LE OPINIONI

La pulizia dei sentieri e il ruolo del CAI

Alcune considerazioni sul Club Alpino Italiano e una serie di precisazioni che fanno anche chiarezza sui compiti demandati all’associazione

Quintino Sella, appassionato di alpinismo, durante il tempo della sua esperienza politica fondò nel 1863 – con altri otto appassionati – Il Club Alpino Italiano (CAI) per rilanciare e ampliare la conoscenza culturale alpina italiana. Il CAI ebbe sede dapprima a Torino, e poi la sede legale e centrale fu trasferita a Milano in via Errico Petrella 19, dove si trova tuttora. In seguito furono aperte sedi anche in numerose altre città italiane. Nel 1873, con l’annessione del Lazio al Regno d’Italia, Quintino Sella, in quanto ministro delle finanze del regno, si trasferì nella nuova capitale, e fondò quindi la sezione di Roma. Oggi Il CAI è diviso in Gruppi Regionali, uno per ogni regione italiana, ad eccezione delle province autonome del Trentino e dell’Alto Adige, che hanno ciascuna un proprio Gruppo. Esiste una Legge dello Stato volta a dettare le disposizioni per Il Club Alpino Italiano, la Legge 24 dicembre 1985, n. 776. Tale legge viene espressamente richiamata dal CAI nel proprio sito per spiegare qual è la funzione dell’associazione! Già all’art. 1 della Legge si vede chiaramente che il CAI riceve un cospicuo contributo da parte dello Stato per aiutarlo nell’espletamento della sua funzione sociale (utile e importante). All’art. 2 lettera b) si dice che il CAI provvede “al tracciamento, alla realizzazione e alla manutenzione di sentieri, opere alpine e attrezzature alpinistiche” Per quanto riguarda i sentieri, qui vengono spesi i soldi che il CAI riceve per la manutenzione dei sentieri che è, come dire, “demandata” dallo Stato a questa associazione, tanto che è ritenuto in qualche modo sbagliato e socialmente dannoso mettersi per proprio conto a fare segnature.

Ora io capisco benissimo che se ognuno che vuole aiutare la montagna si mette a fare segnature la montagna diventa un casino di bolli di colori diversi, e in generale capisco che per la salute della montagna è necessario che i sentieri ci siano, ma che siano di numero limitato e che gli escursionisti evitino per quanto possibile i fuori sentiero soprattutto in aree ad alto valore naturalistico. Capisco quindi che la manutenzione della viabilità sentieristica sia demandata ad un singolo ente che definisce la numerazione, definisce il tracciamento dei sentieri e contribuisce a mettere ordine dove ci sarebbe solo casino, e capisco pure che lo Stato finanzi l’associazione che questo fa. Purché, presi i soldi, il lavoro venga fatto. Il fatto che le segnature siano fatte dai “volontari” del CAI non cambia la questione perché “volontario” non significa né deve significare uno che lavora gratuitamente. Come non lavorano gratuitamente i volontari del soccorso alpino (ed è giusto che vengano retribuiti), dò per scontato che non lavori gratuitamente il volontario del CAI quando va a fare le segnature, a mettere le bandierine ecc. cioè mi aspetto che riceva un compenso per il lavoro e non solo per l’irrisorio costo della vernice. Se però i sentieri fossero fatti da “volontari” del CAI senza retribuzione, allora devo ancora capire perché viene attribuito al CAI il merito di curare i sentieri, perché in questo caso non li cura il CAI, li curano singole persone senza contributo del CAI, e non si capisce per quale ragione dare i soldi al CAI (sia tramite lo Stato che associandosi al CAI), il quale e poi non fa il suo dovere. La mappatura dei sentieri spetta al geologo, al geografo o al cartografo non di certo al CAI, a meno che non vi sia fra di loro qualcuno che abbia studiato le suddette facoltà e venga pagato per farlo. Poi nel caso vi sia presso il CAI una suddetta figura professionale, bisogna chiarire a chi appartiene la mappatura. Al CAI, come associazione privata, oppure alla comunità. In ogni caso bisogna stare attenti e mettere nero su bianco nel caso la mappatura viene affidata al CAI. Infatti l’ente privato (CAI) può affermare in ogni momento che la mappatura, a cui poi segue il tracciamento dei sentieri sono sue e per i suoi clienti e non possono essere utilizzate da altri per fare pubblicità o altre finalità. In questo caso l’ente che gli ha affidato l’incarico per esempio il Comune, la Regione, ecc. possono essere tagliati fuori dai progetti da loro stessi finanziati.

Il CAI, qui sull’Isola d’Ischia, ha tracciato e pubblicati diversi sentieri e li tenessero loro in ordine, l’organizzazione viene per questo finanziata dallo stato italiano. E qui non parlo solo della pulizia che essi annunciano ogni anno a suono di tamburo alla comunità! Non chiedano ad altri di pulire i sentieri in quando essi vanno a pulire per i loro clienti. I sentieri che, guarda caso, sono i sentieri che hanno ideato altri di cui però usufruiscono anche loro. Se la “missione” del CAI è pulire e manutenere i sentieri allora che si rimbocchino le maniche e tengano in ordine i sentieri, e con il loro “spirito per la montagna” non devono per forza essere quelli da loro pubblicati sul loro sito o riviste ma anche tutti gli altri. Io sono comunque del parere che “non bisogna sporcare” invece di pulire, imbrattare o distruggere, ma questo è un altro discorso. Il CAI sezione di Ischia afferma che va a pulire i sentieri, secondo me va solo ad imbrattarli con la loro pittura bianco rossa. La pittura non è certa un prodotto naturale e non fa parte della natura. È un pungo nell’occhio per coloro che vanno per i sentieri e vogliono godere della natura incontaminata. I graffiti (cosi bisogna oggi chiamarli, i loro segnali in bianco/rosso) sono tipici della città e non di certo della montagna. In un futuro non lontano vorremo che non ci fossero le tracce del CAI come oggi non vogliamo che si usa tanta la plastica. Il loro fondatore, Quintino Sella, era solito affermare che la segnalazione e ed il passaggio per i sentieri deve essere decente e possibilmente non deve lasciare traccia tangente sul territorio. Qui ad Ischia è invece il contrario!

Attualmente nella realtà ischitana vi sono aziende private e CAI che da tempo vanno per vie divergenti. Il CAI che fa voce grande ed i privati in sordina, che collaborassero e in maniera proficua, anche per un discorso di alleggerimento delle responsabilità che oggigiorno diventano sempre più pesanti e risultano difficilmente sostenibili da chi sta prestando con passione la propria attività di escursionista, sarebbe bello ricevere in questo senso un segnale, da parte dei vertici istituzionali, che sdoganasse una collaborazione naturale tra due realtà animate in fondo dalla stessa motivazione, ovvero uno smisurato amore per la montagna. Per concludere il CAI è un’associazione privata investita, dallo Stato, di una importante funzione sociale per la quale riceve un contributo. Nell’espletamento di questa funzione rientra la manutenzione dei sentieri e quindi io HO il diritto morale, da escursionista, di lamentarmi del fatto che l’attività di manutenzione e pulizia dei sentieri del CAI, svolta con grande efficacia in altre parti d’Italia, viene trascurata qui sull’Isola d’Ischia.

* GEOLOGO

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