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«La prolungata carcerazione di Capuano? Un fatto vergognoso»

L’avvocato Paolo Rizzotto in una intervista a Il Golfo esprime tutto il proprio sdegno per le vicissitudini giudiziarie che sta patendo l’ormai ex giudice penale della Sezione distaccata di Ischia. Il professionista non usa mezzi termini e va giù duro: «Assurdo tenere da mesi una persona in carcere senza riscontri e prove a suo carico»

Il giudice Alberto Capuano, coinvolto nell’inchiesta anticorruzione della Procura di Roma, è tuttora ristretto nel carcere di Poggioreale. Il giudizio immediato a suo carico si è appena avviato, ma la misura cautelare non è stata mai modificata. Abbiamo ascoltato l’opinione dell’avvocato Paolo Rizzotto, che non ha nascosto la sua indignazione per il trattamento che il magistrato già in forza al Tribunale di Ischia sta subendo da mesi.

Avvocato Rizzotto, Lei ha espresso grande sdegno per la prolungata detenzione del dottor Capuano.

«La parola giusta è una sola: vergognoso. È vergognoso che una persona, in questo caso un giudice, sia in galera addirittura dal 3 luglio scorso, in un carcere come Poggioreale, che come tutte le carceri d’Italia versa in condizioni ben note, senza prendere in considerazione l’ipotesi di una misura alternativa tra quelle previste dalla legge, che avrebbe comunque raggiunto gli scopi dell’accusa, cioè evitare reiterazioni o inquinamenti di prove. Ad esempio tramite una detenzione domiciliare, con i relativi controlli. Ancora più assurdo che l’istanza della difesa sia stata rigettata dal Tribunale nonostante il parere favorevole del pubblico ministero».

«Siamo in presenza di una prolungata detenzione in carcere di fronte a elementi che al massimo giustificherebbero l’apertura di un procedimento disciplinare»

Che idea si è fatto delle accuse contenute nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare?

«Nel caso di Capuano, da un punto di vista penale, le contestazioni mosse dall’accusa potrebbero al massimo costituire ipotesi di millantato credito, ma anche questo sarebbe comunque da verificare. In ogni caso, anche tale ipotesi non giustifica in alcun modo la misura cautelare nella forma più grave. Ritengo che la detenzione in carcere durante la fase cautelare debba essere imposta soltanto come extrema ratio, ad esempio per persone che abbiano un certo tipo di precedenti, e comunque, anche nei casi in cui viene applicata come per il giudice, è assurdo che un soggetto incensurato debba patire mesi e mesi di galera senza prove certe».

Lei ritiene dunque che, sulla base delle motivazioni contenute nel provvedimento firmato dal Gip, non ci fossero gli estremi per oltre cinque mesi di custodia in carcere.

«Guardi, sembra ormai diventata una prassi inveterata, quella secondo cui se una persona è indagata allora si ritiene che verrà certamente riconosciuta colpevole, e quindi si applicano misure cautelari nella forma più grave e per periodi prolungati. Nel caso del dottor Capuano, per giustificare il carcere dovrebbero essere coinvolte anche altre persone, magistrati avvicinati, eppure non risulta niente di tutto ciò. Risultano alcune conversazioni, che il magistrato ha spiegato, ammettendo di aver sbagliato, per aver fatto certe affermazioni allo scopo di sottrarsi alle pressioni degli individui che gli chiedevano alcune intercessioni, ma senza poi dare alcun seguito a tali atteggiamenti apparentemente accondiscendenti. Infatti non esistono riscontri all’accusa di essere intervenuto per favorire una candidata al concorso di magistratura, così come non esistono prove di dazioni di denaro, né di contatti con altri magistrati per intervenire in determinate vicende processuali. Dunque non c’è corruzione, ma solo chiacchiere. Dunque, al momento siamo in presenza di una permanenza in carcere di fronte ad ipotesi che al massimo giustificherebbero l’apertura di un procedimento disciplinare a carico dell’indagato: un’abnormità. E c’è anche un altro aspetto, sempre dal punto di vista umano».

«La riforma della prescrizione è un altro abominio, frutto di una concezione giustizialista che considera l’imputato già colpevole»

Quale?

«Come ho già accennato, una misura così prolungata, che priva della libertà un essere umano, inflitta in mancanza di prove certe, viene scontata in un carcere come quello di Poggioreale. Il problema dell’estremo degrado delle carceri italiane è una questione che deve essere affrontata quanto prima. Invece adesso la battaglia politica si gioca sul tema della prescrizione».

A proposito della prescrizione, la maggioranza di governo sembra scricchiolare pericolosamente su una questione fondamentale.

«Si tratta di un’altra vergogna. Lo Stato attraverso la magistratura ha un potere immenso nei confronti degli imputati, i quali dopo un certo numero di anni hanno diritto al maturare della prescrizione, senza che tale ipotesi possa definirsi uno scandalo. Un cittadino non può rimanere sotto processo per decenni. Ancor più grave che una riforma della prescrizione arrivi dopo quello che ha detto un ministro della Giustizia, secondo cui se non si riesce a provare che un reato è doloso, allora significa che è colposo. Una enormità che, se fosse stata affermata davanti a uno dei docenti universitari con cui ho sostenuto gli esami, avrebbe comportato l’essere cacciati via in malo modo. Quello che va censurato è proprio l’errata concezione alla base di questa riforma, cioè che chi finisce sotto processo è sicuramente colpevole. Purtroppo questo pasticcio sembra condiviso anche da forze d’opposizione come la Lega, che del resto aveva contribuito a prepararlo quando era in maggioranza col Movimento Cinque Stelle.

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