CRONACA

La Villa, il degrado, Giorgio Albertazzi e la rinascita culturale con Bottiglieri

Dopo la morte di Visconti la villa è rimasta per lungo tempo custodita da una persona di fiducia della famiglia, che la teneva in modo impeccabile. Chi ha avuto la fortuna di entrarci ha potuto vedere com’era stata lasciata dal regista, c’erano persino gli abiti negli armadi. Gli eredi però, pressati dalla famiglia De Lorenzo che voleva acquistare la struttura per farne un albergo, decisero di vendere. Nello stesso periodo, l’europarlamentare Franco Iacono, riuscì a vincolare la villa come bene storico, per cui il progetto di trasformarla in hotel fallì. Prima di passare ufficialmente nelle mani del comune di Forio negli anni ’90, ci fu una lunga battaglia tra i De Lorenzo ed il Comune stesso durante la quale La Colombaia rimase abbandonata e si trasformò in ritrovo di tossicodipendenti, dormitorio di senzatetto, fu depredata di tutto, persino delle maioliche del pavimento, distrutta dall’incuria e dal passare del tempo. Nel 1999 divenne proprietà comunale e l’amministrazione di Forio decise di ristrutturarla: i lavori terminarono nel 2001, dopo due anni e 2 miliardi di lire spesi, anche se molti interventi non erano stati realizzati con cognizione di causa (il pavimento, ad esempio, era stato ricostruito in cotto e non con le maioliche come era originariamente, nonostante il costo fosse identico). Nel 2006, però, la villa venne nuovamente chiusa per inagibilità: l’impianto elettrico, infatti, non era a norma come anche i parapetti, le fogne scaricavano nel terreno e gli intonaci cadevano e, nel 2011, la villa andava nuovamente a pezzi poiché, alle situazioni per cui era stata dichiarata inagibile, si erano aggiunti cinque anni di totale abbandono.

L’arrivo di Massimo Bottiglieri

Nel 2009 Massimo Bottiglieri viene nominato presidente del Consiglio direttivo della Fondazione che gestiva la villa. Dopo qualche mese dal suo insediamento, Bottiglieri, grazie ad alcuni lavori, riuscì ad ottenere l’agibilità e a mettere a norma l’antica villa anche grazie all’aiuto operativo dell’architetto Giovannangelo De Angelis.

«Giovannangelo – spiega Bottiglieri – mi consigliò di chiedere subito il permesso alla Soprintendenza, nonostante il comune di Forio mi avesse assicurato che per eseguire lavori di ordinaria manutenzione non fosse necessario. Durante alcuni sopralluoghi fatti in giardino, trovai, sotterrati nelle fioriere, dei resti delle vecchie maioliche e pensai di farne la base del bar, coperta di resina, in modo da imprimere un marchio indelebile alla villa, una testimonianza del suo passato che nessuno avrebbe più potuto portare via. Per completare il bar pensammo che i cocci delle vetrate in stile art decò dell’ascensore – la più grande opera d’arte realizzata da Visconti presso la villa – fossero perfetti per rivestire il bancone. Queste idee piacquero così tanto al Soprintendente che ci diede immediatamente il ‘via libera’ per procedere coi lavori».

Tuttavia, le invidie di molte denunce anonime hanno fatto fermare più e più volte le opere in seguito a denunce di abusivismo. Una di queste denunce arrivò proprio una settimana prima dell’inaugurazione: la Polizia appose i sigilli alla Colombaia a causa della vasca Imhoff (una vasca a tenuta stagna per smaltire le acque nere, che periodicamente una ditta sarebbe venuta a svuotare), posta all’interno della fossa assorbente che in precedenza assolveva a questa funzione, e che aveva causato il decreto di inagibilità del 2006. Nacque uno scandalo su tutte le più importanti testate giornalistiche e Bottiglieri ricevette un avviso di garanzia. Anche in questo caso fu una denuncia anonima.

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«Quello che più mi dispiacque – spiega Massimo Bottiglieri – fu che Bulgari, la nota casa di gioielli, che aveva preso a cuore le sorti di villa Visconti ed aveva organizzato un’asta internazionale i cui proventi sarebbero andati interamente a favore della ricostruzione della vetrata dell’ascensore, proprio per la cattiva pubblicità fatta ad Ischia ed alla Fondazione in quei giorni, decise di annullare l’evento». Dopo che i sigilli furono tolti, le denunce continuarono ad arrivare e, la “gestione Bottiglieri” fu messa sotto la lente di ingrandimento per due anni da Polizia e Guardia di Finanza,.

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La gestione Bottiglieri

Dal degrado e l’abbandono allo splendore che solo la vitalità artistica e culturale può donare.

Bottiglieri ha dimostrato in più occasioni di saper tessere relazioni e di saper gestire, con grande capacità, la macchina organizzatrice. In cinque anni di mandato è riuscito a ristrutturare l’anfiteatro, a riprendere interamente il parco che circonda La Colombaia, ha organizzato il premio Pida (Premio Ischia di Architettura), fortemente voluto da Giovannangelo De Angelis, ha realizzato incontri letterari, mostre, ha ospitato e organizzato, ogni anno, la prima serata di apertura dell’Ischia Global Fest con tante star e premi oscar, ha inventato il Festival Internazionale Luchino Visconti, ha organizzato una serata in ricordo di Maria Callas, ha riprodotto Il Gran Ballo del Gattopardo, con la regia di Bruno Garofalo, con 20 coppie di cultori di danze ottocentesche che volteggiavano, come Claudia Cardinale e Burt Lancaster, sulle note di un’orchestra diretta da Luca Iacono. Bottiglieri ha messo la villa a disposizione della cultura aprendola al pubblico per farla godere a tutti. Ha ospitato mostre di fotografi internazionali, mostre d’arte. Un vero salotto culturale.

Ma forse quello che vale di più è la testimonianza del grande Giorgio Albertazzi che prima della “gestione Bottiglieri” lamentava che la Villa di Visconti era abbandonata nel degrado. «Una Villa senza anima. Luchino non è qui» disse. Nel 2013 Albertazzi tornò ad Ischia per “Il Cantastorie 2013” e chiese di visitare nuovamente la residenza di Visconti. Si fece accompagnare dal suo amico Franco Iacono. Girò la villa e il parco in lungo e in largo e, rivolgendosi all’allora presidente Bottiglieri esclamò soddisfatto «Solo adesso ritrovo l’anima di Visconti che negli anni passati, onestamente, in questa casa non c’era. La Villa è rinata».

Forse con queste parole possiamo capire il grande lavoro di Massimo Bottiglieri per Ischia e per la Colombaia.

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