POLITICAPRIMO PIANO

La nausea di Peppe Brandi: «Pensano solo ai fatti loro, la politica è morta»

La sindacatura di Enzo Ferrandino, Giosi e i suoi rapporti consolidati e ritrovati, l’utopia del Comune Unico, il concorso di Forio con parenti di amministratori a cercare un posto in paradiso. Un’icona ischitana a tutto campo in una inedita intervista a Il Golfo

Diciamo la verità, tu lo hai visto crescere e un giudizio puoi esprimerlo: cosa pensi di Enzo Ferrandino, giunto ormai a metà del suo mandato da sindaco?

«Premetto subito che sul piano umano è un bravissimo ragazzo, rispettoso dell’amicizia e questo è un valore importante. E’ vero, ha un carattere particolare ma sostanzialmente è una brava persona. Se dovessi valutare il suo atteggiamento nei confronti del prossimo si può dire poco, almeno con me è sempre stato corretto e positivo. Sul piano politico il discorso dipende non solo da lui ma anche dal contorno che gli ruota attorno. Oggi ricopre il ruolo di sindaco dopo essere stato a lungo in consiglio comunale, dunque conosce aspetti positivi e negativi che caratterizzano il mondo politico. In ogni caso il giudizio è di sufficienza, perché mi sarei aspettato molto di più visto il successo elettorale maturato alle urne nel 2017. Però…» .

Però?

«Il problema è che se la squadra non gira c’è poco da fare. Credo che Enzo paghi uno spessore politico non di eccelsa consistenza dell’entourage che lo circonda e mi riferisco tanto ai consiglieri quanto agli assessori. Certo, dal sindaco mi aspettavo di più ma non per questo mi sento di gettargli la croce addosso»

«Il problema è che se la squadra non gira c’è poco da fare, questo lo so bene perché in passato è capitato anche a me. Credo che Enzo paghi uno spessore politico non di eccelsa consistenza dell’entourage che lo circonda e mi riferisco tanto ai consiglieri quanto agli assessori. Questa è l’impressione che ho maturato, anche se va detto che il mio è un osservatorio lontano e che si basa sulle notizie di stampa ed altre che mi arrivano di “straforo”. Ripeto, da Ferrandino mi aspettavo di più ma non per questo mi sento di gettargli la croce addosso».

Che consiglio gli daresti?

«Gli direi di avere un rapporto sempre fecondo e creativo con l’opinione pubblica e il corpo elettorale, in fondo i cittadini sono i depositari del consenso e dell’indice di gradimento di un sindaco. E poi, magari, di tenere a debita distanza consiglieri e assessori che cercano di percorrere il campo “per traverso”: insomma, rimanere a guardia del bidone della benzina per quanto riguarda il Comune ma avere un atteggiamento più espansivo con il mondo esterno, inteso a trecentosessanta gradi. Il rapporto con la gente va reso forte. E poi non posso esimermi da un’altra considerazione: la platea elettorale vuole comunque più reggere il moccolo che dare fastidio, questo dovrebbe renderlo più forte nelle decisioni da assumere anche se talvolta dovessero essere impopolari. Cinque anni volano via in fretta, Enzo Ferrandino è già a metà dell’opera e di certo è consapevole che un’orma del proprio operato va assolutamente lasciata».

Molti lamentano nell’attuale quadro politico l’assenza di un’opposizione strenua, pare sia tutto troppo piatto. E’ una tesi che condividi?

«Non si può non condividerla. Indubbiamente ci sono state una serie di emigrazioni da una parte e dall’altra e quindi il quadro non è più quello che era maturato dopo il responso delle urne del 2017 . Tanti, troppi transfughi ma ormai c’è ben poco da meravigliarsi se guardiamo il “buon esempio” che arriva dal Parlamento. Diciamo che da questo punto di vista adesso Enzo ha un parterre di oppositori che magari cercano di entrare anche loro nel gioco per afferrare qualcosa. Fare la minoranza comunque è difficile, si raccoglie poco perché la gente va sempre a rimorchio del vincitore. Enzo dovrebbe fare tesoro di questa debolezza endemica, eppure paradossalmente quello che dovrebbe essere un vantaggio rischia di ritorcersi contro. Provo un senso di invidia, perché da sindaco ho dovuto fare i conti con un’opposizione durissima, con professionisti che facevano la politica da tempo: riuscire a imporre le mie scelte era davvero tosta».

«Il concorso di Forio? Si è perso il senso del pudore, siamo davanti al degrado della politica che ormai non c’è più. Ora chi arriva ad amministrare pensa subito a come risolvere i cazzi propri e non si preoccupa se ci sono la moglie o la figlia a partecipare a un concorso e magari – guarda caso – lo vincono pure. Siamo davvero alla frutta»

Giosi Ferrandino si è confermato europarlamentare anche se l’isola in termini di consensi ha reagito in maniera blanda. Come mai a tuo avviso?

«Difficile spiegarlo. Alle passate elezioni europee si disse che lui avesse badato più al corpo elettorale continentale che non ischitano. Adesso è stato eletto direttamente, devo pensare che probabilmente il carattere un po’ restio e chiuso gli abbia alienato delle simpatie sul territorio. Ma qui si gioca su un terreno ampio che è quello della circoscrizione, così lui ha potuto lenire questa difficoltà e riuscire a centrare l’obiettivo giocando in maniera diversa e senza essere profeta in patria. Io, ad ogni buon conto, non credo che il voto europeo sia caratterizzato o caratterizzante da un’appartenenza politica: dipende dalla persona e dal suo atteggiamento, lui certo non è un tribuno o un “arrevota popolo”, ma in ogni caso una persona rispettata e rispettabile. Magari è un po’ freddo, diciamo che non scalda il cuore».

Giosi Ferrandino e Gianluca Trani sono tornati a camminare a braccetto. Di fatto l’europarlamentare sulla carta dialoga e intrattiene rapporti sia col sindaco che col leader della minoranza. Non è una situazione anomala e come la valuti?

«E’ una situazione anomala che lo diventa in misura maggiore se ci aggiungi il rapporto intessuto ultimamente tra Giosi e Ottorino Mattera, il quale ha fatto una scelta di campo spinto dai suoi e voluta proprio dall’eurodeputato, per cui oggi quest’ultimo dialoga col sindaco, ha un ottimo rapporto con Trani e pure con il presidente del civico consesso. Credetemi, in questo Giosi è un maestro, abbiamo amministrato contemporaneamente lui a Casamicciola e io a Ischia. In tante cose è stato una sorpresa anche per me».

Per esempio?

«De Siano vuole tornare a Lacco e non sono sorpreso. Domenico ama il suo paese e questo è anche un qualcosa di bello e romantico. Dovendo scegliere tra fare il “premi bottone” a Roma o il sindaco del suo paese, lui intelligentemente predilige la seconda operazione. E poi non è più un ragazzino, magari pensa di concludere con un doppio mandato la sua parabola politica»

«Quando si allontanò da Forza Italia, tanto per dirne una, ha fatto una mossa intelligentissima. Ha capito che a destra era chiuso dal sottoscritto e da Domenico De Siano e non ha esitato nell’andare a collocarsi a sinistra. Si è reso artefice di un’operazione abilissima, e ovviamente di là fu accolto quasi come un “messia” e tutti dimenticarono che fino a un quarto d’ora prima si faceva fotografare con Silvio Berlisconi. Però se penso proprio a lui e a De Siano, non posso omettere di sottolineare che non credo ci sia un qualcosa per cui l’isola debba ricordarsi di loro. E questo è il vero punto dolente, credo che alle volte non si capisca più cosa sia la politica se non occupare una poltrona».

Passano gli anni, forse i decenni eppure i problemi dell’isola restano sempre gli stessi: sanità, trasporti, depurazione e soprattutto il traffico, diventato ormai insostenibile. Ma perché non si riescono a trovare mai soluzioni valide?

«Quello che dici è tristemente vero. Pensa che io ricordo ancora il periodo in cui Franco Iacono era assessore regionale ai trasporti. All’epoca fu organizzata una riunione, una sorta di convegno dibattito presso il centro congressi di Lacco Ameno, a cura dell’associazione dei commercianti presieduta da Luciano Marino. Parteciparono sindaci, amministratori, professori universitari, rappresentanti del mondo associazionistico, insomma all’appello non mancava proprio nessuno. Si cercò di trovare le linee guida per affrontare l’annoso problema del traffico, poi… cadde tutto. Ad Ischia, in fondo, succede sempre così: si parte con illusione e si chiude con cinismo. Ma sul traffico una soluzione occorre trovarla per davvero, non se ne può più: e siccome non possiamo impedire alla gente di comprare auto, bisogna inventarsi qualcosa tra sensi unici e targhe alterne. Ci vogliono dei tecnici incaricati di dettare una linea da seguire alle pubbliche amministrazioni, e liberi di muoversi. Con carta bianca, insomma».

«Essere democristiano per sempre significa non abiurare ai valori per i quali si è combattuto, ci si è messi in virile competizione con gli avversari (rispettando il loro pensiero e il loro credo): vuol dire anche saper ricoprire il ruolo di interlocutore, amico, socio in azioni politiche che vanno in direzione della buona amministrazione, ma anche avere un elevato background di tolleranza»

A Forio ha fatto molto discutere il recente concorso: tra i candidati mogli, figli o parenti di esponenti politici. Una volta si cercava di favorire il proprio elettorato, adesso se stessi. Siamo davvero alla frutta?

«Mi pare ovvio che senza dubbio si è arrivati a raschiare il fondo del barile, qui davvero si è perso il senso del pudore. Non si arrossisce più nemmeno di fronte a fatti del genere, questo è il degrado della politica che ormai non c’è più. Trent’anni fa esistevano le sezioni dei partiti, si avvertiva il bisogno di un costante confronto dal quale far scaturire idee e soluzioni. Ora chi arriva in politica pensa subito a come risolvere i cazzi propri e non si preoccupa se ci sono la moglie o la figlia a partecipare a un concorso e magari – guarda caso – lo vincono pure. Ripeto, non c’è più nulla degno di essere chiamato politica».

A Lacco Ameno pare che Domenico De Siano voglia riprendersi lo scettro da sindaco…

«Non sono sorpreso. Domenico lo ha sempre detto, lui ama il suo paese e questo è anche un qualcosa di bello e romantico. Dovendo scegliere tra fare il “premi bottone” a Roma o il sindaco a Lacco, lui intelligentemente predilige la seconda operazione. E poi non è più un ragazzino, ha tagliato il traguardo delle sessanta primavere, e quindi evidentemente pensa di concludere con un doppio mandato la sua parabola politica».

Il Comune unico resterà un’utopia?

«Ormai è morto, la storia ha detto che purtroppo i tempi non sono maturi. Immagina che ne parliamo dal 1972, ormai quasi mezzo secolo. Io all’epoca facevo il cronista per il Giornale di Ischia e ricordo che intervistai i sindaci: c’erano Mennella a Lacco Ameno, Trofa a Serrara Fontana, Gaudioso a Barano e Romolo a Ischia. Di fronte a questa prospettiva rammento che tutti rispondevano in maniera positiva, quando però arrivai a Forio il sindaco Maschio propose di creare due comuni: il primo avrebbe compreso Casamicciola, Ischia e Barano e il secondo Lacco Ameno, Forio e Serrara Fontana. Ma il problema, oggi come allora, resta sempre lo stesso, quello del personale politico: dove vai a “buttare” cinque sindaci e cento tra consiglieri comunali e assessori? Ci sarebbe da fare i conti con una vasta platea che dovrebbe poi trovare una adeguata collocazione. Oggi, nonostante l’impegno encomiabile profuso dalla presidentessa dell’ACUII Rosamaria D’Orta, per tutti “zia Rosa”, il progetto stenta davvero a decollare. Occorrerebbe un’azione a livello governativo che favorisca almeno l’unione dei Comuni su determinate tematiche: penso a visioni concertate su problemi come traffico e raccolta e conferimento dei rifiuti solidi urbani».

Tra i leader nazionali chi ti intriga di più?

«Allora, tra i Cinque Stelle sicuramente mi intriga l’attuale premier Giuseppe Conte perché nel passare da un governo all’altro ha dimostrato di saper ragionare da perfetto democristiano, Ha un modo suadente e affettuoso di pronunciare le parole e anche di scherzare con gli avversari come quando ad esempio venerdì scorso ha voluto ricordare che il governo non ha certo bisogno di fenomeni. Per quanto riguarda il PD non mi dispiacciono Del Rio e Franceschini. Poi c’è Renzi che è un raccontatore di parabole e balle, non lo prendo proprio in considerazione. Nel centro destra suscita una grande tenerezza Silvio Berlusconi, che a 83 anni con la voce flebile continua a dire le stesse cose. La Meloni, dal canto suo, si agita parecchio perché ha capito che Forza Italia sta per “morire” e vorrebbe raccogliere quello che lascia. Della Lega non ne parlo, mi fanno ribrezzo: ho ancora i brividi se penso che per miracolo abbiamo scampato il pericolo di Salvini premier. La verità, comunque, è che occorre una nuova legge elettorale, magari immediatamente successiva alla modifica costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari: ma questa legge dovrà essere fortemente se non addirittura totalmente proporzionale, altrimenti non si va da nessuna parte».

Che cosa significa essere democristiano per sempre?

«Per quanto mi riguarda significa non abiurare ai valori per i quali si è combattuto, ci si è messi in virile competizione con gli avversari (rispettando il loro pensiero e il loro credo): essere democristiani significa saper ricoprire il ruolo di interlocutore, amico, socio in azioni politiche che vanno in direzione della buona amministrazione, ma anche avere un elevato background di tolleranza. Io ricordo di aver vissuto un momento di crescita sempre graduale tenendo presenti i valori politici tramandati da Fanfani, Moro, gente che aveva qualcosa da dare e lo faceva con umiltà. Essere democristiano vuol dire essere un uomo a tutto tondo, che ama gli altri, si spende per gli altri e tende insieme agli altri a risolvere i problemi e lenire i disagi».

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