LE OPINIONI

La vergogna della Siena

Di LUIGI DELLA MONICA

Ho fatto estrema fatica a scrivere su questo argomento, ma chiarisco subito ai lettori che non entrerò a gamba tesa contro l’Avv. Santaroni, né contro il Comune e le amministrazioni avvicendatesi nel tempo. Le motivazioni sono a me chiare, sperando che l’opinione pubblica possa comprendere il senso profondo delle mie intenzioni. Non me la sento di affiliarmi al partito dei detrattori e degli aggressori mediatici della committenza dell’opera perché trattasi di attività imprenditoriale privata, ma comunque soggetta a permessi ed autorizzazione pubbliche.

Pertanto, credo che le ossa rotte ci siano state da ambo le parti: il Sindaco che si è affrettato ad una conferenza stampa salvifica delle responsabilità storiche e politiche; la SPA “Villa Miramare” che dovrà accollarsi le conseguenze economiche del ripristino dei luoghi. Tutto sommato credo che i conti siano pareggiati. Quello che mi desta un profondo senso di vergogna, rammarico e costernazione è costituito dalle dinamiche locali di interpretare il fenomeno sociale e giuridico della realizzazione di un parcheggio multipiano interrato nel cuore di un territorio insulare tanto piccolo, quanto conteso.

Autorevoli persone dei poteri ministeriali del comparto Giustizia accusano noi isolani di litigare spesso e male per piccoli pezzi di terra, per fazzoletti di orticelli che generano poche melanzane e pomodori, talvolta situazioni pacificabili con un serio dialogo davanti ad un caffè ed una tazza di thè approdano in contenziosi distruttivi, lunghi e profondamente dispendiosi dal punto di vista intellettuale ed economico.

Anche per questo, a Roma le stanze del potere governativo non vorrebbero inviarci Magistrati a domicilio, per quanto concerne la diatriba della stabilizzazione del nostro Tribunale, proprio per evitare di distogliere l’attenzione di funzionari di Stato altamente qualificati e stipendiati, chiamati a dirimere questioni giudiziali meramente pretestuose e bagattellari. Ma il caso della “Siena” temo fortemente sia una sconfitta morale, sociale ed ideologica per tutta l’isola. Il caro Graziano Petrucci nel suo editoriale di questa settimana riceveva un commento sui social profondamente critico, giacchè per le novelle elezioni di maggio 2023 (Casamicciola e Forio) nessuno sarebbe stato degno del voto, perché tutti sono negativi ed incapaci…bla…bla… A parte il profondo dolore nel vedere con i miei occhi, stentavo a crederlo, che veniva usata l”h” del verbo avere, laddove andava adottata la “a” preposizione, quello che mi ha meravigliato è stato leggere una sfiducia ai limiti del rabbioso verso la gestione della cosa pubblica: insulti, improperi ed invettive.

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Tutte frasi sterili e fini a se stesse. Una capacità lessicale e sintattica di critiche distruttive, ma mai una soluzione alternativa ai problemi concreti.

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La cittadinanza isolana è schiava essa stessa della sua incapacità epicurea, vale a dire dell’accontentarsi del poco che passa il convento, pronta soltanto a non guardare oltre del suo naso. Durante le escavazioni del cantiere la “Siena” nessuno immaginava dell’incidente della foratura della falda acquifera, ma persone autorevoli fra i membri del “Comitato Salviamo Ischia Ponte”, che non cito per garbo e correttezza, mi informavano che nei tempi antichi tutti sapevano che veniva tirata l’acqua con il mulo per l’uso idrico domestico, dapprima che il Cummenda di Milano non ci regalasse l’acquedotto. Quindi dove erano questi conoscitori del territorio, quando venne concesso il permesso a costruire nel lontano 2008? A fare l’istanza di accesso agli atti amministrativi? Eppure la L.241-1990 esisteva già. Esisteva un partito silenzioso di abili rivoltatori della faccia dal lato opposto che affermavano che nulla si poteva contro l’Autorevole Avv. Santaroni ed altri che invece a spada tratta difendevano la piramide di Cheope alla rovescia, in nome del progresso! Preciso che non mi sto schierando contro l’Avv. Santaroni, perché egli stesso è vittima sacrificale di questo fenomeno che verrà consegnato alla storia come la prova tangibile della indifferenza degli isolani al territorio che abitano. Alcuni ricorderanno che il drenaggio della falda produceva una cascata sulla spiaggia “Miramare” e non intendo rievocare le discussioni accademiche, astratte e cattedratiche sulla presunta natura inquinante delle acque che udivo ed a cui ho partecipato personalmente.

Il riemergere del c.d. lago “La Siena” è oggi impedito da due elettropompe che risucchiano il liquido emergente dal sottosuolo e lo canalizzano a mare.

Mi sorge spontaneo l’interrogativo su chi dovrà farsi carico di questa indispensabile attività di prevenzione del fenomeno idrogeologico in assenza degli utili del parcheggio mai venuto alla luce. Pur tuttavia non ricordo che ci sia stato uno straccio di vesti in pubblico, una flagellazione collettiva rispetto alla eco sostenibilità dell’opera, ma anche una sorta di comitato di saggi il quale avrebbe potuto consigliare all’Avv. Santaroni una opera edilizia meno invasiva del territorio, magari la riduzione ad un solo piano entro terra. Silenzi, bocche cucite ed omertà generalizzata, ovvero vile rassegnazione che non vi potesse essere una voce fuori dal coro. Purtroppo registro questa condotta a tutti i livelli culturali ed intellettuali isolani. La opinione pubblica si lamenta, si duole, critica, ma parla senza organizzazione, coerenza e spesso sproloquia, rasentando la querela, senza proporre soluzioni concrete.

Badate bene, fra gli stessi individui rimasti in silenzio, che oggi tuonano contro la Turistica Villa Miramare dell’Avv. Santaroni, vi sono gli elettori delle amministrazioni comunali che non hanno voluto mediare dapprima che si verificasse una vicenda tanto scabrosa, quanto devastante per l’immagine dell’isola. Non credo che ci si sia dimenticato delle masse di turisti che a bocca aperta guardavano il cantiere allagato e chiedevano a noi passanti spiegazioni ad Ischia Ponte. Oggi è facile trovare un colpevole nell’Avv. Santaroni o nel Sindaco dott. Enzo Ferrandino: io non ci sto e con questo non voglio assolvere davanti alla storia nessuno, perché sarà compito della Magistratura competente dirimere la questione; ma voglio affermare con forza che la popolazione non deve prodursi in invettive fini a se stesse verso i nostri Amministratori locali, né verso gli imprenditori, ma guidarli con il consenso, la partecipazione e la forza di affermare con dignità e garbo la propria opinione dissenziente.

Un dissenso manifestato al tempo debito avrebbe indotto la committenza dell’opera a maggiore prudenza ed il Comune a verificare meglio che in loco attiguo al cantiere vi fosse stata una falda acquifera, oltre che un pericolo di oscurare la c.d. skyline del Castello Aragonese. In conclusione, cari isolani innamoriamoci della politica, del cambiamento e della speranza di democrazia, perché siamo baciati dalla fortuna a godere del benessere della democrazia, che in Ucraina è in forte pericolo, ma che 80 anni fa nemmeno noi conoscevamo cosa fosse. Evitiamo critiche e parole scomposte ma rimaniamo sentinelle del nostro territorio, non passivi spettatori del nostro futuro politico. Andiamo a votare con gioia e convinzione i nuovi Sindaci, ma non deleghiamo alle menti di pochi le soluzioni dei nostri problemi reali: la democrazia è partecipazione e confronto dialettico.

* AVVOCATO

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