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La shoah, il mio bisnonno: per non dimenticare

Mi chiamo Giovanni Cricco, ho 24 anni e sono uno studente magistrale di Pubblica amministrazione con la passione per la storia.  Ed oggi proprio di storia voglio parlarvi, più precisamente di quella del mio bisnonno. Ho deciso di raccontarla per far si che tali crimini ed abomini non accadano più. Tutto parte dall’agosto del 1944 quando nel piccolo paesino di Nimis in provincia di Udine a pochi kilometri dalla Slovenia avvennero pesanti scontri tra partigiani e nazisti. All’inizio i partigiani ebbero la meglio ma poi i tedeschi si riorganizzarono e sbaragliarono le linee di difesa partigiane. Per rappresaglia i feroci nazisti rastrellarono più di quaranta uomini della piccola cittadina di Nimis tra cui anche il mio bisnonno Giovan Battista Cricco classe 1899. Queste persone spaventate ed inermi vennero trasportate alla stazione di Udine dove il 4 ottobre del 1944 partirono in treno stipati come delle bestie per il campo di concentramento di Dachau in Baviera. Dopo diversi giorni arrivarono nel lager dove le condizioni di vita erano terribili e disumane. Successivamente il mio bisnonno fu trasferito nel campo di concentramento di Buchenwald a 400 km di distanza dove ha vissuto per cinque mesi.

A Buchenwald la vita era un inferno e la concezione di sterminio in questo lager passava dai lavori forzati. Infatti i detenuti erano costretti a lavorare tutto il giorno fino allo sfinimento e alla morte. Inoltre in questo campo i deportati venivano utilizzati come cavie umane per gli esperimenti dei fanatici ricercatori tedeschi. Anche ai bambini è toccata tale sorte, infatti ne morirono a centinaia. La svolta avvenne quando l’8 aprile 1945 i tedeschi evacuarono il campo di concentramento di Buchenwald perché stavano giungendo gli americani. Quindi fecero uscire i deportati e li obbligarono a prendere parte alla marcia della morte. Quest’ultima comprendeva i treni della morte dove in carri bestiame venivano stipati centinaia di persone senza servizi igienici, senza cibo ne acqua e soggetti alle intemperie. Anche il mio bisnonno era in quei maledetti treni ed arrivò dopo venti giorni al campo di concentramento di Dachau precisamente il 27 aprile 1945. Nella marcia della morte da Buchenwald a Dachau morirono più di 10000 persone. Dopo solo due giorni (29/04/1945) dall’arrivo giunsero gli americani che liberarono il campo di concentramento di Dachau ed in quel momento il mio bisnonno fu un uomo libero. Ma purtroppo complice la fame e gli stenti ed un viaggio interminabile morì da uomo libero due giorni dopo il primo maggio del 1945 e fu sepolto dagli americani a 2 km di distanza dal campo sulla collina del Leitenberg in una fosse comune.

Del mio bisnonno non si seppe più nulla dall’ottobre del 1944 e si rivelarono vani tutti i tentativi fatti da mio nonno agli alti comandi tedeschi, italiani e alla croce rossa. Era sparito senza lasciare nessuna traccia. Solo dopo 18 anni di intense ricerche un laconico comunicato della Croce Rossa Internazionale dichiarava che Giovan Battista Cricco era deceduto per inedia nel campo di concentramento di Dachau. Ma mio nonno Giovanni Cricco, mio omonimo, dopo quella lettera non si arrese e continuò a fare ricerche sulla storia del padre per tutta la sua vita fino alla sua morte avvenuta sei anni fa. Dalle sue lettere inviate a parenti o ad ex deportati si carpisce una sofferenza tale che credo sia inspiegabile. Gli fu strappato il padre a soli 13 anni e questa cosa lo ha segnato per tutta la vita.  Dopo la sua morte a distanza di un paio di anno ho iniziato a ricercare, volevo sapere di più della storia del mio bisnonno che mio nonno Giovanni, complice l’atroce sofferenza, mi aveva tenuto quasi completamente nascosta. Ho iniziato a scavare in tutti gli angoli della casa dei miei nonni trovando una documentazione incredibile perfettamente conservata. Da tutti questi documenti ho iniziato a ricostruire tutta la storia dall’inizio alla fine arrivando al giorno d’oggi ad avere la certezza di dove sia sepolto il mio bisnonno. Successivamente alle ricerche la mia anima sentì il bisogno di ricongiungersi con la propria storia, così come voleva il nonno, e per questo motivo che per la prima volta dopo il 1945 il 26 Luglio del 2016 un altro Cricco varcò la soglia del campo di concentramento di Dachau. Un’emozione incredibile che difficilmente si riesce a spiegare a parole.

Il cielo ha voluto che esattamente un anno dopo la visita al lager quindi il 26 luglio 2017 io discutessi davanti alla commissione la mia tesi di laurea basata proprio sulla storia del mio bisnonno e di mio nonno. In tutto questo viaggio mi sono sentito accompagnato, come se una mano mi stesse indicando la strada da proseguire. Proprio per questo oggi sto scrivendo queste parole, proprio per questo da tre anni mi sto recando nelle scuole a spiegare cosa è successo. È fondamentale ricordare tutte le atrocità e gli abomini commessi cosicché non accadano più. Le ferite di tali crimini sono ancora aperte ed io le sento anche dopo 74 anni sulla mia pelle, perché il sangue del mio sangue è stato versato. Che non accada più.

 

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