Lacco, in consiglio il nodo demolizioni
Arriva in aula un atto di indirizzo per acquisire al patrimonio pubblico immobili destinati alla demolizione. Sullo sfondo il confronto tra emergenza abitativa, interesse collettivo e rispetto delle regole

Lacco Ameno torna al centro di un dibattito che attraversa da anni l’isola: come gestire il patrimonio edilizio irregolare segnato da ordinanze di demolizione e, al tempo stesso, rispondere a un’emergenza abitativa aggravata dagli eventi calamitosi. Con una convocazione ufficiale del consiglio comunale fissata per il prossimo 15 giugno alle ore 19 (con eventuale seconda convocazione il 17 giugno), l’amministrazione prova a mettere un punto, o quantomeno ad aprire un nuovo capitolo. All’ordine del giorno c’è un unico tema, ma destinato a pesare: l’adozione di un atto di indirizzo politico-amministrativo per l’acquisizione al patrimonio comunale di immobili destinatari di demolizione per decisione dell’autorità giudiziaria. Sarà la volta buona o l’ennesimo tentativo fine a se stesso? Vedremo. Il passaggio è, come ben sappiamo, delicato. La proposta punta infatti a trasformare un problema – quello delle case abusive colpite da ingiunzione – in una possibile risorsa pubblica. Gli immobili, una volta acquisiti, potrebbero essere destinati a finalità di pubblica utilità, tra cui l’emergenza abitativa. Una prospettiva che riflette le tensioni complesse di Ischia, territorio che negli ultimi anni ha visto sovrapporsi crisi ambientali, dissesto idrogeologico e fragilità strutturali del tessuto urbano. Gli eventi calamitosi recenti hanno infatti acuito il fabbisogno di alloggi, rendendo ancora più urgente una risposta istituzionale. Ma il passaggio dal piano teorico a quello operativo resta incerto. Acquisire immobili destinati alla demolizione significa, in molti casi, intervenire su strutture nate e sviluppatesi in violazione delle norme urbanistiche. Ed è proprio su questo crinale che si gioca la partita politica.
La misura, pur incardinata in una cornice normativa nazionale – dal Testo unico degli enti locali al regolamento comunale – apre inevitabilmente interrogativi. Può un immobile oggetto di demolizione essere recuperato per fini pubblici senza svuotare di significato l’azione repressiva contro l’abusivismo? Il rischio, denunciato da più parti nel dibattito pubblico isolano negli ultimi anni, è quello di creare una sorta di “sanatoria indiretta”, nella quale l’intervento pubblico finisce per sostituire la demolizione con una diversa destinazione d’uso. Eppure, chi sostiene l’iniziativa sottolinea come la priorità sia oggi garantire una risposta concreta alle emergenze sociali, evitando che edifici già esistenti diventino soltanto simboli di illegalità senza offrire alcun beneficio alla collettività. La convocazione del consiglio, firmata dal presidente Dante De Luise, richiama formalmente le basi giuridiche dell’atto – dallo statuto comunale al regolamento interno – ma lascia intendere che la vera posta in gioco sia eminentemente politica. In un contesto come quello ischitano, qualsiasi scelta sull’edilizia irregolare ha inevitabili ricadute sul consenso e sugli equilibri amministrativi. Il tema non è solo urbanistico: riguarda il rapporto tra istituzioni, cittadini e legalità. Lunedì prossimo nella sala consiliare di Lacco Ameno si consumerà quindi un passaggio significativo. Il pubblico potrà assistere nei limiti imposti dalle disposizioni di sicurezza, ma il vero confronto sarà tra visioni opposte: quella di chi vede nell’acquisizione una risposta pragmatica alle emergenze e quella di chi teme un arretramento sul piano del rispetto delle regole. In controluce resta una domanda più ampia: quale futuro per l’isola, sospesa tra necessità di ricostruzione, tutela del territorio e memoria di un abusivismo mai del tutto risolto? La risposta, almeno per ora, passa da un unico punto all’ordine del giorno. Ma potrebbe segnare una traiettoria destinata a farsi sentire ben oltre i confini di Lacco Ameno.





