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La riapertura tra Regioni e la nuova diatriba tra Nord e Sud

Da oggi via libera agli spostamenti sul territorio nazionale ma la decisione ha innescato una serie di polemiche tra cui lo scontro tra Beppe Sala, sindaco di Milano e alcuni governatori del Mezzogiorno (in primis Solinas della Sardegna)

Dell’ennesimo scontro tra le regioni meridionali e quelle settentrionali ne avremmo francamente fatto a meno. In un momento storico come questo in cui l’economia cade a picco e si contano ancora morti per via del COVID-19, le polemiche campanilistiche sono davvero intollerabili. In questo senso la vicenda che riguarda il primo cittadino di Milano e alcuni presidenti di regioni del sud (uno tra tutti il leghista Christian Solinas della Sardegna) sembra essere solo l’ultima contrapposizione di una lunga serie a cui siamo purtroppo abituati da tanto, forse troppo tempo.

Giuseppe Sala

Il tema della discussione questa volta è il tanto chiacchierato“passaporto sanitario” che, a detta di Solinas, sarebbe in realtà un certificato di negatività.Il governatore sardo, infatti, da un po’ di tempo pretendeva che da oggi, giorno della riapertura delle regioni, fosse necessario dotarsi di un documento di questo tipo per entrare in Sardegna, rivolgendosi in particolar modo ai lombardi che, come è noto, pagano ancora un prezzo molto alto a causa del virus che proprio in Lombardia non sembra dare tregua. Di lì a poco non si è fatta attendere la risposta di Beppe Sala, sindaco di Milano: «Vedo che alcuni presidenti di Regione, ad esempio quello della Liguria, Giovanni Toti, dicono che accoglieranno a braccia aperte i milanesi, altri, non li cito, dicono che è meglio se fanno una patente di immunità. Quando deciderò dove andare per un weekend o una vacanza me ne ricorderò».

Christian Solinas

Solinas ha subito replicato dicendo che «Sala in materia di coronavirus dovrebbe usare la decenza del silenzio, dopo i suoi famigerati aperitivi pubblici in piena epidemia. Nessuno ha chiesto improbabili patenti di immunità, ma un semplice certificato di negatività». E ha aggiunto: «la Sardegna lo ha fatto proprio per poter accogliere al meglio e in sicurezza tutti i cittadini.Qui c’è un problema concreto di sicurezza sanitaria per tutti e non di discriminazione». Ed ecco che siamo qui a commentare ancora una volta le scaramucce e gli sgambetti tra le regioni, protagoniste assolute di questi mesi in varie occasioni. La triste verità di questa querelle Sala-Solinas è che dimostra la disunità del nostro paese. Da una parte abbiamo le regioni del sud (Sardegna e Sicilia su tutte) che chiedono controlli, documenti, test e quant’altro da parte dei settentrionali per entrare nei loro territori e dall’altra ci sono le regioni del nord che, risentite da queste eccessive pretese di sicurezza, rispondono chiudendosi in se stesse.

La verità è che a perderne di credibilità è sempre la politica, invisa ai cittadini già prima dell’emergenza coronavirus che ha stravolto le nostre vite. Le ripercussioni di queste zuffe a colpi di tweet, di botta e risposta al veleno e dichiarazioni di chiusura verso l’altro potrebbero essere davvero gravi. Molti lombardi, magari abituali clienti delle nostre zone del sud, su invito esplicito di Sala, potrebbero decidere di trascorrere altrove le loro vacanze quando, a partire da oggi, saranno aperti i confini. Ischia, in questo senso, non è affatto esente da queste ripercussioni, dal momento che la nostra economia si basa molto sull’apporto che danno alle nostre casse i turisti provenienti da Bergamo, Brescia, Milano, Cremona e altre zone della Lombardia. Per avere un quadro più ampio abbiamo raccolto le dichiarazioni di alcune personalità isolane su questa diatriba che ha plasticamente sottolineato la mancanza di unità nazionale.

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Sorry, in der Lombardei, in Norditalien, gibt es noch viele Neu-Infizierte, viele Tote. Ich verstehe die Menschen auf meiner geliebten Insel, dass sie Angst haben, Touristen aus dieser Region zu empfangen. Was sollen sie aber tun? Die Insel braucht Touristen, auf der anderen Seite ist die Angst, dass mit ihnen Covid 19 ankommt. Wir kommen nicht, da wir unseren Urlaub nicht mit einer Maske vor dem Gesicht, Anmeldezeiten für den Bus und die Strände verbringen wollen. Wir wohnen in Berlin, hier gibt es keine Maskenpflicht. Auf 3,8 Millionen Einwohner gibt es noch 300 Infizierte! Da fahre ich als gesunder Mensch nach Ischia, wo Maskenpflicht herrscht, wohl überall. Warum?? Wenn sich suf der Insel keiner angesteckt hat. Hoffentlich können wir in nächsten Jahr wieder kommen.
Herzliche Grüße chris m. Ianuschewa

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