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L’affannosa questione dell’anello mancante: ha ancora senso parlarne?

Nei primi anni della paleoantropologia (il branco della paleontologia che cerca di ricostruire la “storia” delle specie della famiglia Hominidae, soprattutto quelle del nostro genere Homo) grande enfasi fu data alla ricerca di quello che avrebbe collegato le scimmie agli uomini; esplorazioni, scoperte, perfino truffe (l’uomo di Piltdown) si sono succedute nei tempi, portando ad aumentare le conoscenze riguardanti l’evoluzione. Di questo “anello mancante”, nonostante le tantissime proposte che sono state fatte, nemmeno l’ombra. Ma cosa dovrebbe essere questo anello?

La dicitura “anello mancante” (in inglese missing link) nasce dalla teoria della Scala naturae o” grande catena dell’essere”, la cui “versione originale” risale al IV secolo a.C.; essa dichiara che tutto ciò che esiste, dal terriccio di più infima qualità, ai regni viventi fino a quelli che dovrebbero essere gli angeli (“aggiunti” nel Medio Evo durante il periodo neoplatonico moderno) e la/e divinità siano tutti collegati. Come possiamo notare ciò non ha alcun connotato di tipo scientifico né parla direttamente di evoluzione. Nella “Histoire naturelle des animaux sans vertèbres” completata nel 1822, Lamarck teorizzò che la vita si fosse generata sotto forma di creature molto semplici che sarebbero successivamente diventate “forme complesse e perfette” attraversando stadi di “inferiorità”; questo pensiero si radicò successivamente alla distribuzione de “L’origine delle Specie”. Dobbiamo aspettare il 1863 con la pubblicazione de “Geological Evidences of the Antiquity of Man” da parte del geologo Charles Lyell per vedere l’uso del termine nel contesto della paleoantropologia; difatti qui l’autore fa notare come rimane un profondo mistero come si può collegare l’uomo con “la bestia”.

Nel 1891 l’olandese Eugène Dubois trova dei resti di un animale con caratteristiche umane arcaiche e capacità cerebrali a metà tra Homo sapiens e scimpanzé (Pan troglodytes). Tre anni dopo Dubois dà a questa nuova specie scoperta il nome di Pithecanthropus erectus (“uomo-scimmia eretto”). Dubois riteneva che questo animale potesse essere il collegamento tra uomo ed altri primati, ma gli esperti lo ritennero troppo simile ad un essere umano per poterlo considerare l’anello mancante (da aggiungere anche che ci furono, in aggiunta, motivazioni poco scientifiche nel rifiuto della comunità di paleoantrapologi coevi al medico olandese di considerare la specie che verrà poi chiamata Homo erectus il missing link). Pochi anni dopo verrà congegnata la truffa dell’uomo di Piltdown, che successivamente (prima di scoprire che fosse un falso) non venne più presa in considerazione a causa dei primi ritrovamenti di Australopithecus fatti in Africa.

Ma la ricerca di un “anello mancante” tra gruppi ha senso? Ha un’idea partita come religiosa millenni orsono spazio nella teoria evolutiva moderna? Ovviamente no: la vita non procede seguendo una scala gerarchica e non procede per un fine ultimo (arrivare alla “perfezione”). Difatti, funziona in maniera simile ad un cespuglio con diverse linee che si dividono e coesistono simultaneamente. L’esempio più lampante è quello tra le scimmie antropomorfe (generi Pan ovvero scimpanzé e bonobo, Pongo ovvero gli oranghi, Gorilla e gli Hylobatidae) e noi stessi; sebbene le nostre linee si siano definitivamente separate almeno 6 milioni di anni fa, coesistono ancora membri di precitate linee nel mondo. Una forma transizionale non deve essere per forza il “mix” perfetto tra due organismi per collegarli filogeneticamente; deve mostrare aspetti dei cambiamenti evolutivi avvenuti una volta che una linea si è divisa da un’altra. Sono perfino presenti “transizioni viventi”; il paleontologo Donald Prothero nel suo libro “Evolution: What the Fossils Say and Why It Matters” pubblicato nel 2007, fa l’esempio dei dollari di sabbia (specie dell’ordine Clypeasteroida) dai quali sono derivati i ricci di mare (specie dell’ordine Echinoidea), denotando come “non abbiamo bisogno di avere ogni singolo fossile di transizione che connette diverse specie per mostrare trasformazioni evolutive. Per esempio, una sequenza di specie imparentate che sono stabili attraverso il tempo comunque mostrano una serie di trasformazioni evolutive, anche se non si sono fossilizzate tutte le forme di transizione”. Ciò porta a considerare il termine “anello mancante” come erroneo nel linguaggio scientifico, sebbene sia ancora molto usato da parte dei non addetti ai lavori.

*BsC in STeNa e specializzando in Scienze della Natura presso “La Sapienza” di Roma

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