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La Posidonia oceanica e il suo ruolo per il mare

Sebbene possa essere confusa per un’alga verde di grosse dimensioni, la Posidonia oceanica è una vera e propria angiosperma e quindi appartiene alle cosiddette “piante a fiore”. Nel caso vi ponete la domanda di quando potete vederla fiorire, il periodo giusto è quello tra settembre ed ottobre nel caso vi avventuriate in praterie superficiali, mentre se reggete il freddo e volete vederlo più in basso (può crescere fino a 40 metri di profondità) la fioritura inizia tra novembre e dicembre. I frutti sono detti “olive di mare” ma non li si utilizza in genere per l’alimentazione umana. Ad Ischia sono ben note le praterie che forma e le matasse che stabilizzano i nostri lidi, tanto che sono state citate sul sito internet ufficiale del “Regno di Nettuno”, che le contrassegna come di “particolare riguardo”.

Ciò che molti ignorano è il lavoro fondamentale che svolge: le praterie di posidonia stabilizzano i fondali marini compattando sabbie e substrati molli, modellandoli. Inoltre proteggono le coste sabbiose dall’erosione, riducendo il moto ondoso in acqua tramite lo strato fogliare, mentre le foglie morte spiaggiate dette banquettes smorzano il moto ondoso a riva e stabilizzano la sabbia ivi presente: secondo alcune stime, per un chilo di foglie morte rimosse si rimuovono circa 10 chili di sabbia. Le praterie costituiscono anche un riparo ed una fonte di nutrimento per organismi sessili (che “non si muovono, come per esempio la nacchera, Pinna nobilis, residente “fisso” della prateria) e pelagici (che vivono nel mare “aperto” e “si muovono”, come ad esempio la castagnola, Chromis chromis, detta da noi “guarracino”, “frequentatrice” abituale della prateria), facilmente visibili e non; seppure le foglie sono poco appetibili (possono essere però brucate dalle salpe, Salpa salpa, pesci molto comuni dalle nostre parti) la maggior parte degli animali si nutre usando come fonte di cibo gli epifiti vegetali (gli epifiti vegetali sono specie di piante, come ad esempio le “vere” alghe, che crescono su altre specie vegetali usandole semplicemente come supporto) e animali che si ritrovano sopra le foglie e i rizomi (i rizomi sono fusti perenni, usualmente utilizzati come organi di riserva). Le foglie fitte diventano un’importante zona di nursery (dove vengono deposte le uova, come ad esempio quelle delle lumache marine, e dove nascono e crescono larve e giovanissimi).  Last but not least, le praterie producono tantissima biomassa (la massa della sostanza vivente, espressa come peso secco per unità di volume o superficie, prodotta in un determinato periodo di tempo, importantissima quella vegetale dato che “dà inizio” alla piramide alimentare) oltre che tantissimo ossigeno marino e sono buon indicatore biologico perché la specie è particolarmente sensibile agli agenti inquinanti e alle condizioni di stress dovute a fattori di origine umana.

Purtroppo, in tutto il Mediterraneo le praterie stanno regredendo e ciò è dovuto ad una serie di vari fattori: l’inquinamento è uno di questi, come già ribadito prima. Altri fattori sono: la pesca a strascico, che strappa via le piante; il raschiamento del fondale da un numero eccessivo di ancore; l’eutrofizzazione (arricchimento di nutrimento, che causa le cosiddette fioriture del fitoplancton che, abbassando il tasso di ossigeno, rendono l’ambiente inadatto per altre specie) delle acque costiere. Inoltre, le zone dalle quali la posidonia viene rimossa non vengono colonizzate subito da membri della stessa specie, bensì da piante di origine tropicale (immesse nel Mediterraneo in maniera incidentale) del genere Caulerpa: C. taxifolia e C. racemosa. Come dimostrato da una ricerca condotta nel 2005 da un team della sezione ischitana della Stazione Zoologica “Anton Dohrn” ai Maronti, l’estrazione di sabbia può dal fondale marino può portare alla frammentazione della prateria, che può risultare in una ridotta funzione ecologica di essa.

Da ricordare come il Posidonietum oceanicae (l’associazione vegetale che le praterie di Posidonia oceanica formano) è inserito nell’allegato I della Direttiva Habitat, che “garantisce” la conservazione di un’ampia gamma di specie (animali e vegetali) e di habitat. L’allegato I in particolare riporta i tipi di “habitat naturali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di aree speciali di conservazione” e la prateria di posidonia è tra di essi, a rimarcare ancora di più l’importanza di tale specie; infatti i chilometri del nostro mare pieni di questa specie sono tra i tanti motivi per i quali è stata istituita l’area marina protetta del “Regno di Nettuno”.

*BsC in STeNa e specializzando in Scienze della Natura presso “La Sapienza” di Roma

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