LE OPINIONI

LA RIFLESSIONE Il (lieto) ritorno alla musica classica

Mi capita sempre più spesso di imbattermi su Youtube in brani musicali classici. Ho l’impressione (forse errata) che ci sia un aumento reale di queste musiche deciso da un conduttore invisibile allo scopo di favorire l’aumento della conoscenza di tale tipo di musica da parte del pubblico. Per lo meno voglio sperare che sia così. In ogni caso ieri mi sono iimbattuto in un brano musicale al limite del divino. Questo brano è “La Passione secondo San Matteo”di Bach. Forse sarete scettici, ma quest’opera è una sorta di cattedrale della musica. Conviene subito dire che non è di facile accesso. Pensate che si tratta di oltre tre ore di musica e canto, rigorosamente in tedesco, a cui bisogna accostarsi gradualmente. Ma chi era Bach? Joan Sebastian Bach è un compositore tedesco che potrebbe essere definito benissimo “Il Dio della musica”. Nato a Eisenach (Lipsia) nel 1685 è morto nel 1750. Durante le mie scorribande per l’Europa insieme ad Antonio Loffredo sono stato in questo paese. Qui tutto parla del grande Bach; nelle vetrine ci vendono perfino le bottiglie di vino con l’effige del musicista stampata sul vetro. Si respira un ‘aria bachiana ovunque. Ritornando alla “Passione”essa rappresenta anche il distacco della musica religiosa dal latino che era la lingua obbligatoria fino a quel tempo. Ma la Riforma luterana impose l’adozione delle lingue nazionali per cui quest’opera è una delle prime in tedesco. Di sicuro una delle più valide. La prima volta che venni a contatto con questa musica fu nei lontani anni ’50 del secolo scorso; ebbi modo di ascoltarla in una Quaresima nella basilica di Santa Chiara a Napoli in occasione del suo restauro dopo il bombardamento anglo-americano del ?43. Rimasi interdetto.

L’opera non è di facile intellegibilità. Ma con calma, si comincia ad intenderla e dopo un poco si assimila e si ha modo di apprezzarla e gustarla nella sua complessità. E’ ovvio che si tratta di una musica a tema e viene suonata principalmente durante la Settimana Santa, ma , come spesso accade per musiche uscite dai canoni comuni, viene rappresentata anche in altri periodi dell’anno. Ho detto rappresentata ed in effetti si tratta di una vera e propria rappresentazione della “Passione” in musica. C’è una voce narrante che è l’Evangelista, in genere un tenore, poi Un baritono che recita la parte di Cristo e, man mano, i cori che rappresentano le “turbe”, altre voci che rappresentano Pilato. gli Apostoli e tutta la variegata umanità del Calvario. Ascoltare quest’opera è come essere inondati da un torrente di musica e canto. E ti chiedi come una mente umana possa comporre una tale delizia. Ci sono dei brani musicali che ti sembra averli sentiti da sempre perché ti sembra conoscerli da sempre. Uno di questi, ad esempio, è “Erbarme dich, mein Goot!”E'(Abbi pietà di me, mio Dio!) il canto di dolore di Pietro dopo essersi reso conto di aver rinnegato Gesù. I cori sono ampi, corposi, densi di significato. Ti senti trasportato in un altro mondo. Ripeto di nuovo: ma chi era Bach? Un uomo eccezionale, quindici figli, quasi tutti musicisti; una vera fabbrica di musica ; ne uscivano composizioni musicali come da una falegnameria vengono fuori tavoli, sedie, armadi e quant’altro. Le “Passioni” (c’è anche quella secondo Giovanni) sono forse la punta dell’iceberg della produzione bachiana, ma c’è ancora tanta roba che si perde il conto. Come non citare quel gioiello dei “Concerti brandeburghesi”? Bach anche dagli altri musicisti viene considerato come un essere soprannaturale. Ho sentito una volta il musicologo Dall’Ongaro affermare per televisione: “Non tutti i musicisti credono in Dio, ma tutti hanno una grande fede in Bach!” E scusate se è poco…..

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