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La parrucchiera è trans e i genitori portano via i figli

Dalla redazione

Ischia – «Che schifo è venuta una famiglia con 3 bambini. Mi hanno chiesto se potevo fare il taglio ai bimbi, ma  quando hanno sentito la mia voce e hanno capito che sono trans sono andati via. Che cattiveria». È con questo post su Facebook che Valentina Mennella, nota parrucchiera di Ischia Ponte ha annunciato  l’ennesimo caso di omofobia avvenuto sulla nostra isola. In tantissimi, sempre sui social, hanno espresso la loro solidarietà a Valentina, condannando soprattutto i genitori di questi ragazzini che possiamo solo immaginare quale scusa abbiano inventato per spiegare quel repentino cambio d’idea. «Quanta ignoranza, forza Valentina, non ti curar di loro, ma guarda e passa!», è questo solo uno dei tanti commenti di solidarietà da parte degli ischitani che, questa volta, sembrano non entrarci nulla con questa vicenda, la famiglia omofoba sembra essere infatti ospite della nostra isola. Sono passati più di vent’anni da quando Salvatore è diventato Valentina vivendo questa condizione di transessualità con molta tranquillità, circondata dall’affetto di parenti e amici, nonostante la mentalità di un’isola come la nostra, spesso chiusa nelle sue idee poco moderne. Nel 1993 Valentina  vinse anche il titolo di miss trans, in un periodo in cui il mondo sembrava non accettare affatto questo stato di cose. Da qualche anno gestisce un salone di bellezza a Ischia Ponte dedicandosi, il lunedì, giorno di chiusura per i parrucchieri, alla cura del capello di chi, perché disabile o impossibilitato, non può muoversi dalla propria casa. Un gesto che dimostra umanità, per chi crede che un trans non sia una persona normale. L’episodio non ha sconvolto soltanto gli amici di Valentina, ma ha fatto subito il giro del web rimbalzando su alcune testate campane. È stata Valentina stessa a raccontare il suo disagio al blog Campaniasulweb, innescando il confronto con un altro episodio di violenza avvenuto, meno di un mese fa, a Napoli dove un ragazzo è stato aggredito per il semplice fatto di essere omosessuale. Uno dei tanti casi purtroppo, che rende l’uomo che aggredisce simile a una bestia. «A Ischia mi vogliono tutti bene – ha dichiarato Valentina – e tutti mi rispettano. Qui ho un lavoro, ho la mia famiglia e ho i miei amici. Però – confessa – è già capitato che alcune famiglie, non ischitane, abbiano avuto “paura” del fatto che una transessuale tagliasse i capelli ai loro figli», quasi come se dalle forbici potesse trasmettersi “la malattia” della transessualità, come se far sedere i propri figli su una delle poltrone del salone di Valentina potesse innescare un qualche pericolo. Insomma, una vera assurdità che ci dimostra quanto sia ancora tristemente radicato lo stigma transfobico e quanto lavoro ancora sia necessario fare per costruire una società più libera da pregiudizi e più emancipata culturalmente. La notizia non è passata inosservata all’Arcigay di Napoli che, interessatasi al caso, ha subito denunciato l’accaduto sul sito ufficiale dell’associazione. «Quest’episodio – scrive infatti Daniela Lourdes Falanga, responsabile dell’Arcigay napoletano – ci dimostra quanto la transfobia e l’omofobia siano inculcate ai bambini proprio dai loro genitori. Insomma, nel 2016, persiste un modello educativo discriminante e implicitamente violento e inaccettabile. Ecco perché una legge contro l’omotransfobia è sempre più necessaria e urgente». Quest’episodio fa tornare alla mente un altro triste episodio avvenuto al liceo statale di Ischia. Era il novembre del 2012 e sul muro d’ingresso della scuola comparve scritto con una bomboletta spray la frase “non votate il frocio”. Il fatto, ancora più grave perché avvenuto all’interno di un istituto scolastico dove si cerca di combattere il bullismo, rimbalzò su molte testate nazionali. Destinatario della scritta un ragazzo di 17 anni, alunno del liceo classico, candidato alle elezioni come rappresentante di istituto. Un evento triste che sottolineò quanto l’isola fosse piena di atteggiamenti discriminatori, un’isola che da allora, forse, non ha mosso neppure un passo in avanti.

 

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