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CRONACA

La terapia della pace

Siamo giunti al termine di un anno orribile ed apocalittico, con una prospettiva di attraversare ancora un lungo, laborioso e difficile sentiero per uscire dal cuore delle tenebre. In quali condizioni psico-fisiche ci avviamo all’anno nuovo? Certamente non in modo brillante, anzi, addolorati, stressati, stremati, in balia delle onde di un intenso uragano che non riesce a far intravedere all’orizzonte alcuna tregua. Per di più, siamo letteralmente paralizzati, quando ascoltiamo un’illustre virologo che ci mette in guardia per un prossimo futuro, anche dell’arrivo della febbre gialla. A questo punto, bisogna, per non diventare tante collettività di soggetti psichiatrici, tagliare i ponti con ogni comunicazione, attenersi alle regole e abbandonarsi alla terapia della pace. Quella giusta, che, come dice Ovidio, appartiene agli uomini, in antitesi alla rabbia feroce, impregnata di furore bestiale. Quella intesa come terreno fertile dove si costruiscono le condizioni necessarie per l’educazione e la formazione delle relazioni umane. Sviluppare le arti, in particolar modo, la musica con i suoi inni di gioia, seminare e mietere i campi, costruire nuove forme di bellezza da offrire ai posteri. Spingere le comunità alla riflessione, elemento utile per produrre gran parte delle cose buone. Anche, perché bisogna ricordare, sebbene lo scorrere del tempo, ci arricchisce nel comprendere, ma senza una proficua pausa pacifica, non si raggiunge mai la saggezza. La quale, arriva quando ciascuno di noi è capace di vivere, laboriosamente, tranquillamente e creativamente insieme agli altri, senza l’assillo di rimproverare ed essere rimproverati. Ecco, con tale slancio vitale, sarebbe bello intraprendere il percorso esistenziale che ci attende nel 2021. E con la speranza del sorgere di una nuova alba, in cui, per esempio, la nostra amata Procida (Polis micaelica), partecipa alla competizione per diventare Capitale della Cultura per il 2022, facciamo nostre le parole di San Basilio di Cesarea di Cappadocia: “Venite, come coloro che prendono per mano quelli che non conoscono una città, e li portano per i luoghi, fornendo le opportune spiegazioni. Così, anche noi vi condurremo come stranieri, attraverso le meraviglie segrete della Polis, figlia dell’Universo.”

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