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La storia di Silvio: accusato ingiustamente di falso ideologico, ottiene dopo 25 anni un risarcimento danni

Serrara-Fontana.  24.000 euro di risarcimento per danni materiali, morali e biologici. Una somma cospicua per una storia che quasi si perde nella notte dei tempi, come succede spesso quando c’è di mezzo la giustizia. É questa la conclusione di una assurda vicenda cominciata ben 25 anni fa in quel di Serrara-Fontana e sfociata in un lungo iter giudiziario, pieno di luci ed ombre  che solo ora sembra essere finalmente giunto al capolinea.

Le origini della vicenda

Tutto ha inizio, infatti, nel lontano 1991 quando Silvio Mattera, all’epoca funzionario dell’agenzia delle entrate di Ischia richiede al Comune di Serrara-Fontana l’autorizzazione per ricostruire alcuni tratti di mura di contenimento  pertinenti  ad un fabbricato rurale di sua proprietà ed ubicato in via Pantano. Autorizzazione che gli viene concessa dall’amministrazione montana. Due anni dopo, ecco però accadere un imprevisto che causerà una vera e propria disavventura giudiziaria.  Un residente della zona, Antonio Iacono  denuncia, tramite esposto, che in quell’area indicata da Silvio  Mattera vi è soltanto un terreno e che quindi non esisterebbe alcun fabbricato,  al punto che i grafici non appaiono corrispondere all’effettivo stato dei luoghi.  Di qui scoppia il patatrac.  L’autorizzazione concessa a Silvio per i lavori viene sospesa  e si avvia un processo penale al carico del nostro concittadino e di Arnaldo Mario, geometra incaricato della progettazione delle opere in questione. I due vengono accusati di falso ideologico e di aver istigato i funzionari pubblici del Comune di Serrara-Fontana  ad abusare del loro potere d’ufficio rilasciando l’autorizzazione per il rifacimento dei muretti  in violazione del vincoli di inedificabilità e dei vincoli paesaggistici.  Sul banco degli impuntati finisce anche l’allora sindaco del Comune montano, Luigi Iacono e quanti all’epoca facevano parte della commissione edilizia dell’ente di Serrara-Fontana che a loro volta vennero accusati del reato di abuso d’ufficio. In particolar modo, il primo cittadino, secondo il pubblico Ministero, aveva rilasciato l’autorizzazione senza aver acquisito il parere della commissione edilizia integrata, senza l’interpello della sovraintendenza  e per di più per un manufatto inesistente.  Peccato solo che il famigerato fabbricato esisteva eccome, ma era finito semplicemente ricoperto da terreno ed immondizia che  negli anni erano stati gettati nel sito in questione, come fu poi dimostrato anche durante il processo che vide  sfilare una decina di testimoni. In men che non si dica il caso del presunto fabbricato inesistente  si trasformò in una vera e propria patata bollente, accentrando l’attenzione della stampa isolana dell’epoca  e facendo da apripista per altre indagini aventi ad  oggetto altri presunti illeciti commessi dal Comune di Serrara-Fontana su diverse concessioni edilizie ed autorizzazioni che erano state emesse in quegli anni. Casi questi poi tutti finiti con assoluzione, ma che in ogni caso, fecero  rischiare di perdere allo stesso Luigi Iacono  la propria poltrona da sindaco.

Un maxi processo con accuse campate per aria

Un maxi processo, insomma,  difficilmente sintetizzabile in poche righe e  che si rilevò poi di fatto essersi basato su accuse, detto in parole povere,  “campate per aria” , con i carabinieri e le autorità competenti che si mossero semplicemente  anche sulla scorta di una  relazione tecnica fornita dal  geometra Benito Trani  a supporto di chi aveva denunciato  Silvio Mattera. Come riportò anche il Golfo di quel periodo, infatti, erano presenti due relazioni tecniche relative al fabbricato di Silvio, una redatta da uno dei due tecnici del Comune di Serrara-Fontana che dimostrava l’esisteva del fabbricato e l’altra  dell’ingegnere Trani che invece la metteva in dubbio. Inutile dire che durante il processo emerse non solo che i muretti erano già preesistenti come indicato anche dal catasto, ma che perfino le stesse fotografie allegate dal denunciatario mostravano chiaramente che i famigerati tratti murari, oggetto della discordia, erano già presenti e dando così implicitamente prova che le accuse  mosse  al Mattera non corrispondevano affatto alla verità. Tra l’altro lo stesso Iacono, nativo della zona, non poteva non sapere che in quel luogo esisteva l’edificio.  La preesistenza del fabbricato oltre che alle testimonianze  verbali e dal catasto fu dimostrata  poi anche da un’ulteriore perizia tecnica che venne effettuata  dal geometra Massimo Corti su richiesta del pretore di Ischia.

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Nel 1998, quindi, il processo dopo 15 rinvii, portò alla assoluzione piena di tutti gli imputati, compresi gli amministratori e i funzionari  di Serrara-Fontana, in quanto per il giudice i fatti indicati non sussistevano.

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Nel 2003 la richiesta danni, 14 anni dopo la sentenza

La vicenda però non finisce qui. Nel 2003, Silvio Mattera e Arnaldo Mario danno inizio ad un altro procedimento giudiziario chiedendo un risarcimento danni  a chi  li aveva ingiustamente accusati di essersi inventati l’esistenza del fabbricato per mettere in atto abusi edilizi Un responso che anche in questo caso si è fatto attendere.  per ben 14 anni.  Già, perchè soltanto lo scorso 18 Dicembre, difatti, il giudice della sezione distaccata di Ischia del Tribunale di  Napoli, Olimpia Criscuolo, ha accolto l’istanza del Mattera e dell’Arnaldo riconoscendo al primo un risarcimento danni pari a 24.050 euro e al secondo un risarcimento di circa 9.500 euro.

«Il Mattera Silvio – si legge nella sentenza-Ha certificato di essere impiegato all’epoca dell’agenzia delle entrate di Ischia e che l’eco del processo  interessò la stampa locale che riportava ripetutamente la notizia del procedimento penale in cui egli era coinvolto.  All’epoca gli fu anche sollecitata la candidatura a sindaco del Comune di Serrar-Fontana, ma egli ha sostenuto che per ragioni di opportunità, essendo inquisito si mise da parte con grave limitazione al proprio diritto di elettore.  Va rilevato quindi che effettivamente la vicenda ha avuto una rilevanza pubblica, come emerge dalla stampa, con un ritorno negativo della sua sfera di immagine. A ciò va aggiunto che essere sottoposti a processo penale determina ansia, incertezza e al Mattera vanno ricondotti quindi danno di tipo biologico e morale,oltre quelli di tipo materiale avendo dovuto subire i costi del processo penale con ripetute trasferte sul continente, e con pagamento degli avvocati e dell’accertamento tecnico preventivo. (…)Pertanto la somma complessiva che gli compete è di 24.000 euro.  Ad Arnaldo Mario va dato atto che in caso di condanna la legge urbanistica avrebbe previsto la sanzione della radiazione o sospensione dall’albo professionale per i tecnici che si macchiano di reato di falso ideologico. Il geometra ha quindi avuto ansia  temendo di perdere il lavoro e quindi appare giusto liquidare  una somma di 9565.euro”.

Silvio Mattera: alla fine ha trionfato la verità

Insomma, questa vicenda giudiziaria, salvo altri imprevisti, sembra ora  essersi finalmente conclusa in modo sereno per i  nostri due concittadini, protagonisti di una storia che ha assunto,  nel corso degli anni, anche i toni di un vero e proprio caso politico. La denuncia avanzata a Silvio Mattera, infatti, sembra aver mirato a colpire  più che altro l’amministrazione di Serrara-Fontana , come testimoniato anche dai numerosi articoli di stampa di quel periodo e dalla parole dello stesso Silvio che oggi finalmente vede riconosciuto il verdetto che tanto attendeva. « Dopo tutti questi anni – ha commentato infatti quest’ultimo – finalmente ho avuto riconosciuto  il risarcimento per tutti i danni che ho subito a causa di questo processo ingiusto. Un  processo che è la dimostrazione che chiunque può svegliarsi la mattina e decidere di accusare una persona,anche senza prove fondanti, non tenendo però poi conto che la verità viene  sempre a galla e con tutte le dovute conseguenze. Il mio  caso comunque probabilmente è stato anche un pretesto per colpire  l’allora sindaco Iacono e la sua amministrazione, dato che c’erano delle beghe di palazzo tra la commissione  edilizia, gli stessi tecnici comunali e il primo cittadino ed io mi sono ritrovato nel mezzo. Costretto a vedere spuntare il mio nome  quasi ogni giorno sugli articoli di stampa per delle accuse totalmente false. Con questa nuova sentenza sono quindi molto soddisfatto anche se per giungere al verdetto ci sono voluti 14 anni. Se ho richiesto il risarcimento danni  non è certo per arricchirmi ma per dare una giusta lezione a chi ha mosso quelle accuse contro di me. I soldi che riceverò dal risarcimento, infatti, li donerò in beneficenza».

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