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L’aereo che atterrò due volte, panico e mistero su un volo easyJet

Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: quella che si accingiamo a raccontarvi nell’odierna edizione de “Il Golfo” non è la trama del sequel de “La donna che visse due volte”, capolavoro del regista britannico Alfred Hitchcock, che si guadagnò in vita l’appellativo di maestro del brivido. Ciononostante, l’episodio che vi stiamo per raccontare potrebbe essere un valido spunto per la sceneggiatura di un film thriller. La nostra storia inizia in Inghilterra, e per l’esattezza all’aeroporto di Londra-Gatwick. Sono le sette di martedì mattina, e un volo easyJet è pronto per partire alla volta dell’aeroporto internazionale di Capodichino. A bordo dell’aereo, tra gli altri, ci sono un turista caprese e due ischitani: un ragazzino (di appena undici anni) e suo padre.

A raccontarci la disavventura – che per fortuna non ha avuto conseguenze per nessuno – è stato proprio quest’ultimo. Benché sia ancora comprensibilmente scosso per quanto accaduto, Michelangelo ci ha raccontato tutto con estrema lucidità e con invidiabile pacatezza. «Il volo – ha esordito l’uomo – è partito da Londra-Gatwick, al terminale Nord, per Napoli. Il volo è stato effettuato dalla compagnia easyJet EZY8529. L’aereo è partito regolarmente da Londra, ed è  proseguito senza alcun problema. Quando però ci siamo preparati all’atterraggio, siamo arrivati (sulla pista, ndr) a una velocità che mi è parsa esagerata. A un certo punto ci siamo trovati il suolo e abbiamo subìto questo impatto, un impatto molto forte. Non c’era turbolenza, non c’era nulla. Un impatto molto forte al suolo: alcuni bagagli sono cascati e ci hanno sfiorato, e ovviamente c’è stato un bel po’ di panico. La botta si è sentita, l’aereo ha tremato: non abbiamo capito niente».

«Io e mio figlio di undici anni – ha proseguito Michelangelo – eravamo seduti in prossimità della coda dell’aereo: a un certo punto c’è stato un rinculo, che ha fatto sobbalzare entrambi. In quel concitato frangente ho rischiato di dare un’involontaria testata a un viaggiatore. L’aereo ha ripreso immediatamente quota, come se fosse “rimbalzato” sulla pista. Una delle hostess ha annunciato che il comandante ci avrebbe delucidato su quanto accaduto, e che lo stesso stava attendendo il permesso per atterrare». La comunicazione dell’hostess di bordo ha naturalmente destato la perplessità del nostro concittadino e degli altri passeggeri: «Questo avviso mi è sembrato fin da subito una cavolata: se tu non hai il permesso, non atterri su quella pista. Tutto ciò è davvero molto grave, perché è una palese omissione di quelle che sono state le vere dinamiche dell’accaduto. Dopo aver ripreso quota, abbiamo fatto un giro di una ventina di minuti».

I passeggeri, nonostante l’aereo avesse ripreso quota, hanno temuto per la propria incolumità. «Come ho già detto, a bordo si respirava un clima di forte agitazione, anche perché non capivamo quale fosse il reale problema. Alla fine ci siamo rimessi di nuovo sulla traiettoria precedente, siamo scesi di quota e quindi atterrati. Non le nascondo che quando abbiamo toccato terra per la seconda volta c’è stato un applauso liberatorio. Eravamo molto spaventati, e questo gesto ci ha aiutati a stemperare la tensione precedentemente accumulata».

La storia, ovviamente, non finisce qui. Un volta arrivati in aeroporto, si è verificata una nuova spiacevole anomalia. «Nessuno – ha affermato Michelangelo – è venuto a dirci nulla al gate. Tra noi passeggeri ci siamo parlati, ma non si è capito niente. Le hostess ci hanno salutato con un sorriso, però nessuna di loro si è presa la briga di venire da noi durante la manovra d’emergenza. Non ci hanno detto neppure: “Guardi, sta accadendo questo, non si preoccupi”. Niente, dovevamo aspettare il comandante, che però non ha detto nulla. Stamattina (ieri per chi legge, ndr) mi sono collegato al sito della compagnia, ma non ho trovato scritto niente. Nei prossimi giorni segnalerò loro quanto accaduto, non fosse altro perché noi utenti abbiamo il diritto di essere tutelati. La seconda volta siamo atterrati in maniera decisamente più lenta rispetto alla prima: per quale motivo? È impossibile che ci siano due atterraggi effettuati in maniera così diversa l’uno dall’altro». Michelangelo ha concluso il proprio discorso con un auspicio: «Spero che questa vicenda induca le compagnie ad effettuare maggiori controlli sui propri dipendenti, che hanno il dovere di tutelare la salute e la vita dei passeggeri».

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