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CULTURA & SOCIETA'

La vita dell’antipapa Baldassarre Cossa nel graphic novel di Marco Ferrandino e Luigi Barricelli

Il volume, targato Douglas Edizioni, racconta la storia di Giovanni XXIII "al secolo" Baldassarre Cossa che, nato a Ischia intorno al 1370, fu un personaggio assai controverso

La storia ricorda sempre personaggi che si sono contraddistinti per il proprio operato e per le proprie idee. Ci sono quelli che in maniera “ortodossa” hanno segnato pagine importanti dell’umanità e, poi, ci sono anche quelli che in maniera rivoluzionaria e spregiudicata hanno segnato il proprio tempo. Uno di questi è stato indubbiamente Giovanni XXIII “al secolo” Baldassarre Cossa che tra il XIV e il XV secolo ha certamente segnato un’epoca, in particolare quella caratterizzata dallo Scisma d’Occidente (1378-1417). Nato a Ischia nel 1370 circa, Baldassarre apparteneva alla famiglia dei Cossa, signori delle isole di Procida e Ischia, legata alla dinastia angioina. Dopo essere stato vescovo e cardinale, venne eletto papa nel conclave di maggio 1410 tenutosi a Bologna dopo la morte di Alessandro V. Oggi Baldassarre Cossa viene ricordato come un uomo tutt’altro che pio, bensì corrotto e violento fino ad essere sanguinario e spietato. Da questa dubbia moralità per un prelato, nasce la fama del “cardinale Diavolo” che, una volta salito al soglio pontificio, si trasformerà addirittura in quella dell’antipapa. A seguito di diversi giochi di potere, infatti, Baldassarre Cossa venne ritenuto “indegno” e deposto nel 1415 dal Concilio di Costanza, che lui stesso aveva convocato per risolvere lo Scisma d’Occidente. Dopo svariate fughe rocambolesche, morirà a Firenze nel 1419 e verrà sepolto, come da lui richiesto, nel Battistero del capoluogo toscano. Questi eventi e tanti altri ancora sono raccontati da Marco Ferrandino e Luigi Barricelli nelle tavole in bianco e nero del loro nuovo graphic novel intitolato “Giovanni XXIII il Papa sanguinario”. Per avere maggiori informazioni su questo intrigante fumetto, abbiamo voluto intervistare lo sceneggiatore Marco Ferrandino:

Come è nata l’idea di scrivere “Giovanni XXIII il Papa sanguinario”?

disegnatore Luigi Barricelli
disegnatore Luigi Barricelli

«Innanzitutto volevo ringraziarti per l’attenzione che sempre concedi ai miei lavori, sei sempre gentile e professionale, cosa si può volere di più. Per quanto riguarda il nostro amico Baldassarre Cossa, la storia in generale mi ha sempre affascinato e in particolare questo personaggio, con un vissuto così particolare, ha sempre stuzzicato la mia immaginazione. Pirata, prete, donnaiolo, grande stratega, un uomo dai mille talenti e dalle mille contraddizioni, si diceva di lui che non ci fosse peccato da lui non commesso, quindi come vedi non potevo esimermi dal narrare le sue gesta e sperare di gettare una nuova luce sul personaggio e invitare magari i più curiosi ad approfondire la sua vera storia. Infatti il fumetto è un’opera di fiction che non ha pretese esaustive o documentaristiche, mi auguro che chi lo leggerà se lo possa godere e divertirsi magari riservandosi di approfondire il personaggio in un secondo momento su volumi sicuramente più adatti».

Ti sei servito di documenti e fonti storiche per narrare la storia e scrivere la sceneggiatura?

«La ricerca è la parte più bella di questo lavoro, quello che trova posto sul foglio in realtà è la minima parte di quello che un autore apprende lungo il percorso di ricerca, una sorta di punta dell’iceberg, il grosso è in profondità e magari traspare da una lettura più attenta, comunque ho letto tutto quello che ho trovato sull’argomento e parlato con degli storici, come l’avvocato Giovanni Di Meglio autore di libri sulla storia dell’isola d’Ischia che è stato così gentile da scrivermi anche una prefazione».

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Quanto è stato complesso portare a termine la sceneggiatura di questo lavoro e come è stata l’intesa con Luigi Barricelli?

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sceneggiatore Marco Ferrandino
sceneggiatore Marco Ferrandino

«Come tutte le opere ambientate in una realtà storica precisa e con personaggi che traggono spunto da quelli reali è stato un lavoro impegnativo e lento. L’intesa con Luigi è stata per fortuna immediata e per me è stato di grande aiuto averlo su questo volume».

A chi è rivolto questo graphic novel e perché un lettore dovrebbe leggerlo?

«Spero che la mia opera sia adatta a tutti con diversi livelli di lettura, se volete una storia intrigante e coinvolgente questa è un’opera che fa per voi».

Abbiamo sentito anche Luigi Barricelli, disegnatore di questo graphic novel perché era indubbiamente interessante conoscere e approfondire il punto di vista di chi ha realizzato le tavole:

Questa è la prima volta che ti sei cimentato in un graphic novel di carattere storico?

«Ho iniziato a disegnare il papa sanguinario nel 2018, all’epoca non avevo mai disegnato un fumetto così lungo e di questo genere. È stata una bella sfida che mi ha fatto crescere molto come disegnatore e narratore di fumetti. Ammetto che è stata un po’ dura all’inizio, ma poi dopo qualche pagina ho iniziato a divertirmi parecchio, anche perché la storia di Marco Ferrandino mi ha preso molto».

A livello artistico quali sono stati gli aspetti più importanti da tenere in considerazione?

«Sicuramente la dinamicità delle tavole e l’espressività dei personaggi, volevo dare la sensazione al lettore di stare leggendo un fumetto avvincente anche durante dei semplici dialoghi tra i personaggi. In sostanza, non volevo annoiare il lettore con inquadrature sempre uguali e volti inespressivi e immobili, spero d’esserci riuscito!».

Come è stato riportare sulle tavole le ambientazioni, i vestiti e le architetture dell’epoca?

«Riportare quel tipo di ambientazioni e costumi sulle tavole è stato molto impegnativo ma al tempo stesso stimolante e divertente. Un fumetto storico, a mio avviso, richiede molto impegno nella cura dei dettagli e queste tavole si prestano molto a questo tipo di approccio. Nel fumetto la città principale è la Bologna del 1400 e siccome ci sono pochi riferimenti sulla città in epoca medievale, ho dovuto immaginare com’era Bologna in quei tempi modificando le immagini più recenti che avevo a disposizione e facendo un vero e proprio lavoro di ricostruzione attingendo a varie fonti e riferimenti storici dell’epoca. Probabilmente questa è stata la parte della storia più complicata da realizzare in assoluto. Per i costumi invece i riferimenti principali sono stati i film ambientati in quell’epoca».

Nel complesso quanto ti ritieni soddisfatto del lavoro fatto e come è stato confrontarsi con Marco Ferrandino?

«Sono molto soddisfatto del lavoro, anche se cambierei tante piccole cose come farebbe qualsiasi disegnatore poco dopo aver finito un fumetto. Con Marco mi sono trovato benissimo perché mi ha lasciato molta libertà sulla parte grafica e la sua sceneggiatura scritta in modo eccellente lasciava pochi dubbi sulla costruzione delle scene».

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