POLITICAPRIMO PIANO

La ricetta di Del Deo: «Più qualità nel turismo, la crisi del commercio è solo un alibi»

Lunga intervista al sindaco di Forio che traccia un primo bilancio della stagione estiva, entra a gamba tesa sulla recente polemica che si è sviluppata sulle colonne de Il Golfo e promuove la sua Forio

Stavolta, visto che sei anche il decano dei sindaci isolani, partiamo con una considerazione generale e non legata alla tua Forio. Si chiude un’altra estate e i numeri sembrerebbero ancora una volta promuovere Ischia, anche se spesso le presenze sono una cosa e i costi praticati e dunque il fatturato ben altra.

«La domanda mi sembra quanto mai pertinente. Noi continuiamo a regolarci in base al numero di presenze, senza mai andare più a fondo e guardare invece al fatturato che è l’unico dato interessante e veritiero. Se fosse lo stesso o addirittura inferiore a quello dello scorso anno, mi pare evidente che ci sarebbe poco da stare allegri. Secondo me passi in avanti non se ne sono registrati, forse c’è stato un lieve aumento in termini di turismo tedeso e si è visto qualche olandese ma nulla per cui fare i salti di gioia soprattutto se si pensa al calo dello scorso anno, che fu il primo dopo il sisma dell’agosto 2017. L’unica nota lieta di questa stagione che sta per andare in archivio è rappresentata dalla famiglia Sciò e il Mezzatorre da cui abbiamo ricevuto una prima significativa lezione: quest’azienda ci ha dimostrato che il turismo si può fare anche all’insegna della qualità massima. Quello che è stato realizzato a Porto Ercole era indicativo, i passi avanti fatti anche sull’isola in termini di fatturato sono indicativi. Siamo davanti a un modo completamente diverso di fare turismo, spero possa essere un esempio da emulare. Anche perché viceversa c’è stato poco da essere allegri…».

In che senso?

«L’unica nota lieta di questa stagione è rappresentata dalla famiglia Sciò e il Mezzatorre da cui abbiamo ricevuto una prima significativa lezione: quest’azienda ci ha dimostrato che il turismo si può fare anche all’insegna della qualità massima, impressionante il target di ospiti registrato anche ad agosto»

«Quest’anno nel mese di agosto la qualità della gente che ha soggiornato ad Ischia è stata a dir poco “imbarazzante”. Nelle strade, sulle spiagge, su barche, gommoni, insomma abbiamo fatto i conti con un turismo di bassa lega».

Di recente il patron del Regina Isabella, Giancarlo Carriero, proprio in un’intervista al nostro giornale ha parlato di vero e proprio “peccato” riferendosi al turismo cafonal, perché lo stesso in fondo caratterizza il nostro territorio per sole tre settimane ma purtroppo quelle di alta stagione in cui l’isola è più cara e paradossalmente dovrebbe offrire di più. Possibile che non si riesca a risolvere il problema?

«Sull’isola ci sono situazioni di natura diversa. Abbiamo cinque o sei strutture alberghiere di elevato livello, ma la maggior parte delle aziende sono attività a quattro stelle che fanno la politica dei due stelle, quindi figuratevi se pensiamo ai tre stelle. L’offerta supera decisamente la richiesta, Ischia ha un numero di posti letto elevatissimo cui si vanno ad aggiungere i residence, i bed & breakfast, gli appartamenti in fitto che lavorano soltanto a luglio ed agosto. Insomma, se l’offerta è così ampia al risultato finale ci arrivi da solo».

Però quelle delle affittanze estive, spesso abusive e in nero, resta una vera e propria piaga.

«Questo accade in molte località turistiche e non solo a Ischia, è chiaro che in albergo devi registrarti e il tuo nome arriva pressoché contestualmente all’autorità di pubblica sicurezza. Dobbiamo cercare di capire come migliorare la nostra economia, se ancora oggi molte famiglie liberano la propria casa e in estate si trasferiscono in angusti monolocali o addirittura garage, è chiaro che la cosa non può che far riflettere. Evidentemente in tanti lo fanno per accrescere il proprio reddito familiare: mi viene da pensare che se creassimo maggiore economia sul territorio, queste stesse persone si regolerebbero diversamente non rinunciando alle abitazioni dove dimorano abitualmente. A questo punto si innesterebbe un circolo virtuoso che metterebbe in condizione anche diversi soggetti di non scegliere più l’isola come meta della propria vacanza: Ecco perché cito nuovamente la famiglia Sciò, che una volta di più ci ha dimostrato che puntare sulla qualità è possibile: mai visti tanti americani dalle nostre parti come quest’anno. Fermiamoci a riflettere e ascoltiamo magari chi ne sa più di noi. Il miglioramento della clientela è un qualcosa che finirebbe con l’avere un effetto domino, ovviamente positivo».

«Un negozio che chiude? Non significa nulla, specialmente se un’altra attività analoga invece lavora a tutto spiano anche con dipendenti in servizio: credo che alle volte sarebbe opportuno riflettere sui propri errori piuttosto che sparare sempre contro terzi, in particolare l’amministrazione comunale»

E il turismo invernale?

«Su quello resto scettico. Siamo sinceri, l’isola d’Ischia non presenta infrastrutture adeguate e dunque un turista che sbarca in bassa stagione non saprebbe davvero cosa fare se non frequentare un paio di bar che garantiscono un minimo di socializzazione e intrattenimento. In caso di maltempo, non ti resta che rimanere in albergo. C’è chi vorrebbe investire in questo settore, ma ci sono lacci e lacciuoli di una burocrazia che spesso soffoca ogni ambizione di sviluppo. E poi le leggi vengono fatte per “Italia paese” senza tener conto delle isole minori, sia marittime che lagunari».

Quindi dobbiamo rassegnarci?

«No, possiamo tornare a sperare nella bassa stagione primaverile e autunnale, garantendo gli otto mesi di lavoro che una volta c’erano. Erano tempi in cui avevamo percentuali di occupazione elevatissima, dobbiamo inventarci qualcosa: io punterei forte anche sul turismo sportivo, spesso troppo sottovalutato».

E per Forio che estate è stata?

«Per Forio è stata un’estate ricca di presenze, forse tra le migliori. Anche il diportismo è cresciuto in maniera esponenziale e questo è un dato positivo: dalle nostre parti pare essersi spostata gran parte dell’economia. Penso ai locali, ai ristoranti, all’intrattenimento in genere che anche nel periodo invernale è diventato il nostro marchio di fabbrica. La riva sinistra fa registrare presenze senza eguali, non è un caso che altri Comuni hanno di fatto in altre giornate clonato l’ormai celebre “giovedì foriano”: è stato intelligente non accavallarsi, almeno».

«Per Forio è stata un’estate ricca di presenze, forse tra le migliori. Anche il diportismo è cresciuto in maniera esponenziale e questo è un dato positivo: dalle nostre parti pare essersi spostata gran parte dell’economia. Penso ai locali, ai ristoranti, all’intrattenimento in genere che anche nel periodo invernale è diventato il nostro marchio di fabbrica»

Passiamo a una polemica a distanza che si è sviluppata sulle colonne del nostro giornale. C’è stato lo sfogo del referente della Confesercenti, Francesco Pezzullo, che ha parlato di crisi citando ad esempio un negozio che ha chiuso i battenti in pieno agosto. Dall’altra parte della barricata ha risposto per le rime Mario Savio, poi è arrivata la controreplica. Troppo facile chiederti da che parte stai e quale sia il tuo pensiero, giusto?

«Un negozio che chiude sicuramente non è un dato da poter prendere in considerazione a livello generale, non fa statistica:in altre zone dell’isola chiudono le attività commerciali e ne aprono di nuove, questa è una vecchia storia. Però succede una cosa strana: qualcuno si lamenta, eppure io vedo altri esercenti che fanno la sua stessa attività e mi dicono che il lavoro va bene. Io stesso vedo il negozio pieno, con tre o quattro persone che ci lavorano: ora, se fossi in un commerciante la cui attività analoga funziona poco, mi interrogherei su quello che non va pensando che magari sto sbagliando qualcosa in termini di gestione. Troppo facile sparare sempre sul prossimo ed in particolare sull’amministrazione comunale, piuttosto che si facessero proposte serie: se un’attività è sempre vuota e quella di Claudio Cigliano, tanto per fare un esempio, è l’altra faccia della medaglia, capirai come c’è qualcosa che non quadra. E’ chiaro che poi che la crisi c’è, ed è di carattere generale: ma voler giustificare i propri fallimenti addossando le responsabilità al prossimo lo trovo un esercizio poco edificante».

Che cosa ne pensi del nuovo Governo?

«Non ho dubbi, se non si mette mano in maniera seria alla legge elettorale, non ne avremo mai uno stabile e qualificato, inutile girarci intorno. Per capire quello che succederà adesso ci vorrebbe qualcuno capace di saper leggere in una sfera di cristallo: ci troviamo dinanzi a due forze politiche assolutamente agli antipodi e che pure si sono coalizzate. Io penso che questo attaccamento alla poltrona da parte di tutte le forze politiche presenti in Parlamento sia qualcosa di aberrante. Forse era opportuno andare a votare, ma le dinamiche in fondo sono chiare: Renzi cerca di recuperare e in questo momento preferisce dunque stare al coperto, ai cinque stelle conviene fare altrettanto e di conseguenza rimanere al governo resta l’opzione migliore. Di rimando, al centro destra sarebbe piaciuto andare al voto e cavalcare l’onda. Questa serie di fattori dimostra ancora una volta in maniera inequivocabile una serie di cose…».

Cosa?

«Il nuovo governo? Poco da dire, dopo la fine della Prima Repubblica non si è più formata una classe politica degna di tal nome. La verità è che bisogna tornare al proporzionale ed alla figura del deputato di collegio. Il taglio dei parlamentari? Una sciocchezza, non farebbe che pesare sulla rappresentanza del popolo»

«Semplice, che dopo la fine della Prima Repubblica una vera classe dirigente non si è più formata. Ecco, a me viene da ridere ad esempio quando si parla della riduzione dei parlamentari: il problema dell’Italia non sono i 345 deputati in più o in meno quanto piuttosto la spesa pubblica, i progetti, occorrerebbe una politica più oculata come quella fatta a Forio negli ultimi cinque anni. Diminuendo i parlamentari si finirebbe soltanto col togliere rappresentanza ai territori: e poi ormai con queste liste bloccate vengono candidati in certe località gente che quei posti nemmeno li conosce. Bisogna tornare alla figura del deputato di collegio, occorre ripristinare il sistema proporzionale: quel sistema era tanto contestato, ma all’epoca ad eleggere era il territorio. Non è un caso che nei giorni scorsi Bersani, facendo autocritica e ricordando che il Pd aveva perso sei milioni di voti, si era soffermato sull’allontanamento dalla gente. Ma questo è normale: se per esempio Francesco Del Deo viene eletto a Canicattì e poi sta a Roma e a casa sua, ma quando ci va in quel territorio per capirne i problemi? Invece si parla di tagli, risparmi, ma siamo davvero a quisquilie. Qui si discute di sovranismo, ma riducendo la rappresentanza parlamentare il cittadino conterà ancora meno e ad essere “sovrani” saranno i capi dei partiti. Però di mettere mano a una legge elettorale seria invece che a masturbarsi mentalmente, pare davvero non ci voglia pensare nessuno. Ed è un peccato…».

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2 Commenti

  1. Mi sembra molto deludente il discorso del turismo di bassa qualità
    tutti devono poter venire a vedere la bellezza dell’isola perché è veramente meravigliosa
    la cosa su cui puntare è la qualità di tutto quello di cui fa parte l’isola
    sono 23 anni che vengo a Ischia e tutti gli anni è sempre più trascurata, sporca, piena di immondizia
    bisogna cambiare la mentalità degli isolani che si trovano a vivere in un paradiso senza rendersene conto
    provate a pensare a usare mezzi pubblici elettrici, ad assumere polizia municipale per monitorare traffico e abusi edilizi, per controllare i turisti che sporcano vie, piazze e spiagge, troverete modo di creare posti di lavoro sull’isola, insegnate rispetto ai bambini a scuola del luogo in cui vivono e vedrete che così i turisti torneranno da ogni parte del mondo a visitare Ischia.
    Purtroppo non so se tornerò ancora nonostante abbia ricordi bellissimi e amicizie consolidate. tutto troppo sporco, sono veramente amareggiata di questa situazione. Cambiare la mentalità questa la ricetta

  2. Parlando in linea generale, c’è da dire che sono tante le nuove figure professionali legate al turismo un boom, trainato dalla tendenza sharing, dai voli low cost, dal web, eppure in Italia almeno per le figure “Classiche”legate al turismo stagionale estivo, il quadro non è dei più rosei: il lavoro in nero, lo sfruttamento,paghe da fame e la new entry del 2019 il “reddito di cittadinanza”, rappresentano la “colpa” della mancanza di lavoratori stagionali nel turismo (camerieri, barman, facchini, receptionist,ass.bagnanti, animatori turistici ecc.). Ogni anno in Italia sono sempre meno i giovani disposti a lavorare come stagionali nel periodo estivo,( in questi ultimi anni la fuga per l’estero è evidente, viste le migliori condizioni economiche, di vitto ed alloggio) però se si parla del settore dell’animazione turistica, allora le cause della mancanza di personale animazione è da attribuire ad una semplice e triste realtà: molti giovani non sono proprio attratti dall’idea di lavorare come animatori nei villaggi vacanze. Parlo per esperienza diretta del settore dell’animazione turistica, in quanto collaboro con Animandia.it in sito operativo da oltre 18 anni e che offre servizi per società del settore è posso affermare che già da qualche anno si avverte un calo di giovani disponibili a lavorare come animatori nei villaggi vacanze ( molto prima del reddito di cittadinanza). E’ cosa nota tra gli addetti ai lavori, la difficoltà nel reperire personale stagionale nel comparto animazione turistica, come anche l’alto tasso di abbandono da parte dei giovani aspiranti animatori, sono lontani anni luce i tempi di Fiorello dove nei villaggi ci si divertiva lavorando, dove si facevano le ore piccole per le prove degli spettacoli, dove si lavorava divertendosi e facendo divertire. Molti giovani d’oggi sono riluttanti nel voler fare un’esperienza perché a detta loro, si lavora sodo, compreso il sabato e la domenica e gli stipendi, soprattutto per coloro che sono alla prima esperienza sono bassi… E’vero che si lavora tanto, magari gli stipendi non sono alti (anche se si risparmia su vitto,alloggio e spesso ci sono dei bonus) ma un tempo lo si faceva principalmente per passione, per la voglia di mettersi in gioco, per sentirsi in qualche modo dei protagonisti, insomma ci si divertiva lavorando, oggi per molti giovani non è più così, quelli che ci provano alla prima difficoltà si tirano indietro, altri invece, ci ripensano ancor prima di partire per la loro destinazione…insomma posso dire che per quanto riguarda l’animazione nelle strutture turistiche la causa primaria della mancanza di personale è semplicemente dovuta al fatto che non c’è più attrattiva verso questa professione.

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