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Lacco Ameno e la 167, il danno ormai è fatto

Chiudere i recinti quando ormai i buoi sono scappati. Sembra essere questo il risultato dell’operazione di “pulizia urgente” disposta dal Comune di Lacco Ameno nei pressi della 167.  Alcuni giorni fa, infatti, l’amministrazione di Piazza Santa Restituta ha provveduto prima a ripulire, e poi a recintare, la superficie di proprietà comunale posizionata di fronte all’area rifiuti che, ironia della sorte, anni fa era stata destinata a zona verde con annesso parco giochi per i più piccoli. Venne indetta una gara con conseguente assegnazione dell’appalto, ma sopraggiunsero diversi problemi, alcuni dei quali tra la stessa ditta affidataria e un’altra società in subappalto. In seguito a tali contrasti, e ad alcune discrasie emerse tra il progetto redatto e le dimensioni effettive dell’area, l’opera si arenò fino a bloccarsi e lo spazio recintato. Naturalmente le erbacce ripresero progressivamente possesso degli spazi, ma da un paio d’anni l’area era divenuta anche una vera e propria discarica, dove si erano formati cumuli di materiali di risulta e altro, con grave pregiudizio non soltanto per l’estetica di un sito comunque residenziale, ma anche e soprattutto per la salute pubblica visti i rischi igienico-sanitari indotti dall’accumulo dei rifiuti.

Tra i materiali di risulta sversati nell’area c’erano anche quelli provenienti dai lavori di ristrutturazione fognaria assegnati alla Ici costruzioni, che hanno impegnato le strade del paese a partire proprio dall’autunno 2015. Il Comune diede infatti l’autorizzazione a sversare temporaneamente nell’area i materiali di scavo. Evidentemente, per consentire tali operazioni l’area venne lasciata “aperta”, cioè senza recinzioni, e questa circostanza contribuì in maniera decisiva a rendere la zona “terra di nessuno”, dove ignoti hanno seguitato ad agire indisturbati sversando ogni sorta di materiali (i residenti hanno lamentato persino la presenza del famigerato quanto pericoloso Eternit) fino a poche settimane fa, quando le proteste degli abitanti esplosero definitivamente in occasione di una rumorosa operazione “notturna” di rimozione del materiale. Intervenne anche la polizia che eseguì alcuni rilievi sul posto. Proprio la rimozione del materiale era stata oggetto di una delibera di giunta (la n.64) il 13 giugno scorso con la quale si dava mandato al responsabile dei servizi tecnici di disporre tutti gli atti necessari per la procedura d’affidamento dei lavori per la rimozione dei rifiuti e “all’installazione di una recinzione provvisoria”.

La conseguente determina dell’area tecnica, la n.63 emanata il 19 giugno, assegnò i lavori di “urgente pulizia” alla Ecoimpianti service per un totale di quasi 23mila euro. Curiosamente la delibera di giunta è stata pubblicata sull’albo pretorio soltanto il 3 luglio, cioè vari giorni dopo l’intervento e la pubblicazione della determina. Nel documento prodotto dall’esecutivo, si legge un riferimento allo stato finale dei lavori fognari effettuati a partire dall’autunno 2015, e subito dopo viene precisato che “il terreno attualmente accumulato nella zona 167 non proviene dalle aree di cantiere dell’intervento igienico-sanitario del territorio comunale – lavori di potenziamento e adeguamento fognario”, che sa un po’ di difesa non richiesta.  Viene cioè precisato che non tutti i cumuli di rifiuti erano stati prodotti dalla Ici costruzioni, che secondo quando affermato dall’amministrazione avrebbe autonomamente provveduto a rimuovere i materiali che aveva depositato durante l’apertura del cantiere, mentre l’eliminazione di tutto il resto dei rifiuti impunemente sversati ricade inevitabilmente sulle casse comunali.

Di fatto, quindi, i cittadini pagheranno i costi di smaltimento per una quantità di rifiuti che ignoti incivili hanno sversato approfittando dell’assenza di recinzione, che fu eliminata per permettere l’accesso all’area da parte della ditta molisana. Una leggerezza il cui costo finisce quindi per ricadere sulla collettività e a  poco o nulla serve, come si legge nella delibera, dare mandato ai vigili urbani “di effettuare indagini al fine di accertare i responsabili degli sversamenti e di sorvegliare l’area assiduamente anche previa installazione di un sistema di videosorveglianza”: il danno ormai è fatto.

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