POLITICAPRIMO PIANO

La voce del “Barone”: quel sottile filo tra ridicolo e patetico

Lunga intervista a Giacomo Pascale, sindaco di Lacco Ameno, Comune che ormai sia avvia alle elezioni amministrative. La sua imminente terza candidatura, gli spifferi su un possibile commissariamento dell’ente, uno sguardo ad un possibile “terzo incomodo”. E poi il caso Evi, i rapporti tra sindaci e le immancabili stoccate agli avversari…

Pascale, si chiude la consiliatura e si va verso nuove elezioni. La prima domanda che le faccio è questa: l’ipotesi di un remake del 2020, quindi lo scontro con De Siano, è oggi l’ipotesi più accreditata? E perché?

“Al momento sembrerebbe di sì, anche se non sono abituato a guardare in casa d’altri e posso rispondere soltanto per la nostra. Noi siamo l’amministrazione uscente, quella attualmente in carica; nel frattempo è cambiata la legge e, quindi, io sono candidabile anche per un terzo mandato, qualora la mia amministrazione intendesse proseguire questo percorso insieme a me. Questa novità normativa consentirebbe chiaramente all’amministrazione uscente, qualora lo ritenesse opportuno, di continuare il percorso virtuoso intrapreso e di portare a compimento le azioni incisive che sono già state messe in cantiere. Poi, quando e se mi darete lo spazio per farlo, illustreremo anche nel dettaglio quali siano queste azioni e quante siano, perché sarebbe giusto e opportuno che questa squadra potesse raccogliere i frutti di quanto ha seminato in questi anni di lavoro”.

«Questo è un esercizio sterile che ha appassionato qualcuno per tanti anni e che continua ad appassionarlo ancora oggi. Evidentemente il filo tra il ridicolo e il patetico, a Lacco Ameno, diventa sempre più sottile»

Perché ogni tanto arrivano spifferi secondo i quali Pascale potrebbe, come già accaduto in passato, non arrivare alla fine del mandato?

“Questo è un esercizio sterile che ha appassionato qualcuno per tanti anni e che continua ad appassionarlo ancora oggi. Evidentemente il filo tra il ridicolo e il patetico, a Lacco Ameno, diventa sempre più sottile. L’auspicio di commissariare il Comune è stato presente sin da quando due consiglieri della nostra maggioranza hanno deciso di intraprendere strade diverse. Da quel momento si è andati alla ricerca del cosiddetto voto utile – io direi dell’‘idiota utile’ – per poter commissariare l’ente. Perché? Perché appare evidente che andare al voto con un Comune commissariato, per qualcuno, potrebbe rappresentare un vantaggio, come del resto è accaduto in passato. Eppure passano gli anni, ma non si riesce a mettere davvero al centro, se non a parole, l’interesse del Paese. C’è un detto in politica che afferma: meglio il peggior sindaco che il miglior commissario prefettizio”.

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Posso chiederle quanto ha inciso, se ha inciso, governare sul filo del rasoio, in una situazione borderline?

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“Incide sotto due aspetti fondamentali. In primo luogo perché qualcuno, sentendosi maggiormente determinante per gli equilibri della maggioranza, potrebbe essere portato a fare valutazioni diverse e quindi a tentare di avere un’interlocuzione più forte, sia con il resto della squadra sia con il sindaco. Dall’altra parte, si crea anche la percezione di un indebolimento complessivo: come se si fosse sempre sul punto di cadere e questo potrebbe distrarre dall’azione amministrativa quotidiana. Fortunatamente, questa squadra giovane, sotto questo aspetto, mi ha sorpreso positivamente. Anche perché questo auspicio di caduta cresce nella misura in cui si guardano le statistiche: generalmente la statistica dice che, con un solo voto di maggioranza in più, l’arco temporale di durata di un’amministrazione è stimato intorno ai sei mesi. Considerato che noi governiamo da quattro anni, appare evidente che abbiamo sfatato questo tabu”.

Lo ha detto anche qualcuno della sua amministrazione: fermo restando che in politica le sorprese sono sempre dietro l’angolo, è anche un po’ il sentire comune che, nonostante cinque anni di amministrazione, l’impressione sia che il paese è rimasto spaccato a metà. Se così fosse realmente, fino a che punto lei e i suoi potreste dolervene?

“Premesso che alle urne sono convinto che i numeri dimostreranno ben altro, mi sia consentita una riflessione preliminare. Che cosa significa davvero ‘paese spaccato a metà’? In una piccola comunità quando ci si presenta alle elezioni con due liste contrapposte e con un sistema maggioritario secco come il nostro, appare quasi fisiologico che il paese si divida. Si dividono addirittura le famiglie, quindi immagino che ciò che accade da noi accada anche altrove. È una dinamica insita nel confronto elettorale. Se parliamo invece di una spaccatura dal punto di vista sociale, e quindi del rammarico che se ne potrebbe avere, io francamente sono un uomo del popolo, della strada, sto in mezzo alla gente, ho un carattere empatico. Ho fatto ogni sforzo utile e continuo a farlo quotidianamente per tenere insieme il paese anche sotto il profilo sociale, non solo amministrativo. Forse qualcuno, e non sono io sicuramente, dovrebbe a un certo punto della propria vita interrogarsi sul fatto che ogni volta che si prova a spaccare tutto e a rimettere tutto in discussione, bisognerebbe tenere conto anche delle conseguenze sociali”.

«La candidatura di un terzo incomodo? Plaudirei: quando un giovane o un gruppo di giovani, decide di mettersi in gioco, questo rappresenta sempre il sale della democrazia e del dibattito politico, soprattutto in un piccolo paese»

Dal punto di vista politico, invece, uno scatto in più amministrando il paese non sarebbe stato lecito attenderselo?

“Quando ci si cimenta in politica bisogna avere grande serenità e credere profondamente nella democrazia. Noi abbiamo compiuto delle scelte amministrative e politiche; è chiaro che quando si fanno delle scelte ci si assume anche delle responsabilità. Queste decisioni possono non essere largamente condivise da tutti, perché su alcune questioni e su determinati problemi si può aprire una discussione e si possono avere visioni differenti. È naturale che accada. Noi, però, abbiamo la consapevolezza di aver operato le scelte che ritenevamo giuste nell’interesse del paese. Ciò che ci rasserena maggiormente è la convinzione che la moralità in politica significhi rappresentare e rispettare gli impegni assunti con gli elettori. Alle prossime amministrative ci presenteremo con questa squadra dicendo semplicemente che cosa abbiamo fatto nel momento in cui ci è stato affidato un mandato. Possiamo affermare di aver rispettato integralmente il patto sottoscritto con gli elettori e di aver operato con coerenza rispetto agli impegni presi”.

Si parla anche di un terzo incomodo alle prossime amministrative: nome e cognome, senza girarci intorno, Mario Di Meglio. Le chiedo, provando anche a vestire i panni dell’analista e spogliandosi per un attimo da quelli di sindaco, quanto crede in questa ipotesi e soprattutto in che modo potrebbe rimescolare le carte, qualora si concretizzasse?

“Io francamente non posso che applaudire a un’iniziativa del genere. Quando un giovane, o un gruppo di giovani, decide di mettersi in gioco, di mettersi in discussione, di metterci la faccia, di uscire allo scoperto e di ‘mettersi in proprio’, questo rappresenta sempre il sale della democrazia e del dibattito politico, soprattutto in un piccolo paese. Magari accadesse davvero. Personalmente dubito che ciò avvenga, perché ad oggi non vedo nessuno che abbia il coraggio di compiere un’operazione del genere. Noi lo abbiamo avuto negli anni ’90, quando ci mettemmo contro tutti: la nostra prima esperienza si chiamava “Il Giglio”, eravamo tutti giovani e ci schierammo contro i potenti politici dell’epoca, sia a destra sia a sinistra. Facemmo una lista giovane, perdemmo le elezioni e tornammo a casa; non riuscimmo neppure a ottenere un seggio, perché con tre liste a Lacco Ameno è complicato entrare in consiglio. Però, dalla tornata successiva, abbiamo amministrato il paese per trent’anni. Questo per dire che il tema del ricambio generazionale non è uno slogan recente. Io sono da sempre a favore delle donne, dei giovani, di chi decide di debuttare in politica. Più giovani scendono in campo, più io sono contento. Non ho mai avuto paura di far crescere chi mi sta accanto. Già oggi questa è una squadra giovane che guarda al futuro con obiettivi chiari e un programma serio. Sono ragazzi che hanno lavorato intensamente e hanno messo in cantiere attività che cambieranno la storia del paese. Se pensiamo alla gestione dell’approdo turistico per ciò che sta producendo e per i progetti collegati, ai beni culturali, al lavoro svolto nel settore della cultura e della scuola, alle progettualità avviate o ai livelli occupazionali creati assumendoci un impegno gravoso, ma proponendo agli elettori un programma ambizioso (che all’epoca sembrava quasi folle) possiamo dire di aver concretizzato obiettivi che, per una giovane amministrazione, rappresentano risultati di grande rilievo. È vero, la vita va veloce e si dimentica in fretta, ma i fatti restano”.

«Nel 2020 il sentimento “anti” è stato più popolare che personale nei confronti miei e della squadra. Noi non ci siamo candidati contro qualcuno, ma per realizzare un progetto ambizioso e, soprattutto, per rinnovare la classe dirigente. E lo abbiamo fatto»

Le chiedo: laddove, a seguito di un dibattito interno, la sua maggioranza ritenesse opportuno un passo indietro da parte sua, Giacomo Pascale sarebbe disposto a farlo? E questo potrebbe rappresentare un valore aggiunto o, al contrario, avere un effetto boomerang? Penso all’esempio di Procida e alla rinuncia di Dino Ambrosino, che ha suscitato sorpresa tra addetti ai lavori e non.

“Chi mi conosce sa bene che ho una visione precisa della politica. Il candidato sindaco deve nascere dalla base. Se all’interno della maggioranza dovesse maturare la convinzione che esista una figura – un giovane, una donna, un consigliere comunale esperto – in grado di sostituire Giacomo Pascale, io non avrei alcuna preclusione. Non ho ambizioni personali. Non ho mai fatto politica contro qualcuno, ma per qualcosa. Ho sempre creduto nei giovani, nella squadra, nel rinnovamento e nel cambiamento. Il cambiamento non si attende, si costruisce. Per coerenza con me stesso, sarei disponibile a valutare una soluzione del genere, qualora fosse ritenuta utile per il bene della comunità”.

È fin troppo evidente che la “stelletta” da appuntarsi al petto in campagna elettorale sarà il Porto. Le chiedo invece: al di là di questo risultato, qual è il suo rimpianto? Cosa avrebbe voluto fare in più in questi cinque anni e che, per una serie di congiunture sfavorevoli, non è riuscito a realizzare nei tempi sperati?

“Avrei voluto accelerare i tempi su due grandi progettualità che abbiamo in cantiere. La prima riguarda la riapertura degli scavi di Santa Restituta, che segnerà un cambiamento significativo nel mercato e nell’offerta turistica di Lacco Ameno e dell’isola d’Ischia, perché realizza finalmente un sogno ambizioso: la valorizzazione e la messa in rete dei nostri siti di interesse culturale. La seconda riguarda la costruzione della nuova scuola dell’infanzia alla Fundera, un’opera affidata con la formula dell’appalto integrato, progetto e lavori, al Demanio dello Stato. Sono queste le due opere che avrei voluto viaggiassero con maggiore speditezza. Tuttavia, per entrambe, abbiamo dovuto affrontare difficoltà di natura burocratica. Se penso, ad esempio, che per realizzare la scuola abbiamo dovuto attendere la modifica del piano territoriale paesistico e che il Comune non disponeva nemmeno dell’area necessaria (che abbiamo poi acquisito al patrimonio comunale) posso dire che è stato svolto un lavoro enorme, complesso e determinante per il futuro della comunità”

Posso chiederle, mettendo per un attimo la diplomazia da parte, se questo è un periodo storico in cui il rapporto tra i sindaci isolani non è dei più idilliaci a causa di una serie di peraltro mal celate divergenze?

“Più che vere e proprie divergenze, quello che noto è che non siamo capaci di dimostrare all’isola d’Ischia che così non è. Nel senso che tra di noi esiste un ottimo rapporto, anche interpersonale: in alcuni casi ci sono legami familiari, in altri rapporti di amicizia più stretti, frequentazioni consolidate. Tuttavia non riusciamo, come sei sindaci, a trasmettere all’isola questa unità. E credo che il nostro limite stia proprio qui: negli atti più che nei fatti. Nei fatti, nei rapporti personali, l’unità c’è; probabilmente dobbiamo essere più bravi a renderla visibile anche all’esterno, con azioni e comunicazione più condivise”.

Il caso EVI rischia di diventare una patata bollente: c’è la questione del debito da quasi 9 milioni con Acqua Campania, le assemblee che non si tengono in attesa di capire come procedere e il rischio concreto che l’isola possa perdere la gestione diretta dell’acqua. Che idea si è fatto di questa situazione?

“La vicenda EVI, da quando ho responsabilità di governo, è sempre stata una questione complessa e intricata. Basta pensare al lavoro necessario per uscire dalla fase di liquidazione: in quel periodo avevamo le mani legate, il personale andava in pensione e non si riusciva a sostituirlo, con evidenti difficoltà operative. Il rischio di perdere la gestione è concreto. Anzi, per effetto della legge regionale, dovremmo confluire nell’Ente Idrico Campano, quindi in un contenitore più ampio. Fino ad oggi abbiamo chiesto e ottenuto fiducia per continuare a gestire in proprio il servizio, e ci stiamo riuscendo, ma è evidente che il percorso normativo segna una direzione precisa. Il debito cui lei fa riferimento è uno dei tanti nodi che abbiamo affrontato e che dovremo ancora affrontare, avviando un’interlocuzione seria con la Regione Campania per dirimere definitivamente la questione. Non possiamo permettere che gravi sull’isola un debito per la fornitura dell’acqua, anche perché Ischia, a differenza di altre realtà, è un territorio in cui i cittadini l’acqua la pagano regolarmente”.

«L’Evi? La questione debito va risolta, non possiamo permettere che gravi sull’isola anche perché a Ischia a differenza di altre realtà l’acqua viene pagata regolarmente. Ma il rischio di perdere la gestione è concreto»

Nel 2020 le elezioni furono un fenomeno politico e, per certi versi, anche di costume che attirò l’attenzione dell’intera isola. Furono pure caratterizzate da un forte sentimento “anti”, oltre che “pro” Pascale. Immagina uno scenario analogo o crede che qualcosa sia cambiato?

“È ipocrita pensare che quando vota un comune quell’appuntamento interessi solo ai suoi cittadini. Non è mai stato così e non lo sarà. Quando si diventa sindaco di un comune dell’isola, si diventa anche parte di una dimensione sovracomunale: bisogna interagire con gli altri sindaci, con enti superiori, uscire dai confini amministrativi. L’interesse politico che si registrò a Lacco Ameno cinque anni fa si registrerà ancora e si registrerà, in futuro, anche negli altri comuni. È già accaduto. Il sentimento “anti” è stato più un sentimento popolare che personale nei confronti di Giacomo Pascale e della sua squadra. Noi non ci siamo candidati contro qualcuno, ma per realizzare un progetto ambizioso e, soprattutto, per rinnovare la classe dirigente. E lo abbiamo fatto con gli atti, non con le promesse”.

Per esempio?

“Avevamo detto che avremmo premiato il merito e lo abbiamo fatto. Avevamo detto che avremmo assegnato un ruolo di prestigio alle donne e Lacco Ameno è stato il primo comune ad avere una vice sindaca donna. Avevamo affermato che le donne avrebbero occupato ruoli chiave nella pubblica amministrazione e anche questo impegno è stato mantenuto. I giovani hanno lavorato con grande dedizione. Penso all’impegno profuso da Giovanni De Siano nel settore della portualità; a Carla Tufano per il lavoro svolto nel campo della cultura; a Dante De Luise, primo giovane presidente del Consiglio comunale; all’assessore e avvocato Leonardo Mennella che, con la delega al contenzioso, ha consentito al Comune di Lacco Ameno di ottenere numerose vittorie giudiziarie, risultato che in passato non si registrava con questa continuità. Ricordo inoltre l’impegno della consigliera Carmela Monti, che si è occupata con grande attenzione della scuola, delle iniziative turistiche e di eventi di alto livello; Giovanni Zavota, che da assessore ai Lavori Pubblici ha aperto cantieri importanti e avviato numerosi progetti strategici; e Ciro Calise, che ha offerto un contributo significativo al miglioramento dell’estetica cittadina, impegnandosi in interventi rilevanti per il recupero del cimitero comunale e per il decoro urbano. Si tratta di persone che hanno dimostrato, non a me ma all’intera isola d’Ischia, di poter svolgere un ruolo pubblico con passione civica, competenza e senso di responsabilità. Hanno dato prova concreta di attaccamento alla comunità e di capacità amministrativa. Però…”.

Però?

“Mi rattrista soltanto il fatto che due consiglieri comunali, eletti insieme a me, abbiano poi deciso di intraprendere un percorso diverso, nonostante li avessi coinvolti in un’amministrazione che operava in un Comune in salute sotto il profilo finanziario e con progettualità già avviate. Non posso non ricordare che siamo stati anche vittime di una truffa elettorale. Fortunatamente la giustizia ha fatto il suo corso, la verità è emersa e oggi siamo qui non per volontà di un magistrato, ma per volontà popolare, che era stata calpestata da quell’episodio negativo. Questo, per noi, resta un punto fermo: il mandato ricevuto è stato restituito nella sua autenticità alla comunità”.

Nel suo percorso politico, qual è stata la figura locale con cui ha legato di più?

“La figura che più mi ha affascinato è stata quella del professore Vincenzo Mennella. All’inizio, per noi giovani, non era facile comprenderne appieno l’impostazione: vedevamo altri comuni dell’isola muoversi diversamente e noi scalpitavamo. Col tempo ho imparato ad apprezzare l’uomo di cultura che ha saputo collocare Lacco Ameno al centro del dibattito politico e culturale dell’isola. È una figura a cui mi sono ispirato e a cui mi ispiro ancora oggi per la capacità di dialogo, per il moderatismo e per aver compreso che l’impegno politico a Lacco Ameno deve necessariamente passare dalla valorizzazione del patrimonio culturale”.

E invece con chi il feeling non è mai realmente scattato?

“Con l’ex sindaco Tommaso Patalano non si è creato un vero feeling, se non in occasione dell’ultima elezione. E questo mi è dispiaciuto, perché ho sempre stimato la persona. Negli ultimi tempi, anche alla luce degli accadimenti politici e dell’orientamento di parte della mia squadra, avremmo potuto strutturare un centro-sinistra forte e credibile, valorizzando le nuove energie del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di chi ha una sensibilità più orientata al centro-sinistra. Io provengo da un’esperienza marcatamente di centro-destra, ma ho scoperto un mondo politico che merita di essere coltivato, un mondo che ha visione e il coraggio di realizzarla. E in fondo la politica è proprio questo: visione e coraggio”.

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