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La scienza delle acque termali, convegno a Lacco Ameno

Di Gianluca Castagna
Lacco Ameno
–  Basterebbe il paesaggio, oggi fortemente compromesso, a far stare meglio. Le distese di sabbia, le dolci colline recuperate a vigneti, le coste di spettacolare bellezza che piombano in mare. Ma sull’isola d’Ischia c’è qualcosa in più: l’acqua. Calda, arricchita di sali minerali che raccoglie lungo i suoi percorsi sotterranei prima di sgorgare dal suolo in decine di sorgenti. Conosciute dagli antichi e oggi riscoperte, sono buone per curare (quasi) tutti i mali. Anche se un’evidenza scientifica vera e propria non c’è. Ma la fonte del benessere di cui l’isola verde abbonda è ricercata, ambita e sognata soprattutto da chi vuole ritrovare la forma e dimenticare lo stress.
Nulla di più naturale, a pensarci bene. Il binomio acqua–vita , è stato da sempre decisivo per la crescita, la storia, la salute, il lavoro, la cultura e perfino la religione dei popoli della terra. L’acqua è l’elemento principale che costituisce il nostro corpo, possiede una grande importanza per la salute, ma rappresenta anche un simbolo di vita con un profondo valore culturale che ha attraversato la storia dell’umanità, tanto che ai nostri giorni non è possibile scinderne l’approccio medico da quello culturale, psicologico, forse anche spirituale.
Quale argomento migliore per un convegno pubblico, “La scienza delle acque termali”, tenutosi nell’Hotel della Regina Isabella a Lacco Ameno, lunedì scorso, e organizzato da una nuova associazione (talmente nuova da essere ancora in via di registrazione) che raggruppa buona parte del mondo imprenditoriale, culturale e scientifico dell’isola d’Ischia: il Centro Studi per lo Sviluppo Sostenibile dell’Isola d’Ischia. Nomen omen. Costituire un laboratorio permanente di ricerca che affronti, in maniera interdisciplinare, tutte le questioni che ruotano attorno alle risorse e alle criticità del nostro territorio. “Vogliamo che la nostra isola – ha spiegato il presidente dell’Associazione, l’ing. Giancarlo Carriero – progredisca in modo sostenibile. Studiare, per proteggere meglio, le caratteristiche naturali dell’isola, evitando così di distruggerla. Per noi operatori del turismo sarebbe un gravissimo autogol. L’altro obiettivo – continua Carriero – è la comunicazione. Non c’è offerta turistica senza un’adeguata comunicazione. Avere il posto più bello del mondo e non riuscire a farlo sapere agli altri significa non realizzare il nostro obiettivo».
Le acque minerali e termali sono senza dubbio tra le principali risorse naturali dell’Isola d’Ischia. Sulla loro origine, sulle loro caratteristiche fisiche e chimiche, sul loro ruolo ecologico, sulle loro proprietà terapeutiche e sulla loro tradizione culturale, tuttavia, sappiamo ancora poco. Perché se è vero che le cure termali hanno sfidato i secoli, è altrettanto vero che al giorno d’oggi si osserva un discreto scetticismo sulla validità di queste cure. Il problema attuale della medicina termale non è tanto quello di credere o non credere alle cure termali (non si tratta di un atto di fede e gli effetti delle terapie sono evidenti), quanto di dare una solida risposta scientifica condivisa. Considerare le acque termali di Ischia come una componente importante del programma di interventi terapeutici finalizzati alla prevenzione, cura e riabilitazione delle patologie, oltre che valutarne tutto l’insieme degli aspetti terapeutici, psicologici, economici (quindi l’efficacia sugli indici di qualità della vita, la riduzioni dei ricoveri ospedalieri, il risparmio nell’uso dei farmaci). Ecco dunque la necessità di produrre nuove conoscenze scientifiche, interdisciplinari, sulle acque termali. Quale località, meglio di Ischia, con la sua condizione termale davvero “unica”,  può ben concorrere alla produzione di queste nuove conoscenze?

«Una volta – spiega Ugo Leone, già ordinario di Politica dell’ambiente presso la Facoltà di. Scienze politiche dell’Università di Napoli “Federico II” e presidente del Parco Nazionale del Vesuvio – gli scienziati, i quadri manageriali, gli istituti di ricerca, stavano là dove si sviluppavano le produzioni industriali. Oggi no. Le iniziative sono ubiquitarie e contano quelle che nella saggistica anglosassone vengono definite “amenity resources”,  quel patrimonio di clima, territorio, paesaggio, risorse in genere, che esistono più in un posto che in un altro, che rendono questo posto più attrattivo di un altro, candidandolo come luogo ideale per l’istituzione di laboratori di ricerca scientifica. Ischia queste caratteristiche le possiede tutte. Senza forzature. Non partiamo da zero – continua Leone – ci sono già centri di ricerca che consentono una collaborazione interdisciplinare per l’istituzione di un laboratorio permanente come quello che si vorrebbe istituire: c’è la stazione zoologica Anton Dohrn , la sezione dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il museo archeologico Pithecusae, rapporti con Soprintendenza archeologica di Napoli e di Caserta, insomma tutto un insieme di risorse e rapporti che danno all’isola un ulteriore elemento di attrazione. Ischia è per natura un contesto attraente».

Per Francesco Rispoli, in cabina di regia dell’associazione, « La sostenibilità  non riguarda solo l’ambiente. E’ questione di ambiente, economia e società.  Il punto più debole, in questa isola oggi, mi pare soprattutto la società. Quando io ero giovane – ricorda Rispoli – vivevo in una famiglia meno agiata della mia, ma più ricca. Ricca di futuro. Perché coinvolta in un processo di sviluppo che fu avviato da Angelo Rizzoli e altre personalità. Ognuno si sentiva partecipe di quello sviluppo. Oggi bisogna chiamare tutti i giovani,  evitare che emigrino e che la mia generazione non si trovi nella malaugurata condizione di aver rubato loro il futuro. Lo spirito che ci anima si richiama all’art.1 del Protocollo di Goteborg:  non lasciare ai nostri figli un futuro peggiore di quello che abbiamo trovato».
Al convegno, moderato dal giornalista scientifico Pietro Greco, ha assistito una folta rappresentanza degli studenti del liceo scientifico di Ischia. Attenti a una serie di interventi di qualificati relatori che hanno spaziato dalle origini delle acque minerali e termali (il geofisico Paolo Gasparini) agli aspetti terapeutici (il dott. Antonio Fimiani, che si è fatto portatore una nuova proposta in merito alla metodologia di studio dei trattamenti termali); dall’importanza dell’acque nelle culture di ogni tempo (il biochimico Maurizio Iaccarino) alla presenza delle terme nella storia della letteratura latina (la docente universitaria Rossana Valenti). Approfondimenti ad ampio spettro a testimonianza di quanto le acque termali siano davvero un paradigma che interessa più discipline di studio. La sfida per un adeguato rilancio dei centri termali passa adesso da una maggiore validazione scientifica delle proprietà intrinseche delle nostre acque e la capacità di offerta turistica, anche in termini di destagionalizzazione, che il tessuto sociale e imprenditoriale in cui le terme sono inserite è in grado di mettere in campo. Certamente il settore termale soffre, ma non rinuncia a battersi per una ripresa che forse potrebbe essere più vicina.

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