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La voce del “Bambino”: Nessuna pastetta con Ischiambiente, Enzo adesso molli gli ormeggi

Nell’ultimo mese è cambiata la geopolitica ischitana, ed è mutata in una maniera così clamorosa che forse fino a qualche tempo fa nessuno ci avrebbe scommesso un euro. Uno stravolgimento che Giuseppe Di Meglio giustifica e prima ancora spiega come?
«In verità, sono sincero, non è che io veda tutto questo stravolgimento. Ci sono stati semplicemente degli avvicendamenti tra gruppi che sostengono l’amministrazione ed altri invece che hanno deciso di allontanarsi da quello che era un progetto originario. Piuttosto, lo stravolgimento mi piacerebbe vederlo nel fare, sarebbe particolarmente gradito in questo preciso momento storico: non so se ve ne siete accorti, ma la stagione turistica ha preso una piega tutt’altro che positiva. Occorre fermarsi un attimino, farsi un esame di coscienza e capire la politica di questo territorio cosa sta facendo e quali passi sta muovendo per portarci fuori dalla crisi».
Va bene, ma detto questo è innegabile che qualche tempo fa pensare ad un Antonio Mazzella tra le fila della maggioranza ed un Luigi Boccanfuso rientrato nei giochi sia pure per interposta persona sarebbe stata roba da fantapolitica…
«Allora, facciamo chiarezza una volta per tutte. Tante volte nelle dinamiche politiche che si vengono a creare si vuole sempre cercare di mettere in evidenza compravendite, “pastette” e cose del genere».
Mai detta una cosa del genere, ad onor del vero.
«Lo so, il mio è un discorso generalizzato. Qui i ragionamenti che sono stati fatti te li spiego senza giri di parole e senza mezzi termini: noi, che siamo un gruppo di persone impegnate nelle nostre attività professionali e di impresa in questo paese, non abbiamo difficoltà alcuna a renderci conto che Ischia in questo momento sta soffrendo una crisi fortissima. Insomma, stiamo andando sempre peggio. Quello che abbiamo detto al sindaco Enzo Ferrandino è che noi vogliamo dare un aiuto e offrire il nostro contributo per cercare di risolvere qualcuna di queste problematiche. Per capire se si può uscire dalla crisi o valutare se si può programmare qualche iniziativa anche a breve e media scadenza: la situazione, lo ripeto, coinvolge tutto il comparto turistico e ancor di più il settore del commercio, che è ormai letteralmente in ginocchio».
A questo punto colgo la palla al balzo per sottolineare, e mi perdonerai la malizia, che a un anno dal suo insediamento la nuova amministrazione comunale ha fatto ben poco, anzi forse è rimasta addirittura ferma al palo. Non trovi?
«Io ti dico una cosa, la “paralisi” c’è da ben più di un anno perché poi sfido chiunque a spiegarmi cosa è stato fatto per il rilancio del paese nell’ultimo decennio. Quali iniziative sono state adottate? Magari rinfrescami la memoria tu, perché a me davvero non torna alla mente nulla. La stessa introduzione della tassa di soggiorno, tanto per parlare di cose concrete, in verità non ricordo abbia portato nulla di significativo in termini di iniziative per riportare in auge il turismo ad Ischia (ed è chiaro che mi riferisco anche agli altri Comuni, dove le cose certo non sono andate diversamente). Inutile girarci intorno, la verità è che non è stato prodotto assolutamente nulla. E questo è un aspetto assolutamente da non trascurare. E poi…».
E poi?
«E poi ci sono le cose che noi abbiamo espressamente detto al sindaco, che sono queste: bisogna andare a intervenire, e noi nello specifico abbiamo delle idee da mettere in campo, su queste problematiche. Poi bisognerà pensare a sistemare il territorio e le piccole cose che non funzionano, che per la verità sono riscontrabili in ogni località turistica d’Italia e del mondo. Però vorrei che fosse focalizzata l’attenzione su un dato che io ritengo estremamente significativo: ad Ischia abbiamo un turismo che è composto per l’80 per cento e forse più da italiani e soltanto per la quota rimanente da stranieri. Questa composizione, se andiamo a raffrontarla con i numeri, ad esempio, della penisola sorrentina, offre un raffronto davvero indicativo. In Costiera le presenze sono rappresentate da un 95 per cento di stranieri e da una quota minimale di italiani. Se avessimo la forza e l’intelligenza di interrogarci su questi numeri, capiremmo anche cosa dobbiamo e non dobbiamo fare per risollevare il mercato turistico di casa nostra. Ora, sarà pur vero che la stragrande maggioranza delle strutture alberghiere presenti sull’isola non puntino sui mercati internazionali, ma appare chiaro che bisogna effettuare una non più procrastinabile inversione di tendenza».
Poco fa parlavi di compravendite e pastette, il tuo gruppo politico è finito nell’occhio del ciclone anche per delle voci di corridoio legate soprattutto al controllo della società partecipata Ischiambiente.
«Nell’ambito delle attività che noi amici svolgiamo, come è noto c’è anche un’azienda che si occupa di gestione dei rifiuti. Allora, ti dico che questa azienda, la Balga, di cui peraltro io sono socio, fatturerà nel 2018 una cifra che oscillerà tra i cinque e i sei milioni di euro. Ora, se tanto per dire vogliamo fare riferimento al famoso contratto della carta di cui si sta parlando con una certa insistenza, tengo a sottolineare che l’importo dello stesso non arriva al tre per cento del fatturato che noi realizziamo. In parole povere, se questo servizio lo facciamo o non lo facciamo, non è che ci interessa più di tanto. A noi di Ischiambiente non interessa, alla partecipata possiamo offrire un contributo di idee in base alla nostra esperienza ma non ci vogliamo proprio entrare. Bisogna smetterla di strumentalizzare certi fatti, siamo davanti a cose puerili e senza senso. Però mi piacerebbe aggiungere una cosa…».
Prego.
«Ischiambiente gestita da un privato porterebbe al Comune di Ischia, e dunque ai cittadini contribuenti, un milione di euro all’anno. Ma posso anche dirti che l’azienda rimarrà pubblica e noi, se saremo chiamati a dare il nostro contributo in questa società in qualunque modo (ho già dato la mia disponibilità ad Enzo Ferrandino a fare da consulente a titolo gratuito), forniremo il nostro supporto per cercare di portare un risparmio alle aziende ischitane».
Giuseppe Di Meglio conosce e pratica la politica non certo da ieri mattina. Alcuni analisti sostengono che Enzo Ferrandino adesso ha una maggioranza risicata ma sulla carta blindata e dunque in teoria potrebbe stare più tranquillo. E’ un concetto che ti senti di condividere e fino a che punto?
«Il concetto è estremamente semplice. Qui non è una questione di numeri, il punto focale è un altro: bisogna iniziare a fare le cose. Nel momento in cui con la sua amministrazione Enzo Ferrandino molla gli ormeggi e si inizia a lavorare concretamente per il paese, non ci saranno più problemi di numeri e dunque di maggioranza. E quello che noi abbiamo chiesto al sindaco è stato proprio questo, di iniziare a mettere mano, a risolvere o quantomeno a tracciare delle rotte per andare ad operare su una serie di problematiche. Se così dovesse essere, mi pare ovvio, problemi non ce ne saranno. Ma se viceversa si dovesse rimanere fermi al palo, beh allora Enzo Ferrandino non avrà lunga vita, questo è fuori discussione. Insomma, qui non si può ridurre sempre tutto a un fatto di occupare poltrone o di cambiare consiglieri comunali nello scacchiere, è giunta l’ora di lanciare un’azione amministrativa seria ed efficace. Se questa non parte, è chiaro che la nostra non è certo una fiducia incondizionata. Con il primo cittadino abbiamo parlato di programmi, in particolare – e mi scuso se sono monotono e ripetitivo – bisogna affrontare la questione delle politiche turistiche sui mercati internazionali per aumentare la percentuale di stranieri. Questo ci consentirebbe di puntare finalmente alla destagionalizzazione dei flussi ma anche di far sbarcare sull’isola persone con una maggiore propensione di spesa e consentire alle aziende alberghiere di non fare soltanto una politica basata sul prezzo, peraltro spesso al ribasso. E, non ultimo, andremmo a dare respiro anche al commercio».
Cosa vi ha spinto, in buona sostanza, ad abbandonare il progetto dello scorso anno, che vi aveva visto uniti tutti sotto la bandiera della candidatura di Gianluca Trani?
«Su questo aspetto va fatta una doverosa premessa. Nel 2017 l’intenzione iniziale era quella di correre e concorrere alle elezioni amministrative in maniera diversa da quella che si è poi verificata e concretizzata. In quel momento noi ci siamo accodati a quello che era stato un indirizzo tracciato da Forza Italia: abbiamo commesso un errore ed oggi ne stiamo pagando le conseguenze perché se avessimo fatto diversamente attualmente l’amministrazione sarebbe un’altra. Quello dello scorso anno era un rapporto nato per l’occasione elettorale ma che certo non era amalgamato e questo per la verità si è visto anche dopo».
Cioè?
«La verità è che non c’è una visione politica comune, anzi le abbiamo decisamente diverse: insomma, non ci sono legami che tengono, per chiudere il discorso».
Si parla sempre dell’ombra di Giosi Ferrandino, il cui spettro sembra continuare ad aleggiare nel municipio di Ischia. C’è chi sostiene che dietro la “scissione” del gruppo consiliare Vivere Ischia ci sia la sua regia, qualcuno lo dà addirittura per scontato.
«Guarda, Giosi Ferrandino si è mantenuto dieci anni al timone del Comune di Iscbia e noi sappiamo bene come. Iniziamo col dire, ad esempio, che dopo i primi cinque anni se non confezionava il cosiddetto “caularone” non avrebbe vinto le elezioni. Alla fine, anche i risultati che ha portato per il paese possono essere tranquillamente etichettati come poca cosa. Dirò di più, se oggi viviamo una crisi del turismo, del commercio e delle associazioni di categoria, questo è imputabile anche e soprattutto a Giosi Ferrandino. Lui, lo ripeto, ha governato per dieci lunghi anni: non è che lo ha fatto con altre dieci persone, ha retto le sorti del paese con altre due o tre figure».

Gaetano Ferrandino

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