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La tragedia della Superstrada, il giorno dopo e quelle domande senza risposta

Claudia Sasso è ancora ricoverata al Rizzoli in stato si shock, piantonata dagli agenti del commissariato di polizia perché in regime di detenzione ai domiciliari: oggi potrebbe essere dimessa

Il giorno dopo è quello destinato inevitabilmente agli interrogativi con molte domande che come al solito sono destinate a rimanere senza risposta. Il giorno dopo è quello della rabbia, il giorno dopo è quello dello stupore perché nonostante una tragedia del genere di lì a poche ore si è consumato un altro incidente stradale che poteva avere conseguenze drammatiche quasi come se quanto accaduto fosse passato del tutto inosservato.

Il giorno dopo è quello in cui i social consentono a tutti di essere maestri o “scienziati” e suggerire soluzioni per arginare se non addirittura debellare il triste fenomeno delle morti da incidenti stradali. Che non sono soltanto le 23 vittime dal 2007 ad oggi ma anche quelle che magari si perdono in un passato magari più remoto ma che non per questo merita di essere dimenticato. Vesmaili Xhemail se ne è andato a 16 anni in un caldo pomeriggio d’agosto, in una maniera a dir poco incredibile. Gli agenti del commissariato di polizia di Ischia hanno ricostruito la dinamica del sinistro, che sembrava dovesse avere per forza qualcosa da chiarire, visto come tutto è successo.

L’interrogatorio di garanzia sarà il momento in cui la conducente della Peugeot 208 potrà raccontare per quale motivo abbia perso il controllo della vettura travolgendo e uccidendo il sedicenne Vesmaili Xhemal. Alla donna, ovviamente, è stata anche ritirata la patente

Invece no, la Peugeot 208 condotta da Claudia Sasso ha semplicemente invaso l’altra corsia: secondo quanto si apprende non era in fase di sorpasso né tantomeno ha trovato qualche ostacolo sulla sua strada. Una deviazione fatale, che ha ucciso il giovane di nazionalità albanese, che aveva il solo torto di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Frutto anche di un destino infame: appena qualche metro più indietro o più avanti e se la sarebbe cavata con un grosso spavento. Ma evidentemente certe cose sono scritte e non c’è modo di cambiare il corso degli eventi. La velocità non era certo di quelle da crociera, confermato che la macchina si è schiantata contro il muro e soprattutto contro Vesmaili Xhemal con la quarta ingranata. E che sull’asfalto non c’è nessun segno di frenata. Potrà sembrarvi paradossale, surreale, ma tutto è andato esattamente così. Distrazione, colpo di sonno, tutte le ipotrsi sono ancora aperte. Ecco perché gli uomini guidati dal vicequestore Alberto Mannelli hanno provveduto a porre sotto sequestro anche il telefono cellulare di Claudia Sasso: l’obiettivo è appurare se nel momento in cui si è verificato l’impatto mortale la donna stesse parlando con lo smartphone. Di sicuro non era ubriaca né tantomeno sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, questo le analisi lo hanno chiarito (ed escluso) senza dubbio alcuno. Pare che assumesse degli integratori – cosa ben diversa dagli psicofarmaci, ad onor del vero – ma che in passato fosse stata anche in cura presso il centro di salute mentale.

E poi c’è quel drammatico precedente, quello in cui Claudia Sasso investì e uccise il 21 novembre del 2012 Raffaele Mira, nella centralissima Corso Vittoria Colonna. Il ritiro della patente, dopo quanto successo ieri, sarà per almeno dieci anni, a meno che le norme in questo arco di tempo non mutino (e francamente in Italia non ci meravigliamo più di niente). Non a caso ancora ieri la rivolta social batteva sempre sull’analogo tasto, sul fatto che una persona con precedenti “specifici” si trovasse ancora al volante. Le norme lo consentono e piaccia o meno valgono per tutti. Ma dopo quanto accaduto sabato pomeriggio crediamo che non ci sia nemmeno bisogno di imporre qualcosa: crediamo che ci ha vissuto due volte un’esperienza del genere non potrebbe mai avere il coraggio di rimettersi al volante. Ma non sarà la 40enne ischitana a fare questa scelta, in ogni caso, ed è giusto così. Claudia Sasso, nel frattempo, è stata arrestata e posta in regime di domiciliari dal sostituto procuratore di turno. Anche nella giornata di ieri è rimasta ricoverata – ed ovviamente piantonata – presso l’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno, ancora sotto stato di shock. Potrebbe però essere dimessa nella giornata di oggi e poi un passaggio importante sarà quello dell’interrogatorio di garanzia davanti al magistrato. Una volta arrestata, infatti, secondo la prassi non potevano essere più gli agenti del commissariato a raccogliere una sua deposizione, toccherà all’autorità giudiziaria con l’indagata che dovrà fornire spiegazioni su cosa sia successo in quei drammatici secondi che hanno stroncato inesorabilmente una giovane esistenza.

Nel frattempo è stata lanciata anche l’immancabile petizione su change.org indirizzata al sindaco metropolitano Luigi de Magistris ed al prefetto di Napoli Carmela Pagano. Ecco il testo che si chiede di firmare on line: “Richiesta urgente di installazione autovelox in ex strada statale 270 racc dell’Ischia Verde (SS 270 racc), ora strada provinciale ex SS 270 racc Raccordo Ischia Porto (SP ex SS 270 racc). Vista: la situazione pregressa ed attuale di pericolosità in atto lungo la strada provinciale ex SS 270 causata dalla velocità pericolosa dei veicoli e motoveicoli che transitano sia in discesa che in salita nella strada in questione. Tento conto: dei numerosi incidenti accaduti nella strada provinciale ex SS 270 che hanno causato, nel corso degli anni, diversi morti. Ancora oggi, in data 03/08/2019, il drammatico incidente nel quale un pedone, un ragazzo di 16 anni, ha perso la vita. Tento conto: che sulla suddetta strada esistono diverse strutture ricettive (albergi, ristoranti, negozi) e abitazioni private, la strada è spesso percorsa a piedi, senza la presenza di marciapiede. Visto: che il presente limite di velocità di 50 km/h non è mai rispettato, così come il divieto di sorpasso.

Visto: che dettagliate informazioni sono state fornite in diverse occasioni da testate giornalistiche locali che pubblicamente in merito interpellavano il Sindaco, il quale dichiarava di non aver giurdizione alcuna su una strada provinciale. Visti: l’art. 142, commi 6 e 6-bis del Decreto Legislativo 30/04/1992, n. 285 (Nuovo Codice della Strada) e s.m.i.; l’art. 345, commi 1,2,4 del Decreto Presidente della Repubblica 16/12/1992, n. 495 (Regolamento di esecuzione del Nuovo Codice della Strada) e s.m.i,; segnalano e chiedono con urgenza che in ex strada statale 270 di Ischia vengano sistematicamente e costantemente installati autovelox (apparecchi di rilevamento della valocità) fissi o mobili presidiati, preventivamente segnalati e ben visibili ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi, conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione del codice della strada”.

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Un commento

  1. Il problema è che sembra che andare sistematicamente ben oltre i limiti di velocità non sia più sufficiente per ritenere una persona consapevolmente colpevole di tentato omicidio. Per non parlare dell’uso del cellulare… poi ci dovremmo anche porre il problema se la signora tra 10 anni potrà guidare di nuovo!? Non ci dovremmo attendere che la signora tra 10 anni sia ancora in un carcere o in una struttura idonea per provare a recuperarla per quel che si può? Perché se a uno, per distrazione o imprudenza, gli parte un colpo di pistola e uccide una persona, non gli ritirano solamente la pistola e con magari una pacca sulla spalla!? Che strano paese…

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