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POLITICAPRIMO PIANO

La proposta di Del Deo: «Condono tombale e stop agli abusi, ma il governo si svegli»

Lunga intervista al sindaco di Forio che si sofferma sull’argomento più caldo del momento ma affronta anche altri temi: dall’allargamento della maggioranza a Ischia, passando per il “caso” Lacco Ameno e la situazione del Cisi-Evi. Ed iniziando anche a pensare alla sua successione

Iniziamo lontano dalle mura foriane. Ad una vecchia volpe come te, non posso non chiedere una valutazione sull’ultimo (in ordine di tempo) allargamento della maggioranza in seno all’amministrazione comunale di Ischia. Una maggioranza mai stata così bulgara…

Municipio Forio

«A Ischia è stata portata a compimento l’operazione alla quale in fondo ogni sindaco aspira. E’ una maggioranza bulgara, è vero, ma anche difficile da mantenere in piedi. Diventa molto complicato alle volte gestire diverse anime, si rischia di generare equivoci e malintesi tra consiglieri e assessori, è paradossalmente in molti casi più complesso governare. Però sono sempre favorevole all’allargamento delle maggioranze, purché si faccia nell’interesse del paese. Questo ad esempio è stato il mio auspicio sia quando mi sono insediato nel 2013 e poi la seconda volta nel 2018. Una grande maggioranza vuol dire non avere né vincitori né vinti. Per quanto mi riguarda non esiste l’opposizione costruttiva, esistono le proposte».

Secondo te Enzo Ferrandino ha agito così per blindarsi e garantirsi una rielezione in carrozza nel 2022, per impedire la nascita di un terzo polo o cos’altro?

«Chi fa il sindaco cinque anni, punta a essere riconfermato anche perché un lustro non è sufficiente per lasciare il segno della tua azione amministrativa. Il secondo mandato è quello in cui si raccoglie, addirittura in alcuni casi certi progetti arrivano a compimento anche quando si è passata la mano. E’ pur vero che questo non vale per tutti: io, ad esempio, non ho avuto nulla in eredità da chi mi ha preceduto, se non qualche progetto bocciato che abbiamo dovuto riprendere per i capelli per non perdere importanti finanziamenti».

«Il caso di Lacco Ameno è davvero particolare, si è trattato della seconda volta in cui un Comune col maggioritario è andato al ballottaggio. Poi, però, bisogna dire che il secondo turno ha rappresentato l’espressione chiara della volontà popolare, quindi un ricorso del genere lo trovo assolutamente fuori luogo. Andava stretta la mano al proprio avversario e basta»

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A Lacco Ameno il Consiglio di Stato ha riaperto la partita, fino a giugno si governerà col dubbio su chi sarà realmente il primo cittadino per i quattro anni a venire. Come giudichi una situazione davvero più unica che rara?

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«Il caso di Lacco Ameno è stato davvero particolare in ogni sua sfaccettatura. In prima battuta, se non ricordo male, si è trattato della seconda volta in cui un Comune dove si vota col maggioritario è andato al ballottaggio per un risultato di parità. Poi, però, bisogna dire che il secondo turno ha rappresentato l’espressione chiara della volontà popolare, quindi un ricorso del genere lo trovo assolutamente fuori luogo. Andava stretta la mano al proprio avversario e passare oltre. Se io avessi ricoperto incarichi istituzionali importanti, mi sarei seduto col vincitore e capito come lavorare nell’interesse del territorio. Insomma, anche nelle competizioni elettorali occorre spirito sportivo, c’è chi vince e c’è chi perde ma quando la partita è finisce si chiudono i giochi. Ci sono cose più importanti, qui c’è gente che non riesce a mettere il piatto a tavola né ad accendere i riscaldamenti».

«Io sono per una pacificazione edilizia seria, che metta fine al discorso legato all’abusivismo. E’ la politica nazionale che deve legiferare, non possono farlo i sindaci. Ma occorre anche dare una dimostrazione di serietà, se si applica un condono tombale deve valere il principio secondo il quale non può essere più piantata nemmeno una pietra senza autorizzazione»

C’è il tema caldo delle demolizioni: lo Stato invita la gente a non muoversi da casa perché c’è il Covid e poi lascia una famiglia senza l’unico tetto che ha sulla testa. I consiglieri regionali chiedono la sospensione delle ruspe ma a Roma sembrano non volerne sapere. Qual è il tuo pensiero su questa delicata e complessa tematica?

«Per quanto riguarda gli abbattimenti, ho espresso più volte la mia opinione. C’è un articolo della Costituzione che sancisce il diritto alla casa, ma mettiamo da parte questo aspetto perché potrei rischiare di scivolare nella retorica. Più in concreto, il discorso da fare è questo: in un momento di zona rossa e covid in cui hanno sospeso gli sfratti per non mettere le persone in mezzo a una strada, io credo che andasse operata anche la sospensione delle demolizioni per una chiara correlazione ed analogia. Parliamoci chiaro, diamo colpe alla Procura, ai giudici ma di fatto l’autorità giudiziaria altro non può che prolungare un’agonia. Perché le leggi parlano chiaro e non ammettono repliche».

E allora?

«E allora è giusto dire che le colpe sono della politica, ma bisogna fare un distinguo. I sindaci, purtroppo, in questa materia, possono fare ben poco. Ma vorrei prima fare un inciso».

Prego.

«Prima di diventare sindaco di Forio, ricordo che mi fu chiesto supporto per una manifestazione contro le demolizioni che si stava organizzando a Roma. Diedi volentieri la mia disponibilità ma con gli ordini di abbattimento che gravavano sul capo degli isolani mi sarei aspettato di vedere nella capitale almeno duemila persone. Anche se alla fine, nonostante i 27.000 abusi, va sottolineato come spesso si tratti di finestre, scale, piccoli ingrandimenti, dell’isola si ha una visione distorta all’esterno. Comunque, qui ecomostri non ce ne sono e le realtà insulari hanno problematiche diverse. E poi non è possibile demolire case realizzate addirittura trenta o quarant’anni fa, anche perché quando si parla di abitazioni non è che a Ischia chissà quale offerta si possa trovare. E quindi…».

E quindi?

«Io sono per una pacificazione edilizia seria, che metta veramente fine al discorso legato all’abusivismo sul nostro territorio. Nel corso di un incontro con gli avvocati, sono state anche formulate delle proposte ma è la politica a livello nazionale che deve agire. La colpa, ripeto, è ai piani alti, sono loro che legiferano, non possono certamente farlo i sindaci. Noi abbiamo parlamentari che ci dovrebbero rappresentare, che però quando stanno a Roma non si interessano minimamente dei nostri problemi. Però, ribadisco, dobbiamo dare anche una dimostrazione di serietà, nel senso che nel momento in cui dovesse essere applicato un condono tombale deve trovare spazio il principio secondo il quale non può essere più piantata nemmeno una pietra senza autorizzazione. E se il cittadino lo fa, il sindaco può venire sul posto a demolire con pala meccanica senza nemmeno attendere il Tar e se un primo cittadino non ottempera a questa disposizione c’è l’immediato scioglimento del consiglio comunale. In fondo lo facciamo se non vengono approvati i bilanci, non vedo perché l’esempio non possa essere clonato. Ecco, chiudiamo questa triste e lunga parentesi così una volta per tutte, poi da quel giorno ci serviremo di piani regolatori ad hoc, ovviamente per le isole minori diversi dalla terraferma. Negli anni ’50 eravamo tre miliardi di abitanti sul pianeta, oggi ci siamo più che raddoppiati: in Italia da 30 milioni siamo passati a 60 milioni, a Ischia eravamo in 31.000 oggi siamo circa 70.000. Era impossibile rimanere con i vani dell’epoca, le nuove generazioni avrebbero dovuto emigrare. Ma credo che nei palazzi della politica certi concetti stentino a fare breccia, purtroppo».

«Non vedo maretta attorno al Cisi-Evi, la redistribuzione delle quote è roba ordinaria all’interno di un consorzio e tra i sindaci l’intesa non manca. Cambi al vertice? Non mi risulta, credo che la gestione sia positiva: piuttosto, evitiamo di ripiombare nel passato, quando c’era una gestione a dir poco discutibile che ha prodotto diversi danni»

Ultimamente sembra che ci sia un po’ di maretta in seno al Cisi-Evi e corrono anche voci di cambi al vertice. Cosa c’è di vero?

«Tutta questa maretta io non la vedo. I discorsi legati alla redistribuzione delle quote, per esempio, la trovo una cosa abbastanza normale all’interno di un consorzio. Poi, anche per la mia pregressa esperienza, credo che sia importante l’intesa tra sindaci e questa non è mai venuta meno. Cambi al vertice? Non mi risulta, lo apprendo da te, credo che ad oggi il Cisi-Evi è stato gestito bene. Piuttosto, io mi preoccuperei di fare in modo che non si torni ai tempi del passato, quando c’era una gestione a dir poco discutibile e si creavano società, sotto società e robe del genere. Poi nella vita i cambi ci possono sempre essere, ma bisogna sempre migliorare e non è facile. Cambiare in meglio, insomma, se proprio bisogna cambiare, ma l’imperativo è quello di evitare i disastri che sono accaduti tanto tempo fa».

«Il mio successore? Sono fortunato, perché nella maggioranza tutti hanno le doti necessarie per ricoprire la carica di sindaco. Una cosa che ho già detto a più riprese e che ribadisco una volta di più è che il prossimo sindaco uscirà da questa maggioranza, perché se così non fosse vorrebbe dire certificare il nostro fallimento come amministrazione uscente»

Sei a metà del guado, della tua seconda sindacatura. Non ti chiedo di farmi nomi, ma in un momento in cui fare il sindaco è così difficile e avvolge completamente, ti chiedo se stai già pensando al tuo successore o almeno a quello che dovrebbe essere il profilo ideale.

«Ho una maggioranza che mi fa ritenere fortunato, perchè al suo interno tutti hanno le doti necessarie per ricoprire la carica di sindaco. Una cosa che ho già detto a più riprese e che ribadisco una volta di più è che il prossimo sindaco uscirà da questa maggioranza, perché se così non fosse vorrebbe dire certificare il nostro fallimento come amministrazione uscente, e lo dico senza nascondermi».

L’identikit del sindaco ideale?

«Non deve essere alto, biondo e con gli occhi azzurri oppure basso, nero e con gli occhi scuri: dovrà avere tenacia, metterci tanto impegno e possedere una visione del territorio di Forio e dell’intera isola d’Ischia. Non si può pensare, e lo ripeterò fino alla noia, che un Comune funzioni a regime e l’altro magari no. Bisogna essere predisposti ad avere feeling ed intesa con gli altri colleghi per cercare di gestire il territorio come un “unicum”, al netto della distinzione tra municipalità. Queste caratteristiche, consentimi di sbilanciarmi, ce le hanno tutti coloro che siedono attualmente in maggioranza. Oggi il sindaco lo si fa in Regione, in Città Metropolitana, a Roma per incidere anche sul governo centrale, ma soprattutto lo si fa tutti i giorni ventiquattro ore su ventiquattro ore. E’ un’attività pesante ma ci sono anche le soddisfazioni. Forio ad esempio è tutta un cantiere ma ci sono tante opere che inizieranno al più presto. E quando da sindaco vedo i risultati, anche la stanchezza passa in secondo piano».

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