La scuola e la funzione educativa nel terzo millennio

DI LUCIA MONTI
Oggi la scuola ha assistito ad una evoluzione dei contenuti e dei metodi didattici che non ha precedenti nella storia delle istituzioni educative. Le principali componenti che hanno ridisegnato dalla base le coordinate dell’apprendimento, possono individuarsi nei mutamenti legislativi, nella evoluzione tecnologica e in una nuova modalità di elaborazione e trasmissione dei saperi. Di questa transizione epocale, la scuola rappresenta ed esprime in maniera tangibile il rinnovato rapporto tra gli attori sociali di questo processo. L’espressione che definisce in modo sintetico questo cambiamento è quello di “vita 3.0 ” che definisce lo stato progressivo della nostra civiltà: dopo l’evoluzione biologica e culturale è appunto seguita quella tecnologica, che si svolge con un ritmo ed una intensità tali da rendere la trasformazione avvertibile già all’interno di una stessa generazione.
Il punto di partenza per poter capire i traguardi evolutivi della scuola negli ultimi venti anni è dato dalle disposizioni contenute nel D.P.R. n.275 del 1999 (Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche), il D.M. n.234 del 2000 (Regolamento recante norme in materia di curricoli nell’autonomia scolastica) e il D.Lgs. 165/2001 (Testo Unico sul pubblico impiego) che ha ridisegnato il ruolo, i poteri, le facoltà e le competenze del Dirigente Scolastico. A tale fonte normativa si sono poi unite tutta una serie di disposizioni che hanno contribuito a formare quelle professionalità e quegli spazi di autonomia, su cui si sono innestati i nuovi sentieri formativi ed educativi. Oggi il Dirigente Scolastico è un vero e proprio datore di lavoro pubblico, chiamato a guidare l’istituzione scolastica con capacità imprenditoriali, intuizione e creatività nella gestione delle risorse umane, progettualità culturale, spirito di managerialità, razionalità nella gestione delle risorse finanziarie, autonomia di valutazione e valorizzazione del personale, capacità di coordinamento delle competenze, che, specialmente nel settore scuola, sono tante e di alto profilo.
Sulla base di questi presupposti, la crescita umana e culturale degli allievi è stata testimone di un processo di costante espansione in termini di qualità e di opportunità: spetta ad ogni attore del sapere la capacità e la volontà di cogliere e di elaborare, in base alla proprie inclinazioni e sensibilità, tali nuove opportunità formative. Queste nella Scuola Media di Ischia si concretizzano grazie anche all’uso di tecnologie all’avanguardia. Basti pensare che in ogni aula la vecchia lavagna di ardesia è stata ormai sostituita dalla LIM con annesso computer portatile, i laboratori, allestiti grazie ai FESR, fondi europei e regionali, sono dotati di attrezzature moderne e accattivanti, nell’aula magna è presente il videoproiettore collegato al computer e ad uno schermo gigante per assistere a videoconferenze, lezioni da ogni parte del mondo emerso e sommerso. La ”Scotti” rientra nel 20% delle scuole che, a livello nazionale, sono dotate di fibra ottica con banda larga a 100 megabit in grado di fornire la potenza necessaria per supportare tutti i collegamenti telematici.
Ne va da sé che la “lezione frontale”, testimone di una visione e di una metodologia arcaica, ha visto mutare la sua fisionomia e la sua funzione: non più espressione di una mera passività ricettiva da parte del discente, ma luogo di confronto e di dibattito interculturale. Oggi si preferisce ricorrere sempre di più a rappresentazioni chiare e sintetiche dei concetti, spesso corredate da immagini, simboli ed esempi esplicativi che aiutino a comprendere il messaggio, ad elaborarlo in modo personale e a riproporlo come elemento di confronto e di stimolo intellettuale con il docente ed i compagni di classe. La conoscenza non è qualcosa che si apprende passivamente, ma si costruisce, si consolida e si trasforma in competenze. Seguono poi le importanti esperienze formative rappresentate dai “laboratori didattici” che rendono possibili l’attuazione di lavori teatrali, artistici, scientifici, sportivi, linguistici e informatici. Il metodo laboratoriale nasce dall’arricchimento e dal confronto tra i partecipanti all’iniziativa didattica e prevede il coinvolgimento emotivo, sociale ed intellettivo degli alunni i quali interagiscono tra loro ed in gruppo, nell’ambito di un progetto formativo volto alla realizzazione di un risultato. Ma questo obiettivo, non rappresenta una tappa isolata di ciascuno, bensì sottende un processo di sinergia, confronto, scambio e crescita interiore che favorisce la costruzione del carattere e della personalità. Infatti è solo attraverso le dinamiche di gruppo che si costruiscono nuovi saperi. Con le esperienze teatrali ed artistiche, la rappresentazione di un evento si trasforma in forma di verità, poiché in essa vengono condivise e costruite nuove modalità del sentire e dell’agire. Con i laboratori scientifici lo studio dei fenomeni della natura diventa luogo di apprendimento e di esperimento comune che tiene conto delle varie modalità di approccio all’osservazione. Con i laboratori linguistici (di recupero, di orientamento e di potenziamento didattico) si costruisce quella nuova cittadinanza attiva e inclusiva, che nasce dalla capacità di condividere una lingua, spazi e regole comuni, elementi fondanti di una visione autenticamente moderna della civiltà.
A tali strumenti si aggiungono i “campus didattici”, che prevedono la sperimentazione di nuove forme di interazione tra studenti e tra studenti e docenti, attraverso l’ideazione di progetti e la realizzazione di “compiti di realtà” sia in ambito scolastico che extrascolastico. Nati dalle esperienze anglosassoni e statunitensi, in cui la modalità stessa della frequenza avviene con la condivisione di spazi e luoghi di comune convivenza tra gli studenti, tale forma di apprendimento ha poi assunto forme e caratteri specifici in base alle esperienze dei vari paesi. In Italia, tali forme di apprendimento condiviso hanno dato ottimi frutti. Infatti molte ricerche hanno dimostrato che l’apprendimento cooperativo e condiviso mediante un progetto comune da realizzare, permette di raggiungere risultati migliori rispetto a situazioni competitive e individualistiche: infatti le sinergie cooperative sviluppano forme di ragionamento critico, valutativo, costruttivo ed integrativo, che non avrebbero possibilità di nascere in un sentiero isolato ed individuale di apprendimento, dove l’unico metro di valutazione è la propria persona. Arricchiscono tali percorsi educativi le esperienze altamente formative date dal Cineforum, dalle Escursioni Didattiche e dai PON.
Con il ”Cineforum”, l’esperienza dell’immagine diventa cultura della parola , dando origine ad uno sviluppo cognitivo che si alimenta con la conoscenza del tessuto sociale in cui i fatti prima narrati vengono poi discussi, analizzati, commentati e condivisi, dando luogo a quella particolare forma di “apprendimento emotivo” che un grande psicologo, Daniel Goleman, considera “la componente più importante e feconda dell’intelligenza” Con le “Escursioni Didattiche” la pratica diretta del luogo e del momento si traduce in un percorso di miglioramento delle proprie facoltà di osservazione e della propria autostima. Gli esperti parlano di abilità metacognitive, ma in modo più semplice e concreto, il concetto di fondo è che le esperienze maturate nei luoghi esterni rispetto ai consueti spazi dell’edificio scolastico, rappresentano positive opportunità non trascurabili di crescita interiore e di confronto, che col tempo vengono interiorizzate e meditate dall’allievo e ciò influisce non poco sul processo di costruzione della personalità.
Con i “PON” (Programma Operativo Nazionale del Miur 2014-2020), il recente ordinamento scolastico conferisce la possibilità ai singoli istituti scolastici, a fronte di un budget definito, di potenziare e sviluppare nuovi settori del sapere, con l’approfondimento critico ed originale di tematiche, ambiti e discipline che integrano e potenziano il bagaglio culturale che si va formando in capo a ciascun allievo. Si tratta di un piano di interventi organici finanziati con i Fondi Strutturali dell’Unione Europea, che parte da un progetto elaborato dal Dirigente Scolastico e dal suo staff e poi approvato dal Collegio dei docenti e dal Consiglio di istituto. I piani vengono in seguito valutati ed ordinati in una graduatoria, in base alla quale verranno poi autorizzati. Un altro elemento positivo di tale strumento è che i moduli formativi vengono spesso conferiti a figure di docenti e di esperti esterni, rispetto alla compagine curricolare, con la possibilità da parte degli allievi di relazionarsi con nuove figure formative dotate di competenze specifiche, professionali e motivazionali.
Elemento non trascurabile che considero essenziale alla base del progetto di vita che ciascun alunno costruisce giorno per giorno è poi il dialogo con le famiglie. Spesso, alcune dinamiche interne all’ambito familiare restano confinate e non vengono adeguatamente analizzate. La scuola, con la sua poliedricità e partecipazione attiva, rende più fertile e fecondo quel dialogo di confronto costruttivo tra famiglie, corpo docente ed alunno, in grado di progredire sulla base di una dialettica autentica e non fittizia, in grado di accompagnare sul sentiero della vita una personalità in formazione, rispettando i suoi ideali, le sue inclinazioni e capacità. D’altra parte lo stesso Benedetto Vertecchi ha puntualizzato che “per qualità dell’istruzione si intende la misura dell’adeguatezza degli stimoli, dell’esercizio e del rinforzo dell’apprendimento alle necessità dei singoli allievi”. La cultura è la capacità di condividere prima che di apprendere.
DIRIGENTE SCOLASTICA SMS STATALE “G. SCOTTI”




