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Lacco gate, Pascale “spazza” via le accuse di De Siano

Il sindaco risponde con decisione alle accuse sollevate dal senatore nell’interrogazione rivolta al Ministero dell’Interno: «Ha toccato il fondo, sia nel metodo che nel merito»

Giacomo Pascale non ci sta. L’interrogazione parlamentare indirizzata dal senatore Domenico De Siano al Ministero dell’Interno, che vi abbiamo illustrato su queste colonne, lanciava numerose pesanti accuse sull’azione amministrativa della compagine guidata dal sindaco di Lacco Ameno, ma il primo cittadino non è disposto a incassare in silenzio né tantomeno a vedersi attribuite ombre che vengono rispedite con decisione al mittente. Fra l’altro, il Comune di Lacco Ameno ha già inviato alla Prefettura tutte le risposte nel merito dei vari punti sollevati dall’interrogazione del senatore. Come da prassi, esse saranno trasmesse al Ministero, che deciderà se e quali iniziative intraprendere.

Le accuse contenute nell’interrogazione di De Siano arrivano, come alcuni lettori ricorderanno, persino a paventare pericolose attenzioni della criminalità organizzata verso alcuni atti di gestione amministrativa nel paese del Fungo.«Sono basito di fronte ad affermazioni del genere», dichiara Pascale. «Secondo me – continua il sindaco – l’interrogante ha toccato il fondo. E lo ha fatto sia nel metodo che nel merito. Per quanto riguarda il metodo, sotto l’aspetto strettamente politico avrei preferito leggere di un suo impegno al Senato, nel chiedere provvedimenti per l’isola d’Ischia, nel concepire e proporre progetti di ampio respiro all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per limitare le conseguenze dell’insularità –tra l’altro sul tema sta per essere definitivamente approvato un provvedimento che va a modificare l’articolo 119 della Costituzione. Invece, in questo importante aspetto per la vita e lo sviluppo dell’isola si nota in misura molto maggiore l’impegno di un sindaco come Francesco Del Deo, che pur non essendo deputato né senatore, ma da primo cittadino di un comune con meno di ventimila abitanti sta facendo molto più in sede legislativa per aiutare concretamente le isole rispetto a un senatore della Repubblica da cui certe cose ragionevolmente ce le si dovrebbe aspettare. In definitiva, quindi, non si registra nella lunga attività parlamentare dell’interrogante nessun impegno a favore del territorio che dovrebbe rappresentare, visti anche i suoi interessi, politici e non, mentre invece si limita a interrogazioni come questa. E ripeto, dal punto di vista politica resto basito».

«Questi schizzi di fango non toccheranno la vita sociale ed economica della nostra comunità. Noi comunque abbiamo risposto punto per punto alle accuse, e il Ministero saprà come regolarsi»

Pascale passa poi al merito della questione: «Leggendo i vari punti che vengono sollevati, si tratta di affermazioni che minano l’immagine di pulizia morale e amministrativa, di trasparenza, del suo comune, dove egli stesso è nato e possiede numerose attività imprenditoriali, e soprattutto paventando ipotesi per far accendere i riflettori sul paese, quando in realtà noi siamo stati “attenzionati” proprio grazie a lui per vent’anni! Non dimentichiamo che sono già state effettuate indagini su tutte le questioni citate nell’interrogazione, dal dissesto finanziario, all’impianto fognario, all’appalto della nettezza urbana, dove anche il senatore fu coinvolto come dimostrano le cronache. Invece ora cerca di ribaltare la situazione, addirittura al primo punto mette in dubbio il risultato elettorale, una vicenda che ha fatto ridere l’intera Italia, con un senatore della Repubblica che perde due volte le elezioni, che impugna davanti al Tar, perde, ricorre al Consiglio di Stato, perde nuovamente, e ora scrive al Ministro degli Interni sostenendo che ci siano stati brogli: è una vicenda avvilente, a dir poco paradossale, a voler usare un eufemismo, un tentativo disperato di ribaltare il risultato e andare contro la volontà popolare. Una pagina molto brutta, in cui è stata lesa la democrazia nel nostro paese, una pagina che reca la firma dell’interrogante. C’è poco da dire, la storia lo condannerà. Fra l’altro era stata la stessa Prefettura ad essere investita dal Consiglio di Stato della rivisitazione delle schede elettorali contestate. Le stesse elezioni si sono tenute in periodo di commissariamento, con la commissaria prefettizia Ida Carbone a reggere l’amministrazione in periodo elettorale, dunque non dovrei essere io a relazionare in merito».

«Èparadossale che si voglia far accendere i riflettori sul paese, quando in realtà noi siamo stati “attenzionati” per vent’anni proprio a causa dell’interrogante. Nei miei primi tre anni di mandato ho dovuto lavorare proprio per spegnere tali riflettori su Lacco»

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Il primo cittadino non trascura anche le altre accuse sollevate nell’interrogazione: «Per quanto riguarda tutto il resto delle contestazioni, mirano a suscitare nel Ministero degli Interni un’attenzione particolare sul suo Comune, mentre io dal 2015 al 2018, come riportato anche dalla stampa nazionale, ho lavorato proprio per spegnere tale attenzione che già era proiettata sul nostro paese.

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Per i primi tre anni del mio primo mandato, io sono stato considerato, a torto o a ragione, una sorta di testa di legno a garanzia di determinati interessi. E questi interessi quali erano, se non quelli del senatore, che in sostanza proprio a Lacco ha la maggioranza dei suoi interessi, e che era stato oggetto di varie indagini: tali indagini non hanno riguardato soltanto la nettezza urbana, ma anche la costruzione dell’approdo turistico. Come ho già accennato, lo stesso dissesto finanziario fu oggetto di indagini, così come il projectfinancing per l’affidamento della gestione portuale, varato quando io ero stato da poco eletto e il senatore era una componente importante dell’amministrazione, che è finito sotto investigazione. Inoltre, a proposito dell’impianto fognario, non vorrei che ci si dimenticasse di una cosa: quando fui eletto, io potevo solo decidere se far partire i lavori o rischiare di perdere il finanziamento ottenuto e appaltato dall’amministrazione di Carmine Monti a valere sui fondi d’accelerazione della spesa della regione Campania, e l’impresa aggiudicataria era una ditta molto vicina a Forza Italia.

«Non dimentichiamo che sono già state effettuate indagini su tutte le questioni citate nell’interrogazione, dal dissesto finanziario, all’impianto fognario, all’appalto della nettezza urbana dove anche il senatore fu coinvolto come dimostrano le cronache»

Insieme al fratello del senatore, che faceva parte dell’amministrazione, optammo per una semplice variante a costo zero, e demmo il via perché dopo sette giorni avremmo perso il finanziamento. Incredibilmente, oggi si va a sollevare la questione dell’impianto fognario: io resto davvero senza parole».

«Ora si vorrebbe ribaltare la situazione, a partire dal risultato elettorale, vicenda che ha fatto ridere l’Italia: dopo aver perso due volte le elezioni, dopo aver perso i ricorsi davanti al Tar e al Consiglio di Stato, e dopo i controlli sulle schede eseguiti dalla Prefettura, ora si scrive al Ministro sostenendo che ci siano stati brogli»

La conclusione è netta: «L’unica cosa che mi conforta è che a Roma conoscono bene l’interrogante. Dunque rassereno i miei concittadini sul fatto che questi schizzi di fango non toccheranno la vita sociale ed economica della nostra comunità.Noi comunque abbiamo risposto punto per punto alle accuse, e il Ministero saprà come regolarsi».

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