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CULTURA & SOCIETA'

«La nostra è la vittoria di un paese dell’isola minore»

L’impresa di Procida raccontata a Il Golfo dalla “penna” del sindaco dell’isola di Arturo, Dino Ambrosino: come una sfida e un sogno si sono trasformate in realtà

di Dino Ambrosino

Quando abbiamo cominciato questo percorso avevamo l’esigenza di costruire una visione per quanto riguarda la nostra prospettiva di sviluppo turistico. In questi anni a Procida abbiamo registrato un incremento in termini di presenze e interesse. Ciò nonostante avevamo bisogno di rafforzare la nostra idea e stabilire quale fosse la nostra visione e ciò che volevamo per il futuro della nostra isola.

Dovevamo chiarire alcune dinamiche: non possiamo permetterci sull’isola chissà quanti e quali svaghi, non possiamo lasciare il posto a caos. Avevamo da sottolineare che l’isola ha i suoi ritmi lenti e la sua identità. Questi sono i nostri punti di forza dai quali siamo partiti per costruire la nostra visione di turismo. Anche perché dobbiamo considerare che storicamente abbiamo vissuto di lavoro marittimo ed il turismo è stato sempre secondario e nel momento in cui la ricettività ha cominciato ad essere un punto fondamentale della nostra economia, abbiamo sentito il bisogno di dare una identità a questo fenomeno per noi in espansione.

«La candidatura è stata quindi uno strumento che ci ha permesso di ragionare insieme alla comunità su quale potesse essere il nostro futuro. La nostra idea è quella di un turismo lento ed a misura d’uomo che non stravolga le nostre caratteristiche»

L’esigenza è stata quella di sottolineare la nostra identità, la nostra tradizione dato che siamo comunque un’isola che vive a prescindere dal turismo. Siamo diversi da altri posti, anche dalla vicina Ischia. Da noi non ci sono le terme ed i tanti intrattenimenti che ci sono sull’isola verde, ma c’è un connotato differente che ha il suo quid. E da qui siamo partiti aderendo all’iniziativa del Mibact. La candidatura è stata quindi uno strumento che ci ha permesso di ragionare insieme alla comunità su quale potesse essere il nostro futuro. La nostra idea è quella di un turismo lento ed a misura d’uomo che non stravolga le nostre caratteristiche. Da questa visione condivisa con la comunità è nato il progetto che ha preso forma grazie al supporto di professionisti competenti. Siamo stati bravi a costruire un dossier competitivo e pieno di contenuti interessanti. Nel corso del percorso abbiamo incontrato Agostino Riitano che ha irrobustito il nostro progetto e che, essendo un professionista, ha trasformato le nostre suggestioni in un piano ben strutturato che prevede la realizzazione di una serie numerosa di eventi all’interno di un piano strategico dello sviluppo del territorio.

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«Ciò che stiamo facendo può diventare un ‘modello’ per tante piccole realtà come le nostre che devono pensare allo sviluppo pur non perdendo la propria identità»

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Per noi restano alcuni punti fondamentali attorno al quale si è sviluppato il progetto: il turismo lento, mobilità alternativa, cultura partecipata e dell’inclusione. Durante la fase finale delle audizioni, quando ci siamo confrontati con le altre città, abbiamo capito che eravamo estremamente competitivi e ci siamo sentiti adeguati al contesto. Non sapevamo che il nostro progetto fosse più forte degli altri, questo ce lo ha poi detto la commissione quando ci ha decretato vincitori. Per questo quando c’è stata la proclamazione c’è stata una genuina esultanza che ha coinvolto tutta la comunità e per noi è stato un motivo di grande soddisfazione. Il nostro progetto si fonda su un messaggio forte: “la cultura non isola”. Giocando sulle caratteristiche del nostro territorio, abbiamo voluto sottolineare che, soprattutto nell’epoca dell’emergenza Coronavirus che ha separato fisicamente le nostre comunità, la cultura e l’identità ci hanno tenuto uniti. Credo che il nostro messaggio sia stato apprezzato dalla commissione che ha voluto premiarlo nei confronti della quale ci sentiamo responsabili.

«Capita a volte di pensare ad un’isola come un luogo lontano, distante perché in mezzo c’è il mare. Invece per noi il mare è stato un elemento di unione. Il mare non isola ma è un elemento attraverso il quale si creano legami importanti»

Dal Ministero hanno fatto una scelta innovativa: hanno scommesso su di noi.  Procida non aveva il blasone di altre realtà, non tutti la conoscevano. Per questo nel corso del tempo abbiamo fatto tanto per promuoverla. Per la prima volta la giuria ha premiato un piccolo comune. La vittoria di Procida è quella di un ‘paese dell’Italia minore’: il nostro è un Paese straordinario che include tanti piccoli comuni con enormi bellezze che aspettano solo di essere conosciuti e valorizzati. Ciò che stiamo facendo può diventare un ‘modello’ per tante piccole realtà come le nostre che devono pensare allo sviluppo pur non perdendo la propria identità. Non sarà solo Procida capitale della Cultura. Il respiro della nomina deve andare oltre la nostra isola. In primis i Campi Fregerei che abbiamo di fronte e poi c’è Ischia. Dietro la nostra candidatura, prima, e nomina, poi, c’è stato un importante gioco di squadra ed il lavoro sinergico di tante istituzioni. Dobbiamo continuare a lavorare insieme perché Procida Capitale della Cultura possa rappresentare un’opportunità per tutti.

Questa deve essere un’occasione per far conoscere le nostre ricchezze al grande pubblico. ‘Procida, La cultura non Isola’ è il titolo del dossier di candidatura nel quale abbiamo evidenziato come la terra isolana è luogo di esplorazione, sperimentazione e conoscenza, è modello delle culture e metafora dell’uomo contemporaneo. Potenza di immaginario e concretezza di visione ci mostrano Procida come capitale esemplare di dinamiche relazionali, di pratiche di inclusione nonché di cura dei beni culturali e naturali. Capita a volte di pensare ad un’isola come un luogo lontano, distante perché in mezzo c’è il mare. Invece per noi il mare è stato un elemento di unione. Il mare non isola ma è un elemento attraverso il quale si creano legami importanti. I riflettori sono puntati su Procida e la nostra sfida e quella di farci illuminare e non contaminare perché vogliamo mostrarci all’Italia ed al Mondo ma non perdere la nostra identità.

* SINDACO DI PROCIDA

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