LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Cantieri, memorie corte e sindaci Maduri dal sorriso perenne»

Se costringessimo qualcuno a farsi una passeggiata a Lacco Ameno oggi, probabilmente chiederebbe non dove si va, ma dove si scava. Il Comune è diventato un cantiere a cielo aperto in cui pure i pensionati hanno abdicato al proprio ruolo di supervisori di scavi. Siamo di fronte a una sorta di archeologia amministrativa al contrario: non si riportano alla luce i resti del passato, ma si tenta di seppellire cinque anni di inattività sotto una colata improvvisa di lavori pubblici spacciandoli al mercato del consenso come opere di un programma elettorale riesumato in particolare nell’ultimo periodo. Perché il dato è semplice, e dunque fastidioso: dopo un’intera consiliatura dell’amministrazione Pascale trascorsa in una quiete degna di un monastero benedettino, negli ultimi sei mesi – volendo essere generosi – si è aperta la stagione dei martelli pneumatici e delle opere che, forse, vedranno la fine prima dell’estate.

Il Comune è diventato un cantiere a cielo aperto in cui pure i pensionati hanno abdicato al proprio ruolo di supervisori di scavi. Siamo di fronte a una sorta di archeologia amministrativa al contrario: non si riportano alla luce i resti del passato, ma si tenta di seppellire cinque anni di inattività sotto una colata improvvisa di lavori pubblici spacciandoli al mercato del consenso come opere di un programma elettorale riesumato in particolare nell’ultimo periodo

Tutto insieme, ovunque. Come se il tempo amministrativo avesse improvvisamente accelerato per paura di non arrivare al traguardo elettorale. Il caso più clamoroso riguarda il corso Angelo Rizzoli, la spina dorsale e commerciale del paese. Qui i lavori sono partiti senza una comunicazione degna di questo nome. I commercianti lo hanno scoperto con una settimana di anticipo, cioè quando ormai avevano investito, programmato e scommesso sul Natale. Il risultato è quello che ogni bottegaio conosce fin troppo bene: cantieri davanti alle vetrine, clienti che girano al largo, incassi che evaporano. Ma in compenso, si potrà dire che “qualcosa si è fatto”. Magari tardi, magari male, ma sotto Natale, che è sempre una data molto fotogenica. L’ultimo cantiere, in ordine di tempo e di smemoratezza, è quello del campo sportivo. Dopo cinque anni di amministrazione, qualcuno si è improvvisamente ricordato che esiste ma si è anche ricordato di eliminare – nel futuro – i posti auto per disabili. È comunque un miracolo laico: la memoria che ritorna quando il mandato sta per finire.

D’altronde, il sindaco lo ha detto più volte con una sincerità disarmante: “i lavori vanno fatti negli ultimi sei mesi, altrimenti i cittadini e gli imprenditori potrebbero dimenticarsi di chi ha governato”. È una concezione della politica, quella vecchia, che ritorna o forse non è mai andata via e riduce l’amministrazione pubblica a un album di figurine: conta l’ultima pagina, non il libro. Il problema, quello vero, è che mentre l’amministratore pensa alla propria memoria elettorale, i danni economici diventano reali, immediati e irreversibili. E qui la visione – parola che alcuni amano pronunciare ma odiano praticare – si rivela per quello che è: distorta, deformata, tutta rivolta verso il tornaconto di chi governa e non verso quello di chi è governato. Questo spaccato lacchese non è un’eccezione, ma una tessera di un mosaico isolano piuttosto sconfortante. Basta leggere le interviste ai sindaci di Ischia e Forio. Il primo ci spiega che nel suo Comune va tutto bene e che, al contrario, c’è un club degli scontenti a cui, però, non bisogna badare. Anzi, sarebbe il caso di minimizzarne gli effetti. Il secondo invoca una sinergia tra i Comuni dell’isola, ripetendo con encomiabile coerenza ciò che hanno detto i suoi colleghi negli ultimi quindici anni. Lui che avrebbe potuto trasformarsi, essendo Forio capofila del Patto per lo Sviluppo, in condottiero e traghettatore verso una nuova terra composta da 650 milioni di euro (per l’isola intera).

D’altronde, il sindaco lo ha detto più volte con una sincerità disarmante: “i lavori vanno fatti negli ultimi sei mesi, altrimenti i cittadini e gli imprenditori potrebbero dimenticarsi di chi ha governato”. È una concezione della politica, quella vecchia, che ritorna o forse non è mai andata via e riduce l’amministrazione pubblica a un album di figurine: conta l’ultima pagina, non il libro. Il problema, quello vero, è che mentre l’amministratore pensa alla propria memoria elettorale, i danni economici diventano reali, immediati e irreversibili

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È una litania che suona sempre uguale che richiama un pensiero da tenere nei suoi argini: come una canzone estiva che non passa mai di moda perché nessuno si prende la briga di cambiarla e, perciò, continua rimanere in classifica. Il punto è che le tre “visioni-dichiarazioni” forniscono un’immagine statica se osservate in una prospettiva più ampia e non producono una risultante: mentre si parla, non si agisce e quel che si fa, anche in piccole dosi, assume la grandezza di un’opera faraonica. Anche se ridotta alla fine del mandato elettorale. Manca una visione nei comuni e in comune, manca una politica economica isolana, manca soprattutto la consapevolezza che le deficienze strutturali di ogni singolo Comune non restano confinate entro i confini municipali. Si sommano, si intrecciano, si moltiplicano. E producono un risultato economico negativo per tutti. È un gioco a perdere, ma giocato con grande entusiasmo in attesa della bella stagione. In questo scenario, in cui anche la critica è vissuta come un attacco personale mentre al contrario – vogliamo ricordarlo ai meno attenti – è rivolta ai ruoli e alle funzioni della vita pubblica che potrebbe migliorare, anche il giornalismo – non tutto, ma la stragrande maggioranza – recita una parte che definire decorativa sarebbe un complimento.

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È un gioco a perdere, ma giocato con grande entusiasmo in attesa della bella stagione. In questo scenario, in cui anche la critica è vissuta come un attacco personale mentre al contrario – vogliamo ricordarlo ai meno attenti – è rivolta ai ruoli e alle funzioni della vita pubblica che potrebbe migliorare, anche il giornalismo – non tutto, ma la stragrande maggioranza – recita una parte che definire decorativa sarebbe un complimento. Le domande scomode vengono evitate con la stessa cura con cui si evitano le buche per strada

Le domande scomode vengono evitate con la stessa cura con cui si evitano le buche per strada. Le interviste si trasformano in passerelle e i comunicati stampa in vangeli apocrifi. E quando nelle amministrazioni manca una minoranza vera, o l’opposizione resta in attesa di tempi migliori pure per dire un “Amen”, il silenzio diventa assordante. La dialettica, che dovrebbe misurare e regolare l’azione di governo, viene archiviata come un optional fastidioso. Il risultato finale? Amministrazioni povere di visione, mediocri di visione politica e soprattutto povere di futuro mentre il presente, per qualcuno, si fa prospero. Consigli comunali trasformati in roccaforti chiuse, impermeabili al dibattito pubblico, allergici alla critica diventano luoghi dove non si discute, si ratifica. E così, mentre i cantieri aprono, le idee restano prigioniere nei Comuni e le diverse sensibilità amministrative non dialogando tra loro restano in attesa che qualche altro ci ricordi che i Comuni, tra loro, hanno bisogno di maggiore sinergia (!), ai cittadini resta il rumore dei lavori, la bellezza delle pietre scavate e il silenzio degli applausi dal tifo della politica. Un silenzio che, a forza di essere ignorato, diventa la più rumorosa delle accuse.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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Un commento

  1. Siamo di fronte ad un vero e proprio immobilismo amministrativo che porta la “decrescita infelice” dell’ Isola.
    Il Comune di Ischia non è in grado di garantire il turismo nel periodo invernale, apre le ZTL giustificando per errori tecnici e non adotta nessuna iniziativa volta a garantire il rilancio del turismo (vedi fallimento terme ischia) il quale punta inesorabilmente ai livelli quantitativi che qualitativi e si concentra solo sul periodo estivo dove sbarca di tutto. Per isomorfismo gli altri Comuni si adeguano a questo modo di gestire la cosa pubblica con effetti negativi sull’economia locale. IL TURISMO IN INVERNO VA SEMPRE IN ALTRE METE LE QUALI SI PUò DIRE CHE NON HANNO NULLA TUTTO PERCHè IL POPOLO HA DATO NELLE MANI “UNA FERRARI A CHI LA GUIDA COME UNA 500”.

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