CULTURA & SOCIETA'

La Torre, Re Ferdinando e l’opera dei D’Avalos

In quel tormentato periodo, Vescovo d’Ischia sul Castello era Mons. Giovanni De Chico (1464-1501) costretto a sopportare i risvolti poco edificanti delle chiassose serate mondane che la bella e potente Lucrezia d’Alagno organizzava a Corte accanto alla sua dimora poco distante dagli appartamenti reali. Nel fondo, detto “parata delle Quaglie” di fronte al Castello a pochi metri dal vecchio cimitero di S.Anna, si individuò una zona di terra ove costruire una Torre di avvistamento e difesa di quel versante dell’isola e dello stesso Castello, dagli assalti dei pirati e del nemico in guerra. Furono interpellati i disegnatori di Corte e i maestri di fabbrica dei casali di Casamicciola e del Testaccio.

Correva l’anno 1496 e Re Ferdinando dichiarò Ischia “Città ed Isola fedelissima” – Giuseppe d’Ascia nella sua monumentale Storia dell’Isola d’Ischia così descrisse quella circostanza: “Con salari regi volle (Re Ferdinando n.d.r.) stipendiare i militi della cittadella e dell’isola, non che i guardacoste, destinandoli, durante la lor vita, a guarnigione di quella medesima fortezza, isola e suo litorale”. L’isola d’Ischia, esposta com’era alla feroce pirateria proveniente dal mare vive momenti di grave turbolenza all’interno del proprio assetto sociale per le azioni sconsiderate di alcuni deviati che abusavano ai margini della Corte Reale sul Castello. Qui Cortigiani senza scrupoli si alleavano con il

nemico. Semplici terrazzani nei vari casali sparsi per l’isola commettevano i più efferati delitti per piccole proprietà terriere o per una partita di conigli da fosso rubata, nonostante le punizioni del governatore su ordine del Re fossero abbastanza pesanti. Ma questa parte dell’isola sotto il monte di Campagnano con il Castello a due passi andava difesa con ogni espediente d’ingegno. Così fu proprio

Re Ferdinando II D’Aragona, in quello stesso anno 1495 che avviò ed accelerò i lavori della Grande Torre. Solo che non riuscì a vedere l’opera completata perche morì l’anno seguente e precisamente l’8 ottobre del 1496 alla giovane età di 29 anni. A seguire i lavori fu la famiglia D’Avalos del Vasto che come la storia ci indica si rese benemerita per fedeltà e coraggio dei suoi componenti alla patria Spagna da dove proveniva, ai monarchi del Regno di Napoli ed alla causa del Castello e dell’isola tutta, ove ebbe intensa e gloriosa esistenza per lungo tempo.

Prima dei D’Avalos, furono i fratelli Alfonso e Innico D’Avalos II Marchesi del Vasto, figli insieme a Rodrigo e Costanza, di Innico D’Avalos I, Conte di Monteodorisio e dell’ereditiera Antonella D’Aquino. Il secondo figlio di quest’ultimo, Innico D’Avalos II fu nobile condottiero e prode capitano, assai influente a corte e fra la baronia del reame. Fedele al Re Ferdinando II di Napoli, chiamato comunemente Ferrandino (oggi diffuso cognome ischitano) prese parte alla resistenza aragonese contro le truppe francesi di Carlo VIII di Francia che minacciò nel 1495 il Regno di Napoli e lo stesso Castello d’Ischia che non riuscì’ ad espugnare. La coraggiosa e vittoriosa resistenza che Innico D’Avalos II seppe opporre ai francesi venne poi cantata da Ludovico Ariosto nella sia celebre opera “l’Orlando Furioso”. Nel 1497 insieme al fratello Alfonso I, divenne primo marchese del Vasto.Ebbe altresì il comando dell’isola, della città e del Castello, cosi che tutto dipendeva dalla sua autorità.

                                                                                                                    michelelubrano@yahoo.it

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