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CULTURA & SOCIETA'

La surreale e triste assenza del classico Carnevale di Monterone

Il covid ha cancellato le storiche celebrazioni del martedì grasso in quel di Forio: abbiamo raccolto le impressioni di Antonio Mendella, presidente dell’Associazione Folkloristica Monterone e Gaetano Maschio, direttore artistico

Un noto detto dice “A carnevale ogni scherzo vale”, ma lo scherzo che ci ha riservato il covid quest’anno è davvero pesante. Da circa un anno stiamo combattendo contro una pandemia che ha messo in ginocchio il mondo e purtroppo siamo anche privati del sano stare insieme perché, come si sa, la distanza sociale e le mascherine che coprono in parte il nostro volto sono tristi realtà di questi tempi balordi. Ritorneremo a sorridere e a festeggiare, ma per adesso bisogna ancora stringere i denti e il carnevale che ci apprestiamo a vivere sicuramente è diverso dagli altri. A Forio, in particolare, non avrà luogo quest’anno il celebre Carnevale di Monterone, organizzato come sempre dall’Associazione Folkloristica Monterone. È una triste notizia per adulti e piccini, ma di questi tempi è davvero impossibile mettere in piedi un evento di questo tipo per i rischi e per le limitazioni vigenti. Sembra comunque opportuno dare ai nostri lettori un breve cenno storico della manifestazione che si svolge ogni anno nel comune turrito. Il Carnevale di Monterone a Forio sull’Isola d’Ischia è una tradizione antichissima. L’appuntamento annuale ha sempre rappresentato una grande festa per il popolo monteronese, che ha espresso attraverso il Carnevale la sua genuina creatività, coinvolgendo tutto il paese. La Banda di strumenti folkloristici, realizzati anche attraverso la trasformazione di oggetti propri della tradizione contadina è stata da sempre l’emblema del corteo tradizionale, durante il quale la popolazione tributa gli onori al “Principe Carnevale” fantoccio da osannare prima e mandare in fumo a fine serata: zappisti, serraserristi, triccaballacchisti, pignattisti, scetavajassisti, in divisa d’ordinanza ed all’unisono, seguono le direttive del Maestro, ritmando il classico suono d’accompagnamento. I carri, le gare tra compaesani, le maschere, i suoni ed i canti sono la naturale estrinsecazione dell’indole simpatica e festosa di Monterone, intrinsecamente inserita nella storia di Forio, che ha saputo ricercare la spensieratezza anche in momenti difficili come quelli della prima e della seconda guerra, continuando nel tempo fino ai giorni nostri senza perdere l’autenticità del passato. Proprio per questo forte radicamento nel tessuto sociale foriano abbiamo voluto sentire Antonio Mendella, presidente dell’Associazione Folkloristica Monterone e Gaetano Maschio, celebre direttore artistico del Carnevale di Monterone per sapere come si vive questo carnevale anomalo. Antonio Mendella si è detto dispiaciuto, ma allo stesso tempo fiducioso per il futuro:

L’associazione da lei presieduta come sta vivendo questa situazione complessa e che clima si respira?

Foto il Principe Carnevale in carrozza

«L’Associazione Folkloristica Monterone, storica organizzatrice del Carnevale di Monterone composta da persone giovani e meno giovani che ricordano tutte le edizioni, è ovviamente molto dispiaciuta di non poter festeggiare il carnevale come tutti gli anni per i motivi chiaramente legati alla pandemia e alle restrizioni vigenti. Il carnevale è un momento di gioia in cui si sta insieme e ci si diverte, ma almeno per quest’anno stiamo vivendo un periodo davvero complesso che ci porta a non poter mettere in piedi la macchina organizzatrice. Benché fermo il carnevale, speriamo di trovare il modo di ricordarlo…».

Ecco, vuole mandare un messaggio di speranza per il futuro e per le prossime edizioni?

Foto la Banda sfila

«Si, lo spirito deve rimanere positivo perché siamo consapevoli che appena sarà passata la bufera si tornerà a stare insieme e a divertirsi come prima. Siamo ormai proiettati all’edizione del carnevale dell’anno prossimo, ma ci tengo a sottolineare che se dovesse esserci prima l’occasione di festeggiare anche per altri motivi noi siamo presenti. A Forio il carnevale ha un valore aggiunto che è la storica banda la quale, laddove ci dovessero essere i presupposti per organizzare qualcosa, è pronta in qualsiasi momento dell’anno a sfilare per le strada con i propri strumenti della tradizione contadina».

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Gaetano Maschio, in veste di direttore artistico, ha voluto ricordare l’importanza dal punto di vista culturale e identitario del Carnevale di Monterone:

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Personalmente cosa le mancherà di più quest’anno del giorno di carnevale?

Foto premi e membri dell’Associazione

«Fa sicuramente riflettere il fatto che l’ultimo appuntamento con pubblico presente prima del lockdown fu proprio il Carnevale di Monterone dell’anno scorso. Quest’anno indubbiamente manca la gioia di potersi gettare a capofitto nell’organizzazione, ma soprattutto manca l’ebrezza di stare tra la gente per divertirsi nel procurar diletto. Per me è un motivo di divertimento procurare il diletto degli altri, questo è una sorta di regola nella mia attività lavorativa e a carnevale lo è ancora di più».

Da quando è nell’organizzazione del Carnevale di Monterone?

Foto pubblico a Monterone

«Io non faccio parte dell’Associazione Folkloristica Monterone. Svolgo la funzione di coordinatore artistico e sono nominato dall’Associazione stessa con la quale collaboro da decenni. Ho avuto il privilegio di conoscere i presidenti del passato Bartolomeo Regine, Francesco Mattera, Salvatore Impagliazzo “’e Pumpette” fino ad arrivare all’attuale Antonio Mendella. Ricordo che negli anni ’90 venivo chiamato in veste di animatore e cantante, mentre negli anni a venire ho cominciato a fare il coordinatore artistico. Dei miei primi anni riporto alla mente molto volentieri le contrade in gara che furono realizzate grazie a una mia idea e le sfilate dei carri. Tutto questo senza mai dimenticare la tradizione che vede come protagonista assoluto il Principe fantoccio in unione alla mitica banda fatta con strumenti dell’antica tradizione contadina».

Quale è il suo ricordo d’infanzia più bello legato a questa festa?

«Ricordo bene un carnevale della mia infanzia in cui mi trovavo nei pressi della rivendita di tabacchi della famiglia Di Maio (Giosì), nota per la sua esponente Angelina che per anni è stata la costruttrice del Principe Carnevale. Io da lì vedevo sul palco esibirsi una compagnia di professionisti napoletana del San Carlino. Avevo 7/8 anni, ma ricordo che la loro esibizione provocava in me un certo interesse. Sentivo che un giorno, prima o poi, avrei fatto anche io quel tipo di lavoro, mi rendevo conto di non essere impassibile davanti all’esibizione di questa compagnia di cui faceva parte mi sembra Pasquale Esposito, famoso Tartaglia in una celebre produzione di ‘O Scarfalietto».

La sfilata dei carri è uno dei momenti più intensi, ma che significato hanno questi carri?

«I carri rappresentano il valore aggiunto alla tradizione già consolidata. Alla sfilata del Principe Carnevale e della banda si aggiunge l’elemento carri che serve ancora di più a unire il mondo associazionistico attorno alla manifestazione. Negli ultimi anni abbiamo visto un crescente interesse dei giovani non solo al carnevale, ma allo stare uniti insieme. Ecco che l’innovazione si va a incastrare nella tradizione al fine di festeggiare in compagnia nel nome del carnevale».

A fine intervista Gaetano Maschio ha dato una notizia che sicuramente renderà felice tutti. Il Carnevale di Monterone, infatti, è stato inserito tra gli 8 carnevali censiti della Città Metropolitana di Napoli con la seguente motivazione: «Nell’ambito della ricerca multidisciplinare ‘Patrimonio culturale e festività dei carnevali: gli itinerari urbani dei rituali storici della Campania’ tenuta dal Centro Interdipartimentale di ricerca urbanistica ‘Alberto Calza Bini’ dell’Università di Napoli Federico II ed atta a sottolineare il valore della tradizione ‘carnevalizia’ nello sviluppo locale con l’analisi storico urbana ed il censimento dei Carnevali della Campania, lo storico Carnevale di Monterone è stato inserito tra i ‘104 Carnevali urbani storici della Campania di primo livello’ ed in particolare tra gli 8 censiti della Città Metropolitana di Napoli». Le foto presenti nell’articolo si riferiscono alle edizioni degli anni scorsi.

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