Come sono cambiate Procida e la politica locale in questo comunque lungo lasso di tempo?
«Sicuramente oggi sono una persona che può contare su un bagaglio di esperienze molto più ampio rispetto al passato. Gli anni trascorsi, le esperienze amministrative e politiche, ma anche quelle personali, contribuiscono a formare una persona diversa. Ho smussato alcuni aspetti del mio carattere e credo di aver imparato a valutare meglio situazioni e dinamiche. L’esperienza insegna molto e consente di comprendere cose che magari in passato apparivano meno evidenti. Per questo ritengo di poter offrire un contributo ancora migliore alla mia isola. Anche Procida è cambiata profondamente. L’avvento di internet e dei social network ha modificato radicalmente il modo di comunicare e di relazionarsi con i cittadini. Sono cambiati gli strumenti, i tempi e le modalità della comunicazione pubblica. Tuttavia, una cosa è rimasta identica: il lavoro dell’amministratore. Governare significa ancora dedicare all’isola gran parte delle proprie giornate, impegnandosi ogni giorno con costanza e spirito di servizio».
«La principale discontinuità riguarderà il clima di contrapposizione che si è creato negli ultimi anni e che, a mio avviso, ha danneggiato la nostra comunità. Per il resto mi riservo valutazioni più approfondite dopo aver avuto il tempo necessario per analizzare nel dettaglio la situazione»
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Qual è stata la chiave di volta di un successo elettorale così ampio? Qual è l’analisi che Luigi Muro fa di questo risultato?
«Parto dalle elezioni del 2020. Già allora un sindaco uscente al secondo mandato si trovò di fronte una proposta alternativa rappresentata dal nostro gruppo e non riuscì a ottenere una vittoria netta e convincente. A mio avviso la vittoria politica fu già nostra in quella circostanza, anche se poi il risultato numerico andò diversamente per questioni note che non ritengo opportuno ripercorrere oggi. La nostra affermazione nasce da lontano, da un percorso costruito nel tempo. La nostra comunità politica non si è mai disgregata e ha continuato a essere seguita e sostenuta da tanti cittadini. In questi anni abbiamo ulteriormente rafforzato la nostra presenza sul territorio e siamo riusciti a riunire tutto il mondo moderato, che nel frattempo aveva sperimentato percorsi differenti. Credo che questa sia stata la vera chiave del risultato. Naturalmente abbiamo anche evidenziato le criticità dell’amministrazione uscente, sia durante il mandato sia nel corso della campagna elettorale. Ma la nostra non è stata soltanto una contrapposizione. Credo che chi ci ha preceduto abbia interpretato il ruolo in maniera eccessivamente autoritaria. Noi, invece, abbiamo cercato di conservare quell’autorevolezza che consente di rappresentare l’intera comunità procidana».
Nella lista convivono figure che hanno scritto pagine importanti della storia politica di Procida e nuove energie. Questo mix tra esperienza e gioventù si è rivelata una scelta vincente?
«Assolutamente sì. La riunificazione del mondo moderato ha comportato il ritorno in campo di tanti amici e amministratori che avevano già condiviso con me importanti esperienze. Vorrei ricordare che nel mio secondo mandato ottenemmo un consenso vicino al 70 per cento e questo dimostra quanto possa essere forte un’area politica quando riesce a ritrovarsi unita. A questo si è aggiunta la bellissima esperienza delle Primarie delle Idee, che nel mese di febbraio portarono circa mille persone a partecipare al voto. Da quella iniziativa è emersa una nuova generazione di giovani che si è avvicinata spontaneamente alla politica, portando entusiasmo, idee e voglia di fare. Anche per questo la giunta rappresenta un equilibrio tra esperienza amministrativa e rinnovamento».
«La riunificazione del mondo moderato ha comportato il ritorno in campo di tanti amici che avevano già condiviso con me importanti esperienze. Ricordo che nel mio secondo mandato ottenemmo un consenso vicino al 70% e questo dimostra quanto possa essere forte un’area politica se unita»
È corretto dire che oggi Luigi Muro ritrova una Procida che ha ormai sposato il turismo, mentre vent’anni fa l’approccio era più diffidente?
«Non condivido completamente questa lettura. Lo scetticismo nei confronti del turismo apparteneva soprattutto agli anni Novanta. Successivamente si è sviluppato un percorso graduale e costante. Sempre più procidani hanno investito nelle proprie abitazioni, nell’ospitalità diffusa, nei bed and breakfast e nelle piccole strutture ricettive. È evidente che l’esperienza di Procida Capitale Italiana della Cultura ha garantito un’enorme esposizione mediatica all’isola. Pur avendo espresso critiche sulla gestione di quel progetto, riconosco che dal punto di vista della visibilità è stata un’opportunità importante. Tuttavia il rapporto di Procida con il turismo non nasce allora: è un processo che viene da più lontano».
Perché critica il modello gestionale di Procida Capitale della Cultura?
«Perché, utilizzando una metafora calcistica, Procida non ha praticamente toccato palla. C’è stata certamente una filiera politica importante tra il ministro Franceschini, il presidente De Luca e il sindaco Ambrosino, ma la presenza diretta dei procidani all’interno del progetto è stata molto limitata. Io non ho visto sufficientemente valorizzata l’identità procidana, quella legata al mare, alle tradizioni, alla cultura autentica dell’isola. Ho avuto la sensazione che molte decisioni fossero concentrate tra Roma e la Regione. Per questo ritengo che Procida, intesa come comunità e come identità culturale, abbia avuto uno spazio inferiore rispetto a quello che avrebbe meritato».
«Vorrei realizzare alcuni interventi strategici capaci di trasformare parti dell’isola che oggi vivono situazioni di difficoltà. Penso all’allargamento della banchina di Marina Grande, alla piena fruibilità dell’area di Sottofrutto e soprattutto alla valorizzazione del Castello d’Avalos»
In che cosa ci sarà una netta discontinuità rispetto agli ultimi anni? E c’è qualcosa da salvare?
«La principale discontinuità riguarderà il clima di contrapposizione che si è creato negli ultimi anni e che, a mio avviso, ha danneggiato la nostra comunità. Ho trovato una Casa Comunale piuttosto disorganizzata, e tengo a precisare che non attribuisco alcuna responsabilità ai dipendenti comunali. Anche sotto questo profilo ci sarà un cambiamento significativo nel metodo e nell’organizzazione. Per il resto preferisco riservarmi valutazioni più approfondite dopo aver avuto il tempo necessario per analizzare nel dettaglio la situazione».
La prima ordinanza ha riguardato la viabilità, tema sempre molto delicato a Procida.
«Sì, ma bisogna chiarire alcuni aspetti. Non è vero che fosse previsto un divieto generalizzato nella fascia oraria tra le 10.30 e le 13. Esistevano situazioni particolari legate alla presenza di gruppi organizzati sul territorio. Noi siamo contrari a quelli che definisco divieti ideologici. Imporre limitazioni in orari nei quali la circolazione è già naturalmente ridotta mi sembra poco utile. La domenica mattina, soprattutto d’estate, molti giovani riposano dopo il sabato sera e molte persone preferiscono andare al mare. Per questo stiamo studiando una proposta più efficace per il periodo estivo. Naturalmente dobbiamo fare i conti anche con le risorse disponibili: abbiamo soltanto quattordici vigili urbani e occorre tenere presente che qualsiasi provvedimento deve essere accompagnato da controlli adeguati. Altrimenti i divieti rischiano di restare solo sulla carta».
Quali criteri hanno ispirato la composizione della giunta? E cosa risponde a chi parla di qualche malumore interno?
«La giunta è stata costruita seguendo la filosofia che ha caratterizzato l’intera lista: un equilibrio tra amministratori esperti, persone elette per la prima volta e giovani alla loro prima esperienza. Parallelamente abbiamo assegnato ai consiglieri numerose deleghe importanti, affinché tutti possano contribuire concretamente all’azione amministrativa. Per quanto riguarda i presunti malumori, non c’è nulla di particolare. Nell’ultima riunione in cui abbiamo illustrato le scelte politiche alcuni assessori non erano presenti. Per questo motivo abbiamo preferito rinviare l’assegnazione di alcune deleghe, evitando che determinate decisioni venissero assunte senza la partecipazione di tutti gli interessati».
Qual è la Procida che Luigi Muro immagina tra cinque anni? In che cosa vorrebbe lasciare il segno?
«Vorrei realizzare alcuni interventi strategici capaci di trasformare parti dell’isola che oggi vivono situazioni di difficoltà. Penso all’allargamento della banchina di Marina Grande, alla piena fruibilità dell’area di Sottofrutto e soprattutto alla valorizzazione del Castello d’Avalos. Ritengo che negli ultimi undici anni questo patrimonio sia stato trascurato, sottovalutato e sottoutilizzato. È una risorsa straordinaria e credo che il suo rilancio possa rappresentare uno dei progetti più importanti per il futuro di Procida».
Come si affronta una questione complessa come quella del Castello d’Avalos?
«Nel 2016, durante l’amministrazione Capezzuto, realizzammo un passaggio fondamentale con il trasferimento del bene e con un progetto di valorizzazione. Successivamente l’amministrazione Ambrosino ha ulteriormente sviluppato quel percorso attraverso un piano particolareggiato. Tuttavia, dopo questi passaggi, non si è riusciti a tradurre le idee in interventi concreti. Noi vogliamo evitare che il Castello d’Avalos diventi un’opportunità mancata. Sappiamo che si tratta di una sfida complessa e impegnativa, ma chi amministra ha il dovere di affrontare i problemi e cercare di risolverli, non limitarsi a osservarli».
Come ci si pone di fronte a temi come sanità e trasporti, che continuano a rappresentare emergenze croniche per le isole?
«Esiste un grande paradosso. Da una parte ci sono leggi che riconoscono e tutelano la specificità delle isole minori; dall’altra c’è una realtà quotidiana che spesso racconta qualcosa di molto diverso, sia sul fronte della sanità sia su quello dei trasporti. Per questo un sindaco deve utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione: l’azione politica, il confronto istituzionale, il lavoro del consiglio comunale, la mobilitazione dei cittadini quando necessario. Se tutto questo non basta, resta lo strumento dello Stato di diritto, cioè il ricorso alla magistratura per ottenere il riconoscimento di diritti che dovrebbero essere garantiti. È ciò che abbiamo fatto sulla vicenda dell’ospedale, ottenendo risultati importanti. Adesso stiamo seguendo con attenzione l’applicazione concreta di quelle decisioni da parte dell’Asl. E non escludo che percorsi analoghi possano essere intrapresi anche in materia di trasporti».
Quando ha detto “sarò il sindaco di tutti”, era una semplice formula di circostanza o un impegno preciso?
«È un impegno preciso. Il nome della nostra lista, “Procida per Tutti”, non è uno slogan elettorale ma rappresenta un modo di concepire l’amministrazione e il rapporto con la comunità. Naturalmente le differenze di opinione continueranno a esistere ed è giusto che sia così. Tuttavia non avremo preclusioni nei confronti delle proposte che arriveranno dalla minoranza. Le valuteremo nel merito. Lo stesso vale per i cittadini. Una delle principali discontinuità sarà proprio questa: il Comune sarà aperto a tutti, indipendentemente da come hanno votato. Chiunque potrà rivolgersi all’amministrazione, avanzare richieste, rappresentare interessi legittimi o segnalare problemi. Poi, naturalmente, spetterà all’amministrazione assumere le decisioni finali, ma sempre nell’interesse dell’intera comunità procidana».









