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LA VERGOGNA “NERA” DELLE FOGNE FORIANE

Di GINO BARBIERI

Non finirono in galera a Casamicciola, non finirono in galera a Lacco Ameno, non finirono in galera a sant’Angelo e a Ischia, ma a Forio, le fogne (e il depuratore) portarono male all’intera classe dirigente del Comune del Torrione, tratta in arresto con  una catasta di mandati di cattura della Procura partenopea. Piansero in  molti per quell’ira di dio scatenata dal ciclone Tangentopoli in tutta la Campania corrotta e ladrona fin nel midollo delle ossa. Non vogliamo fare scandalismo a buon mercato, ma rimarcare i drammatici avvenimenti accaduti nelle “fogne ischitane” venti anni fa, “ricordando” a molti addetti ai lavori di oggi che sembrano riproporsi storie già viste, situazioni già conosciute nell’ambito del sottobosco corruttivo di matrice politico-imprenditoriale.

Dicevamo delle fogne di Forio. All’epoca la situazione dell’inquinamento costiero nel tratto Scannella-San Francesco era davvero drammatica. L’urbanizzazione selvaggia del territorio foriano-panzese, la presenza massiccia del turismo tedesco e una colonia villeggianti fra le più consistenti dell’isola, avevano messo in ginocchio il litorale, le spiagge, il porto e gli specchi acquei pescherecci con un inquinamento giudicato dalle autorità sanitarie non più tollerabile. Il sindaco dell’epoca Gaetano Colella corse ai ripari e invocò dal “padrino” Antonio Gava un finanziamento per la immediata costruzione di una rete fognaria principale e una vasca di depurazione da collocare alla radice del porto, in prossimità dell’attuale Circomare di Forio. Era l’epoca in cui a Napoli mangiavano a quattro palmenti la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista; partiti foraggiati dalle più grosse Imprese di costruzione, fra cui primeggiavano la Brancaccio, Perrella (“Comapre”), Icesid,  ATI Raiola, Del Vecchio, Catello, ecc.

Un progetto di massima, perfezionato a tamburo battente  per ottenere  finanziamenti velocizzati, fu approntato dal solito Barra Caracciolo, che si muoveva con molta  disinvoltura in tutta la Regione Campania e oltre, grazie alle tangenti che corrispondeva a tutto spiano per ricompensare i suoi “benefattori”. Superiamo i preliminari e andiamo al sodo. Le gare di appalto pilotate (anche oggi, malgrado gli accorgimenti, funzionano egregiamente!) dalla DC e dal PSI furono vinte da Raiola e Perrella (non parliamo, per brevità, dei sub-appalti proibiti, delle attrezzature fornite da ditte consorziate e dei pessimi lavori eseguiti lungo la via Provinciale Panza e il lungomare Giovanni Mazzella); due imprese  addestrate da sempre ad ungere le ruote dei politici e ricavare consistenti profitti non corrispondenti all’infima qualità delle opere realizzate. Al riguardo va ricordato che i lavori della rete fognaria principale sono stati ripetuti  per tre volte, comprese le  nuove condotte, il rifacimento dei tombini con quote  completamente sbagliate e le massicciate in cemento sopraelevate in maniera marcata per gli errati computi altimetrici. Peggio con la vasca di depurazione, sottodimensionata, con sifonatura insufficiente e servita da una condotta a mare in polietilene che periodicamente si spezzava (e tuttora si spezza!) e lascia fuoriuscire liquami non depurati convenientemente, a sentire le…lamentazioni dell’Unione Europea!

In poche parole la rete fognaria foriana si rivelò  un autentico disastro perché ci si mise pure il carente sistema delle pompe di sollevamento a Citara e il sottodimensionamento del collettore proveniente da Panza. Miliardi di vecchie lire sono state letteralmente fagocitate dalle fogne di Forio (gli ultimi milioni di euro sono stati spesi negli anni 2015-2016) con il risultato che la città del Torrione non  ha un depuratore degno di questo nome e molte zone decentrate sono prive di rete fognaria!

Ma veniamo al quibus! Il problema depurazione è ancora in piedi perché la politica ha marciato di pari passo con le Imprese mariuole: pessimi lavori  eseguiti, sistema di depurazione insufficiente e non allineato con gli standard europei, localizzazione delle vasche di raccolta dei liquami non idonea, condotta in mare troppo esposta alla forza delle correnti e, dulcis in fundo, la tangente, madre del malaffare più spietato, che inevitabilmente incide sui costi delle opere e induce le Imprese al…risparmio!

Forio ha pagato un prezzo troppo alto in termini di inquinamento marino e oggi è ferma al palo in attesa di un miracolo, che potrebbe arrivare dal piano Strategico della Città Metropolitana, la cui disponibilità finanziaria (45 miliardi di euro da spendere) è diretta a finanziare progetti di pubblica utilità.

 

CORRUZIONE E DEMAGOGIA

 

Un progetto per la costruzione del depuratore a Forio fu tenuto in naftalina per tutti gli anni Ottanta. L’Amministrazione Provinciale era intenzionata a finanziare l’opera e, di pari passo, procedere alla costruzione della rete fognaria che comprendeva la frazione Panza e l’immissione di un collettore proveniente da Serrara Fontana. Quando si tratta di ricevere la m. altrui, i comuni vanno in tilt. I Foriani insorsero, rifiutando il depuratore e “intimando” ad un  loro “portavoce d’eccezione”, mandato proprio alla Provincia con una messe di voti, di perorare la causa del depuratore e opporsi con assoluta determinazione alla…sciagurata installazione nel porto turistico foriano. Il tribuno del popolo colse la palla al balzo e, per fini elettorali, arringò la popolazione accorsa alla piazza del Pontone, esordendo con queste memorabili parole:” nelle vesti di vice presidente dell’Amministrazione Provinciale posso assicurare il popolo di Forio che il progetto del depuratore è chiuso nel tiretto della mia scrivania e da lì non uscirà mai! E’ un giuramento che professo in questa piazza e affido a voi le chiavi della vergogna”. Seguì il gesto plateale delle chiavi gettate in piazza Pontone, sotto un uragano di applausi e di…voti!

Qui non ci sono tangenti, e meno male! Il progetto del depuratore finì nella spazzatura, ma, in seguito, anche l’agitatore socialdemocratico,  autore della memorabile impresa, conobbe  l’onta dell’immondezza, scopato fuori dalla Provincia insieme ad un suo “collega” di Casamicciola, che per la verità lo aveva sempre  tenacemente avversato! Sul fronte fognario foriano, nel 1993, le cose andarono diversamente. Qui, al contrario del depuratore mancato,  l’opera fognaria fu ammessa e caldeggiata, ma in giro volarono tangenti in tutte le direzioni. Il “deus ex machina” fu –come sempre – l’ing. Barra Caracciolo, una pasta d’uomo e un “ingegnere fognario” sopraffino, ma con la maledettissima abitudine di comprare tutto e tutti a suon di bigliettoni. Ci fu un accordo in quella occasione fra la Dc e il PSI, che avevano emissari a Ischia per fare da trade union con le Imprese, il progettista Caracciolo, le segreterie amministrative dei due partiti, qualche sindaco corrotto e pure un funzionario del Comune di Forio disposto a truccare le gare di appalto. Una vasta rete corruttiva, già attenzionata per il passato dalla Magistratura per l’Affare “Pegaso”, dove finirono in galera il sindaco Franco Regine, l’amministratore unico Lorenzo Mennella e l’imprenditore alberghiero di Panza Giuseppe Iacono (“Peppe ‘o Biondo), era pienamente operante, anche  negli altri  comuni dell’isola, ma principalmente a Forio, dove l’eurodeputato Franco Iacono, già presidente dell’Amministrazione Provinciale, rivestiva un ruolo importante nel contesto della corrente socialista facente capo a Giulio Di Donato.

Le prime avvisaglie del temporale giudiziario si ebbero nel 1993 con i lavori delle fogne in corso, finanziati con i fondi comunitari Fio per un importo di quindici miliardi. Una serie di denunce molto dettagliate erano giunte in Procura sul conto delle Imprese appaltatarie “Comapre” di Leonida Perrella, Del Vecchio Costruzioni e Catello Costruzioni, queste due ultime rappresentate da Dario Boldoni e Roberto Catello. Le indagini, affidate al PM Giuseppe Canonico, si conclusero drammaticamente con l’emissione di diversi mandati di cattura, fra cui i nomi eccellenti di Vittorio Barra Caracciolo, Corrado Ferlaino e Franco Iacono. Quest’ultimo evitò l’affronto del carcere perché il Parlamento europeo respinse la richiesta di arresto avanzata dalla magistratura partenopea. Ma non è finita. Nel novembre dello stesso anno, furono spiccati altri cinque provvedimenti cautelari in carcere nei confronti dei sindaci Gaetano Colella e Antonio Trofa, del segretario amministrativo del PSI, Federico Scalzone, per il patron della “Comapre”, Leonida Perrella e per il segretario del Comune Domenico Pirozzi. Per tutti l’accusa di aver “mangiato” (che schifo!) nelle fogne foriane. Alla prossima.

 

3 – Continua

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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