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La Vigna dei Mille Anni: paesaggi, vecchie storie e nuove emozioni

di Malinda Sassu
Boschi di querce e corbezzoli che competono con le viti a picco sul mare, in quindici ettari di un paesaggio meraviglioso e suggestivo, dal ritmo armonico di filari e alberi, tra la terra e il cielo di Ischia. Mille anni di storia sospesi a 400 metri, tra Cavascura e le fumarole del bacino idrotermale più importante dell’isola.

Fazzoletti di terra dagli infiniti “racconti” offerti dalla natura, in attesa di qualcuno che li traduca in sorsi di cultura senza tempo. Tutto questo in mille anni di storia, in località Jesca, a Serrara Fontana. Mille sono certi e duemila più che probabile, visto che furono i Greci a portare la vite su questa antica strada che dai Maronti sale fino al Monte Epomeo, e il sudore di antichi contadini a continuare il loro lavoro.

È qui, nel cuore di queste terre fatte di romantici strapiombi scoscesi che si nasconde la Tenuta Migliaccio, la vigna dei mille e più anni. Al centro della migliore produzione vitivinicola dell’Isola sin dal 1034, quando queste splendide vigne furono oggetto di un lascito a favore del monastero dei benedettini, come attesta un documento notarile dell’epoca, in cui il Conte Marino Mellusi “per la redenzione dell’anima sua e della nobilissima contessa Theodora, sua moglie”, segnò quest’atto d’amore e di fede.

Vigne dalla magica bellezza ancestrale nascoste agli occhi del turismo d’assalto ma non al cuore di Benedetto Migliaccio che le ha ereditate e alla mano enologica di Andrea D’Ambra, che le ha riportate in vita dopo oltre cent’anni di oblio. Due figure “romantiche” che sono testimonianza e risorsa, di eredità di uomini e famiglie che hanno dato un contributo fondamentale alla storia dell’Isola e l’impegno a far sì che la tenuta non fosse solo un monumento del passato ma un patrimonio da riportare in vita.

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Benedetto Migliaccio è l’uomo dalle due anime, con il cuore diviso tra il suo studio di avvocato, la carica di sindaco di Vico Equense e l’amore ritrovato per l’isola dei suoi antenati. Un amore che deriva dalla lunghissima storia di famiglia, affascinante quanto particolare, con i suoi avi sbarcati a Ischia al seguito di Alfonso D’Aragona nella battaglia contro i francesi, il bisnonno Angelo, sindaco di Barano nell’Ottocento e storie di matrimoni alla Montecchi e Capuleti.

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Storie che s’identificano con queste splendide vigne immerse tra boschi e carrubi, ulivi e pistacchi, la cui produzione fu premiata al Concorso Enologico di Napoli del 1870 e che si interrompe quando la famiglia Migliaccio lasciò l’isola per sempre, per trasferirsi nella Penisola Sorrentina. Cent’anni di solitudine e il ritorno di Benedetto su quel luogo dell’anima, l’incontro con Andrea D’Ambra, la storia della viticoltura ischitana e il miracolo di un vino rosso che si ripete ancora.La peculiarità è un terreno importante, ricco di zeolite, la “pietra che bolle” e che libera vapore dovuto all’acqua intrappolata nelle sue cavità. Un serbatoio naturale che rilascia azoto e potassio solo quando la pianta ne ha bisogno e, allo stesso modo, regola l’acqua disponibile, accumulandola e cedendola gradualmente. Le particolari caratteristiche del terreno, il clima e la selezione dei vigneti sono alla base della creazione di questa eccellenza, firmata Andrea D’Ambra.
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Forza ed eleganza insieme nella Vigna dei Mille Anni,blend di Piedirosso, Cabernet Sauvignon e Aglianico, maturato per 18 mesi in botte di rovere di Allier. Una continua ricerca dei fattori che determinano la qualità (a partire dalle basse rese per ettaro) per ottenere un prodotto carico di profumi fruttati e intensi, colorato dalle note importanti di piccoli frutti rossi: more, prugna e lampone che sfumano in accenni balsamici e floreali, spezie dolci e pepe. Elegante complessità che al naso aggiunge note minerali e affumicate. Un rosso vivo e importante anche al sorso, con tannini asciutti che promettono finezza e longevità e continui ritorni fruttati e minerali. Corpo ed eleganza che lo rendono perfetto nell’abbinamento a selvaggina e cacciagione, formaggi stagionati e carni alla brace ma anche su filetti di tonno rosso e condimenti grassi e importanti. Paesaggi, storie ed emozioni in bottiglia, regalate da un’isola dalla bellezza senza tempo e dall’incontro di due anime alla ricerca di memorie antiche ma mai perdute. Una produzione ripresa solo nel 2012 ma che in futuro si prospetta ancora più interessante e promettente. È proprio il caso di dirlo, parlando di Benedetto Migliaccio e Andrea D’Ambra: state attenti a quei due!
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