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Lacco Ameno, nuovo logo e divisa per gli studenti dell’IC “V. Mennella”

Gianluca Castagna | Lacco Ameno – Dall’abbigliamento troppo succinto (e qualche volta indecoroso) alla semplicità della divisa scolastica. E’ sempre stato ampio lo spettro delle opinioni su come ci si debba vestire per stare in aula. Prova ne sia, anche in tempi recenti, di qualche ricorso presentato al Tar contro l’obbligo imposto da un istituto comprensivo di Lecce di uniformare il vestiario degli alunni.
All’Istituto Comprensivo “Vincenzo Mennella” di Lacco Ameno la strada intrapresa è stata invece quella di una uniforme scolastica scelta attraverso una decisione collegiale. Studenti, docenti e genitori hanno infatti concordato sui vantaggi e soprattutto sullo spirito di gruppo che sa rafforzare la divisa di una scuola.
Polo bianca, pantalone o leggins e , per i mesi più freddi, anche una felpa blu. Nulla di particolarmente rigido o formale; anzi, capi che spesso incontrano i favori di coloro che poi dovranno indossarli: i bambini.
I giovani studenti del “Vincenzo Mennella” (per adesso solo quelli della scuola primaria) si sono presentati così in classe venerdì mattina. Una giornata particolare per la comunità scolastica lacchese, perché per l’occasione sono state apposte anche le targhe all’ingresso dei tre plessi dell’Istituto (Fundera, Pannella e parte dell’ex Liceo Scientifico), presentato il nuovo logo della scuola e lo striscione nuovo di zecca che l’accompagnerà in ogni manifestazione pubblica.

Un’idea, quella della divisa, che parte da lontano e, proprio per scongiurare eventuali polemiche, è cresciuta lentamente ascoltando tutte le opinioni in campo, comprese quelle dei giovanissimi studenti
«L’idea l’ho lanciata perché ci tengo molto, le uniformi per gli allievi mi sono sempre piaciute», ha dichiarato la Dirigente scolastica Prof.ssa Assunta Barbieri. «La divisa genera senso di appartenenza, di rispetto, di decoro, anche di identità. Quando la si indossa, anche l’atteggiamento cambia, diventa più rispettoso. Ne ho parlato per la prima volta in Consiglio d’istituto lo scorso dicembre raccogliendo molti consensi. Certamente – aggiunge la preside – non è stata una decisione semplice o frettolosa, ne abbiamo parlato per molto tempo, l’abbiamo deliberata solo negli ultimi consigli proprio perché ci sono stati molteplici confronti tra genitori che hanno avuto modo di parlarne e discuterne liberamente. La divisa, d’altro canto, può essere di qualsiasi tipo: all’inglese, un po’ più impegnativa (anche se proprio la sua diffusione ha permesso di abbatterne i costi, ad esempio), oppure simile al modello che abbiamo adottato per il nostro Istituto, che è molto semplice: una divisa comoda che i nostri giovanissimi allievi non vivono certo come una costrizione».
Al momento, a indossare regolarmente l’uniforme scolastica del Vincenzo Mennella, saranno tutti i bambini della scuola elementare, mentre quelli delle medie la porteranno solo in tutte le uscite ufficiali. I bambini dell’asilo continueranno invece ad avere il loro grembiule rosa o azzurro.
«L’idea – confessa la Barbieri – è quella di istituzionalizzare questa divisa a tutti i livelli. Sono passaggi lenti, non abbiamo fretta, vogliamo che i primi a esserne convinti siano gli alunni e le loro famiglie. La divisa deve generare orgoglio, senso di appartenenza a una comunità bellissima come quella scolastica, perché educante e concentrata sulla crescita di ogni singolo individuo».
Insomma, la divisa uniforma senza cancellare le differenze. Spesso a scuola si accende la competizione tra i ragazzi; vestirsi in un certo modo o seguire le mode afferma uno status di superiorità rispetto ai compagni. Con l’uniforme scolastica i ragazzi e i bambini avrebbero tutto ciò che serve per andare a scuola facendo risparmiare soldi ai genitori, superare quelle differenze basate sull’abbigliamento (e quindi di reddito tra le famiglie), favorire l’accettazione sociale, accrescere lo spirito di gruppo e orgoglio alla propria scuola.
C’è ancora un altro fattore positivo da non trascurare: la sicurezza. Un grande vantaggio nell’utilizzo delle uniformi scolastiche è che tutti gli studenti sono facilmente riconoscibili. Quando tutti gli studenti sono vestiti uguali li si ritrova facilmente tra la folla. In gita, per esempio, si possono identificare immediatamente i ragazzi che si stanno allontanando dal gruppo. Viceversa, si possono così anche riconoscere persone che tentano di entrare nel gruppo quando non dovrebbero farne parte. Da questo punto di vista, quindi, le divise possono facilitare anche il lavoro del corpo docenti.

«Il nuovo logo è il risultato di un progetto lanciato l’anno scorso ai ragazzi della scuola media attraverso la realizzazione di vari bozzetti coordinati dalla maestra Medea Gagliardo e il prof. Gigi Di Bonito» spiega ancora la preside. «Quello scelto è ricco di simboli legati alla scuola in generale e alla nostra in particolare. Quindi Lacco Ameno, con il simbolo del Fungo in bella evidenza, la bandiera italiana, le stelle della Comunità europea a cui sentiamo profondamente di appartenere. Poi c’è quello che la scuola è, rappresenta e fa: il pentagramma con le note per ricordare l’indirizzo musicale che è il nostro orgoglio e tante soddisfazioni ci ha regalato nell’ultimo anno; la radice quadrata, le lettere, la penna per l’arte, la chiocciolina per la tecnologia, le due vele di inglese e tedesco che si studiano al “V. Mennella”, ma che rappresentano un po’ anche la dimensione europea, il respiro internazionale vogliamo darci.»

Da pochi giorni infatti sono rientrati dalla Polonia i due studenti che stanno partecipando al progetto “Entrepreneurship:imagination@work” nell’ambito di “Erasmus plus”, il programma dell’Unione Europea per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport (2014-2020), che si pone in prima linea con altre scuole d’Europa per far progredire l’istruzione e la formazione, promuovere l’innovazione tecnologica attraverso la collaborazione e la condivisione di buone pratiche a livello transnazionale. Un partenariato strategico che consente di collaborare con altri istituti e organizzazioni europee al fine di migliorare l’insegnamento e la didattica, di innovare i sistemi di istruzione, con l’obiettivo di avvicinarli sempre più al mondo del lavoro e alle richieste del territorio.
«In questi mesi», commenta la Barbieri «i nostri insegnanti hanno avuto modo di conoscere meglio i sistemi scolastici di altri Paesi, le metodologie applicate, il modo di insegnare. Un arricchimento che apre la mente. Lo stesso vale per i nostri allievi, che diventano testimoni di un’esperienza didattica e di vita dalla portata internazionale. Si confrontano con i loro coetanei, o studenti più grandi di loro, vivono in altre famiglie, con altre abitudini, e devono collaborare con uno spirito di gruppo, scambio reciproco, capacità di sintesi, insomma il modo migliore, vincente, per cogliere la dimensione di un’Europa unita che, pur con qualche fatica, cerchiamo tutti noi cittadini di costruire. Altro aspetto non trascurabile è l´approfondimento delle competenze linguistiche e comunicative, essendo l´inglese la lingua veicolare utilizzata da tutti i partecipanti al programma».

Tornando al logo presentato ufficialmente venerdì mattina «è molto ricco, pieno di simboli, forse anche tanti per un logo, però non volevamo rinunciare a niente di quello che eravamo o che ci proponiamo di fare, per cui abbiamo inserito un po’ tutto. Anche dei libri in forma di gabbiano: la cultura fa sempre volare in alto, regala una visione diversa del mondo e dell’umanità. Noi ci auguriamo che tutti i nostri studenti possano spiccare il volo proprio grazie alla cultura».
Alla scopertura della targa nel plesso dell’ex Liceo, i giovanissimi allievi di Lacco Ameno sono stati affiancati dagli studenti del Liceo, con cui condividono l’edificio dopo le vicende legate al terremoto.
Un segno di adesione, unità d’intenti e collaborazione per il bene di tutta la comunità scolastica isolana.
 

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