Statistiche
CRONACAPRIMO PIANO

Lacco Ameno, dal Comune nuovo “schiaffo” alla Sogeat

La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della società a cui fa capo l’Hotel Augusto: in ballo 360mila euro di tributi arretrati

Sorride il Comune di Lacco Ameno, nell’ennesima “puntata” del lungo e articolato contenzioso giudiziario che lo oppone alla Sogeat, la società a cui fa capo l’Hotel Augusto. La Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione ha pronunciato l’ordinanza che decide a favore del Comune il ricorso che la Sogeat aveva proposto contro l’ente di Piazza Santa Restituta, contestando la sentenza n.3067/26/2018 della Commissione Tributaria regionale della Campania, depositata nell’aprile di due anni fa. Con tale sentenza la Commissione aveva accolto gli appelli proposti dal Comune e dall’Agenzia delle Entrate contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Napoli (organo competente per le decisioni di primo grado in materia tributaria). Quest’ultima, a sua volta, aveva dato ragione alla Sogeat circa il motivo del contendere, rappresentato da una cartella di pagamento Imu del 2012 e 2013. In ballo ci sono circa 360mila euro. Una bella cifra che il Comune di Lacco Ameno, prima della caduta dell’amministrazione, ha sempre cercato di recuperare, insieme agli altri crediti vantati nei confronti della Sogeat e oggetto di altri procedimenti, per un totale di quasi un milione di euro.

La società aveva dedotto due motivi nel ricorso, contro cui il Comune ha resistito. Col primo motivo la Sogeat lamentava la nullità della sentenza, per omessa pronuncia sulla censura di inesistenza della notifica della cartella esattoriale tramite posta elettronica certificata, in quanto priva di firma digitale. La Cassazione ha ritenuto infondato tale motivo poiché, contrariamente a quanto sostenuto dalla società, la commissione tributaria regionale sul punto aveva motivatamente deciso, affermando che i vizi della notifica della cartella sono sanati dal ricorso in primo grado proposto dalla società, non potendosi ritenere integrata l’ipotesi della inesistenza della notifica, ma al più quella della nullità.

Un altro motivo del ricorso era quello con il quale la Sogeat denunciava la violazione e la falsa applicazione dell’articolo 156 cpc in quanto la Commissione tecnica regionale ha erroneamente non ritenuto inesistente, e quindi insanabile, la notifica tramite Pec della cartella con allegato non firmato digitalmente, in quanto redatto in formato pdf e non p7m, visto che quest’ultima estensione garantisce l’integrità e l’immodificabilità del documento informatico e, quanto alla firma digitale, l’identificabilità del suo autore e di conseguenza la paternità dell’atto.

Richiamandosi alla propria più recente giurisprudenza, la Suprema Corte ha ritenuto infondati i due motivi del ricorso inoltrato dalla società, riconoscendo il credito vantato dall’ente di Piazza Santa Restituta

Tuttavia, anche questo motivo secondo la Suprema Corte è destituito di fondamento. La Cassazione ha infatti richiamato la propria sentenza n. 6417/2019 che ha fatto il punto in materia, affermando: «Per quanto riguarda invece la possibilità di notificare un atto mediante Pec è stato affermato dalle Sezioni Unite sia che l’irritualità della notificazione di un atto a mezzo posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna dello stesso ha comunque prodotto il risultato della sua conoscenza e determinato così il raggiungimento dello scopo legale (Cass. 28 settembre 2018 n. 23620), sia che l’irritualità della notificazione di un atto a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna telematica (nel caso affrontato dalla Cassazione il file era in “estensione.doc”, anziché in “formato.pdf”) ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell’atto e determinato così il raggiungimento dello scopo legale, sia ancora che in tema di processo telematico, a norma dell’art. 12 del decreto dirigenziale del 16 aprile 2014, di cui all’art. 34 del d.m. n. 44 del 2011 – Ministero della Giustizia in conformità agli standard previsti dal Regolamento UE n. 910 del 2014 ed alla relativa decisione di esecuzione n. 1506 del 2015, le firme digitali di tipo “CAdES” e di tipo “PAdES” sono entrambe ammesse e equivalenti, sia pure con le differenti estensioni “.p7m” e “.pdf”. Tale principio di equivalenza si applica anche alla validità ed efficacia della firma per autentica della procura speciale richiesta per il giudizio in cassazione, ai sensi degli artt. 83, comma 3, c.p.c., 18, comma 5, del d.m. n. 44 del 2011 e 19 bis, commi 2 e 4, del citato decreto dirigenziale (Cass. 27 aprile 2018, n. 10266), dovendosi altresì tenere conto che è stato affermato che la natura sostanziale e non processuale della cartella di pagamento non osta all’applicazione di istituti appartenenti al diritto processuale, soprattutto quando vi sia un espresso richiamo di questi nella disciplina tributaria; sicché il rinvio disposto dall’art. 26, comma 5, del D.P.R. n. 602 del 1973 (in tema di notifica della cartella di pagamento) all’art. 60 del D.P.R. n. 600 del 1973 (in materia di notificazione dell’avviso di accertamento), il quale, a sua volta, rinvia alle norme sulle notificazioni nel processo civile, comporta, in caso di nullità della notificazione della cartella di pagamento, l’applicazione dell’istituto della sanatoria per raggiungimento dello scopo, di cui all’art. 156 c.p.c. (Cass. 30 ottobre 2018, n. 27561)». Con questo richiamo alla propria giurisprudenza più recente, la Sesta Sezione ha rigettato il ricorso, condannando la Sogeat al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in circa ottomila euro.

Ads

Con due processi ormai definitivamente conclusi a favore dell’ente contro la Sogeat, e un terzo ancora in via di definizione dopo una cassazione con rinvio in appello, arriva l’ennesimo risultato positivo per il Comune nella materia del contenzioso: prima il riconoscimento da parte del Tar che nessun risarcimento era dovuto alla T3R, o meglio a quel che ne restava dopo il fallimento, poi il favorevole verdetto nella controversia con la Balga per l’appalto rifiuti, seguito un anno fa dalla pronuncia in Cassazione che aveva riconosciuto altri importanti crediti vantati dal Comune di Lacco nei confronti dell’hotel Augusto. A inizio estate 2019 la sentenza che “salvava” anche il bilancio preventivo della Città Metropolitana, grazie alla costituzione del Comune contro la pretesa di un consigliere di minoranza che contestava il documento contabile, poi la vittoria contro la Farmafactoring. Adesso, con l’ordinanza appena illustrata, un nuovo successo che premia la linea seguita dall’avvocato Leonardo Mennella, ex consigliere comunale di maggioranza delegato al contenzioso, verso una materia che in passato era stata troppo spesso lasciata in secondo piano, con pesanti conseguenze per le casse del Comune.

Ads

Articoli Correlati

Rispondi

Back to top button