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Lacco Ameno: il lungo filo rosso che unisce Bakunin, Caccioppoli e De Crescenzo

Il prossimo 20 agosto, il popolare scrittore, regista, attore, conduttore televisivo, ingegnere Luciano De Crescenzo, nativo del quartiere S.Ferdinando a Napoli, compirà 89 anni. Fino a qualche anno fa è stato ospite frequente di incontri culturali a Lacco Ameno. L’ultimo anno che partecipò ad un incontro del genere,  mi mise una grande mestizia addosso: Vidi e ascoltai, a Piazza S.Restuituta, un De Crescenzo confuso, balbettante e mi chiesi perché mai fosse stato sottoposto ad una prova così poco dignitosa, così poco rispettosa della storia lusinghiera del personaggio. Perché, chi sapeva, l’aveva esposto a tale umiliazione? Poi seppi. Seppi che da anni galoppava nel suo corpo una malattia abbastanza rara, descritta dal famoso neuropsichiatra americano Oliver Sacks ( ormai scomparso) nel suo libro “ L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” ( 1985). La malattia ha un nome complicato: “ Prosopoagnasia” ovvero la progressiva difficoltà di riconoscere i volti delle persone e,in qualche caso, anche il proprio volto. E’ una particolare forma di interruzione del flusso sanguigno al cervello. Perché infrango la privacy di questo intelligente e provocatorio personaggio? Perché è un brillante e vero intellettuale, napoletano, che frequentava la nostra isola e che vanta un sottile filo rosso con Lacco Ameno, Villa Arbusto, Bakunin, Renato Caccioppoli e Lorenza Foschini, giornalista televisiva e scrittrice, autrice – tra l’altro – del libro “ Zoé – La Principessa che incantò Bakunin”. Già in passato abbiamo parlato,su questo giornale, del libro, della principessa russa Obolenskaja, moglie del governatore di Mosca, che lasciò – per le sue idee radicali e libertarie – S.Pietroburgo per venire in Italia, a Napoli e quindi a Lacco Ameno a Villa Arbusto, dopo essere transitata per il Bellevue o Villa Zavota di Casamicciola. Fu proprio al Bellevue che Bakunin e sua moglie Antonia ( polacca) raggiunsero la principessa russa.

Fu a Villa Arbusto che nacque un sodalizio intellettuale, di grande intensità, tra la principessa Obolenskaja e l’anarchico Michail Bakunin. Quest’ultimo non fu solo il mentore ideologico della principessa, ma anche l’organizzatore di incontri, ricevimenti, feste per conto della principessa, a Villa Arbusto, tanto che in un volume di una ricercatrice francese della Sorbona, Madeleine Grawitz, dal titolo “ Bakunine” si dice che Zoe aveva fittato la metà di Villa Arbusto, in cui Bakunin fungeva da “ maitre des plaisirs” o “ animateur de collectivité”. La giornalista Foschini, quando iniziò a scrivere il libro, in realtà non lo voleva incentrare su Bakunin e sul rapporto intessuto con la principessa: Lo scopo iniziale della Foschini era di ritracciare la vita dei suoi avi, in particolare di Renato Caccioppoli, grande matematico napoletano, tant’è che la dedica iniziale del libro è rivolta a Nicola Foschini e Isabella Caccioppoli nonché a Ischia, dove nacque il loro amore e alla pineta della nonna ( la famosa pineta Foschini) . Ma parliamo dell’albero genealogico. Da Bakunin ed Antonia nacquero Carlo, Maria e Giulia Sofia. Quest’ultima sposò Giuseppe Cacciopppoli e dalla loro unione nacquero Ugo e Renato Caccioppoli, il primo illustre magistrato, il secondo grande matematico che, nel 1959, tragicamente si suicidò sparandosi.

Uno degli studenti che fu folgorato dalla grande cultura scientifica e dalla complessa personalità del professore fu il futuro ingegnere Luciano De Crescenzo, che ricorda questa esperienza nel suo libro “ Sembra ieri”, gustoso ritratto della propria famiglia. Luciano, quando già aveva raggiunto il successo, fu intervistato dal padre: “ Toglimi una curiosità, ma tu non dovevi fare l’ingegnere idraulico?” Luciano rispose: “ E’ stato tutta colpa di Renato Caccioppoli, il famoso matematico napoletano: Mi disse che l’Italia era un unico disastro ecologico: dighe da fare, argini da costruire, alluvioni, frane, smottamenti, Comuni privi di fognature. Insomma, io all’epoca ero convinto che gli ingegneri idraulici servissero come il pane” “ E invece?” fece il padre. “ E invece mi feci tre anni di disoccupazione totale”. A seguito di questa delusione, Luciano De Crescenzo prima si dedicò ai computer dell’IBM e poi alla scrittura, fino a guadagnare “ un miliardo di lire” col solo volume “ Storia della filosofia greca”. “ Mille milioni” esclamò il padre “ Ma come è possibile?”e il papà rimase ancora più strabiliato quando il figlio gli riferì che “ No, i guanti non si vendono più, nessuno li usa più, per uscire”. Grande personaggio Luciano! Quest’estate non ci racconterà nulla, con il suo stile arguto ed amabile. Però Ischia non si dimentichi di lui, dei Caccioppoli e dei Foschini, di Bakunin e della principessa Obolenskaja. Senza nostalgia, guardando avanti, ma sempre seguendo il “ fil rouge” che ha improntato la nostra umanità e la nostra cultura.

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