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La noia germoglia in libreria con il nuovo libro di Valerio Sgarra

di Isabella Puca

foto Oceanoviola

Ischia – Lo avevamo lasciato con un romanzo breve  dal titolo “Serenate a mano armata”, un’autobiografia non autorizzata il cui ritmo era scandito da musica e ironia. Valerio Sgarra ritorna in libreria e, senza abbandonare l’ironia che lo contraddistingue, pubblica il suo secondo libro, una raccolta di poesie dal titolo “Germogli di noia”. L’ultima fatica di Sgarra sarà presentata domani sera alla Taverna Antonio in Riva Destra  a partire dalle ore 21:00, una presentazione performativa che vedrà la presenza dell’attrice Laura Sogliuzzo, del regista Salvatore Ronga e del giornalista Ciro Cenatiempo. «Nell’ultimo anno, dopo “Serenate a mano armata” – ci racconta l’autore – ho scritto un altro romanzo breve. Ho cercato degli editori ma ho avuto pareri discordanti e quindi, ho lasciato perdere. Poi però, è successo che ho iniziato a scrivere poesie; non mi accadeva da più di 10 anni. L’idea dell’auto-pubblicazione mi aveva dato soddisfazioni personali e allora è nato “Germogli di Noia”». La prefazione è di Marco Luciano dell’Area Ricerche Teatrali Indipendenti, Associazione grazie alla quale, dall’opera seconda di Sgarra potrebbe nascere uno spettacolo teatrale. Rispetto al primo romanzo resta l’ironia ma dall’autobiografico si passa a  temi che sfociano nel sociale, nel politico e nell’antropologico. «Il filo conduttore che accomuna tutte le poesie della raccolta – ci dice ancora Sgarra – è il rapporto della mia generazione con quella successiva e quella precedente; quella dei miei padri e quella dei miei ipotetici figli. Ci sono due poesie fondamentali leggendo le quali si capisce tutto il senso della raccolta: “Noi” poesia vagamente ispirata all’urlo di Ginsberg, in cui mi calo nei panni di chi, 10 anni fa, aveva 50 anni e “Loggia generazione X”, una delle ultime in cui rispondo al cinquantenne di prima». Chiari, all’interno di “Noi” i riferimenti alla morte di Giuliani o al G8 di Genova e, già dai titoli come “spaghetti Frozen” , “Niki – list”, “Arredatore d’intenti” o “Bandalarga”, si capisce che ci troviamo dinanzi  a un’altra opera originale di Sgarra. «La noia – scrive Cenatiempo nella quarta di copertina – non è monotona né monotono. É c’è l’eco ubiqua avvolta nella nube delle letture, delle canzoni che siamo stati e che saremo: non più comuni, nient’affatto cumulabili, corteggiano l’ironiamaudit e si centellinano senza fiorire sul male, con una dimensione un po’ orfica». Per uno che di mestiere fa il cantattore non è strano ritrovarsi a leggere le sue poesie alcune delle quali, nascono proprio come canzoni ma restano su carta senza alcuna melodia, «mi sono trovato spesso a chiedermi cos’è una poesia e cosa è una canzone. Delle canzoni – spiega ancora l’autore – si dice spesso che sono vere e proprie poesie è come se venissero promosse; ma quando una poesia è  brutta che succede, retrocede a canzone? Ragionando su questo credo, allora,  che le mie poesie siano “canzonette retrocesse”». All’interno della serata di domani le letture teatralizzate di Laura Sogliuzzo saranno accompagnate alla chitarra dallo stesso Sgarra che non abbandona il suo ruolo di chanteur. «Perché germogli di noia? Mi faceva ridere, amo i giochi di parole. Nella poesia omonima viene sintetizzato questo io narrante e tutte le sue considerazioni sulle generazioni passate e future. Analizza le situazioni sociali dell’epoca ma poi fa un piccolo sunto: è proprio tutto questo parlare che porta la mia generazione  a pensare che sia inevitabile il germogliare della noia».

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