LE OPINIONI

La voce delle radici

Letture di brani e poesie, tavole rotonde, presentazioni di opere, spettacoli teatrali: sono solo alcune delle iniziative che sono state organizzate per prendere parte alla Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali 2026, che si celebra ogni anno il 17 gennaio.

Un appuntamento ormai consolidato e molto atteso, istituito nel 2013 dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia (Unpli) con un obiettivo chiaro e quanto mai attuale: sensibilizzare istituzioni e comunità locali alla tutela e alla valorizzazione dei dialetti e delle lingue locali, veri e propri patrimoni culturali immateriali del nostro Paese.

La Giornata rappresenta un momento di riflessione e di festa, una rassegna diffusa di iniziative che coinvolge l’intera penisola, idealmente unita dall’instancabile attività delle Pro Loco aderenti all’Unpli e da tutte quelle realtà – associazioni culturali, biblioteche, centri studi, appassionati – che operano quotidianamente per la salvaguardia del patrimonio linguistico italiano. Ad Ischia a dire il vero questa giornata è passata quasi inosservata, se non fosse stato per lo Studio Sciarmato, con “ Radici in voce” dove il maestro Gaetano Maschio, ha interpretato alcune poesie dialettali. Molto probabilmente perché sull’isola è molto sentita la festività di Sant’Antuono, con i vari “fucarazzi” in diverse località e la benedizione degli animali, che ne condividono la data e purtroppo la giornata nazionale del dialetto passa in secondo piano.

Il dialetto non è solo una variante della lingua nazionale: è memoria, identità, appartenenza. È la voce delle nostre origini, il racconto di una comunità che si riconosce in parole, suoni e modi di dire spesso intraducibili, perché carichi di significati culturali ed emotivi profondi.

Espressioni come “Ogni scarrafone è bello a mamma soja” o “Dicette ’o pappice vicino ’a noce: damme ’o tiempo ca t’ ’o spertose” racchiudono saggezza popolare, ironia, filosofia di vita. Parole come “pcundria” o “sta schizzchiann” non trovano un equivalente perfetto in italiano: esistono solo perché esiste una comunità che le usa, le comprende, le tramanda.

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Custodire i dialetti significa non dimenticare chi siamo, riconoscere il valore delle differenze e difendere una ricchezza che rischia di scomparire sotto il peso dell’omologazione linguistica.

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E non è un caso che, accanto a questa giornata, se ne possa ricordare un’altra legata profondamente all’identità culturale: quella dedicata alla pizza, simbolo universale ma dalle radici fortemente locali. La pizza moderna, con il pomodoro, nasce infatti a Napoli nel XVIII secolo, come cibo popolare e sostanzioso delle classi meno abbienti. Il pomodoro, arrivato dalle Americhe, divenne nel Settecento un ingrediente centrale della cucina napoletana, segnando la nascita ufficiale della pizza come la conosciamo oggi: un semplice disco di pasta condito, diventato patrimonio dell’umanità, di cui non sappiamo farne a meno, le mode e gli stili cambiano, cambia anche la pizza, che diventa gourmet, ma la pizza resta “ chell’ ca pummarola n’copp”.

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