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L’affondo di Del Deo: «La banche voltano le spalle alle imprese isolane»

Covid, necessità di ripartire, economia in crisi e lavoratori allo stremo: intervista al sindaco di Forio che però punta il dito anche sugli istituti di credito, che frenano anche potenziali velleità di ripartenza degli imprenditori

La fase 2 è iniziata eppure la gente si muove poco, gli stessi isolani intendo. E di turisti, ovviamente, nemmeno l’ombra, almeno fino a ieri l’altro. La stagione, insomma, non promette nulla di buono.

«Gli imprenditori vogliono aprire ma a Ischia è venuta meno la fiducia nelle banche nei loro confronti. Ogni anno in tanti accedevano a degli scoperti e mi risulta che molti non hanno trovato la solita disponibilità. Insomma, quasi come se loro già intuiscano il peggio e una stagione negativa. Certo se si parte così, allora è una battaglia persa in partenza, per tutti»

«Il fatto stesso che la fase 2 abbia avuto inizio ma non ci siano persone per strada testimonia un aspetto: qui non c’è più nemmeno la speranza e l’animo di voler ripartire. La gente è sconcertata, ha perso entusiasmo nell’aprire le proprie attività e rimettersi in carreggiata. Anche perché i quasi tre mesi di lockdown hanno messo tantissime famiglie in una situazione di profonda crisi economica. Dirò di più, c’è il rischio che almeno il 20 per cento delle imprese presenti sul territorio addirittura non riapra più i battenti. Occorre dare un impulso alle attività, ma che sia serio».

E come si fa?

«Se un operatore deve investire e in banca gli viene negato di tutto, allora è inutile star qui a parlare. Anche i prestiti a sei anni servono a poco, questa è una crisi dalla quale ci riprenderemo lentamente e comunque in un arco di tempo più lungo. Le banche aprano le borse, magari garantiti da Cassa Depositi e Prestiti o da colossi come Poste Italiane, l’ENI (che produce 500 miliardi di utili), la stessa Enel: insomma si incanalino questi risparmi verso il settore produttivo. Anche perché trovo vergognoso che un cliente si presenta in banca e anche se i soldi sono garantiti dallo Stato si sente dire che per ottenerli deve utilizzarli tutti o in parte per rientrare da vecchie esposizioni. E poi…».

E poi?

«Molte aziende riapriranno in regime di part time quindi anche per i lavoratori occorre un piano serio. In fondo il turismo, e viene sempre sottolineato da più parti, copre una bella fetta del prodotto interno lordo italiano. Quindi, parliamo di un ramo che va sostenuto: inutile riaprire i musei senza aiutare l’intero comparto, se un lavoratore è impiegato “a metà” occorre il sostegno aggiuntivo dello Stato e almeno fino alla prossima primavera. Vedi, fin qui lo Stato ha sempre salvato le banche ma adesso è arrivata l’ora di salvare le imprese, altrimenti saltano pure gli istituti di credito. Capisco la finanza e le sue regole, ma ricordo che la ricchezza l’ha sempre creata il lavoro ed è qui che bisogna investire».

Che cosa si può fare per invertire la tendenza?

«Ischia per limitare i danni deve seguire la scia delle isole minori. Per le quali, non mi stancherò mai di ripetermi e battermi per questo, occorre uno statuto speciale. Le Regioni che ne dispongono si sono arricchite sulle nostre spalle, adesso lo si crei per le zone disagiate: e quali possono esserle più dei nostri territori? Se si dice che le isole costituiscono un patrimonio e una ricchezza culturale ed economica per il paese Italia, beh allora si inizi a guardarle con occhi particolari».

Le eccessive chiusure di De Luca fin qui hanno a tuo avviso giovato o hanno avuto anche effetti controproducenti?

«Ischia per limitare i danni deve seguire la scia delle isole minori per le quali occorre uno statuto speciale. Le Regioni che ne dispongono si sono arricchite sulle nostre spalle, adesso lo si crei per le zone disagiate: e quali possono esserle più dei nostri territori?»

«Non potremo mai sapere con inoppugnabile certezza se si sia trattato di precauzioni eccessive o meno. In fondo, ogni qualvolta che questa pandemia pare stia per essere sedata, ecco spuntare nuovi focolai. In ogni caso, possiamo dire che fino ad adesso le restrizioni ci potevano tranquillamente stare anche perché turismo non ce n’era e non poteva essercene. E’ stato impiegato – come era giusto che fosse – un arco di tempo per fare un opportuno monitoraggio tra popolazioni residenti e stanziali. Credo che adesso anche il governatore allenterà le misure, e la riapertura dei porti alle imbarcazioni private è un altro segnale che va in questa direzione. Ma l’allerta va mantenuta, anche se certo non possiamo rimanere rinchiusi tra le mura domestiche come quando tutto questo ha avuto inizio. Bisogna però continuare a prestare la massima attenzione, perché nuovi contagi in particolar modo sulle isole rischiano davvero di essere compromettenti».

Vietare il diportismo, che non ha bisogno di distanziamento sociale, fino a questo punto, non è stato un suicidio?

«Il mare e le barche sono i posti più sicuri del mondo, partiamo da questo principio. Ma in ogni caso questa chiusura è durata quattro-cinque giorni in più rispetto alle altre regioni, non è che chissà quale fenomeno sia stato. Il settore, in ogni caso, muove un’economia di un miliardo e duecento milioni di euro, che sono davvero importantissimi e questo merita di essere messo in risalto».

In una conferenza stampa qualche tempo fa, ancora in fase di lockdown, fosti molto critico per la gestione di Villa Mercede. Oggi con tutti quei contagiati e tutti quei morti immagino sia ancora più convinto delle tue affermazioni.

«Preferisco non fare più polemica su questa vicenda, però ti chiedo di andarti a rivedere i fatti e giudicare chi aveva ragione e chi torto, soprattutto guardando la percentuali nelle grosse regioni legate alle residenze per anziani. Lo abbiamo già visto, si dirà che erano morti perché erano anziani, forse la storia racconterà questo ma molto probabilmente senza Covid non sarebbero passati a miglior vita. Ma su questa storia, davvero, vorrei che adesso calasse il sipario, perché non vorrei che riaccendendo i riflettori sull’argomento si continuasse a parlare sempre e soltanto di coronavirus. Guardiamo avanti, cercando di creare un clima di serenità e speranza negli imprenditori e nei lavoratori».

Tanti alberghi resteranno chiusi, con conseguenze pesanti per i lavoratori. Ma la classe imprenditoriale ha davvero ragione o in momenti del genere deve saper rischiare?

«L’isola svenduta anche ad agosto? E’ una follia ma noi continuiamo a ragionare con la stessa mentalità di cinquant’anni fa, proponendo prezzi al ribasso e servizi limitati pensando che il turismo sia alla portata solo di chi ha meno disponibilità. Ma il discorso torna sempre allo stesso punto, senza iniezione economica nelle aziende si è costretti a puntare alla sopravvivenza»

«Guarda, io non credo che la classe imprenditoriale desideri rimanere chiusa e saltare un giro, ma ripeto che sono preoccupato perché è venuta meno la fiducia delle banche nei confronti degli imprenditori, anche sulla nostra isola. Qui ogni anno in tanti accedevano a degli scoperti per riaprire l’attività e mi risulta che a Ischia molti non hanno trovato le banche favorevoli come in altre circostanze. Insomma, quasi come se loro già intuiscano il peggio e una stagione fortemente negativa. Certo se si parte con questa visione sbagliata, allora è una battaglia persa in partenza, per tutti».

Oddio, mica pure per le banche…

«Il sistema bancario ha in mano molti beni immobili e cioè strutture alberghiere, o beni mobili come leasing per l’acquisto di barche e simili. Di questo passo anche gli istituti di credito continueranno a riempirsi di asset che certo non sono produttivi. Fin qui, siamo obiettivi, le banche hanno sempre guadagnato e mai perso, lo Stato ha sempre erogato loro disponibilità che invece di essere immessa sul mercato veniva utilizzata per acquistare titoli. Si parla ancora e sempre di finanza e mai di lavoro, industria, commercio e turismo».

Ischia intanto risponde alla crisi svendendo il prodotto anche a ferragosto: ma è davvero la strada giusta?

«Macché, questo è un gravissimo errore e io lo sostengo da sempre. C’è stato un gruppo imprenditoriale che è venuto a Ischia e ha dimostrato che si può fare turismo e ospitalità in maniera diversa da come succede adesso. Noi, invece, continuiamo a ragionare esattamente con la stessa mentalità di cinquant’anni fa, proponendo prezzi al ribasso e servizi limitati. E’ davvero incredibile, crediamo che il turismo sia solo di “base” e alla portata di chi ha meno disponibilità. Ma il discorso torna sempre allo stesso punto, senza iniezione economica nelle aziende si è costretti a puntare alla sopravvivenza e dunque è (sia pure solo in parte) anche comprensibile che le cose vadano in questa maniera. Il pallino rimane dunque nelle mani di chi ha la borsa, e pensare che la Germania finanzia finanche i tour operator…».

Quando hai parlato di imprenditori virtuosi il tuo riferimento era certo al Mezzatorre, che però quest’anno pure resterà chiuso. Insomma, non proprio il massimo…

«Sì, sono al corrente di questa decisione ma attenzione, può darsi che tra qualche giorno potrebbe anche arrivare un ripensamento. Ma devi considerare che una struttura del genere attinge tanta clientela dagli Stati Uniti che non questo momento non attraversano un bel momento a causa della pandemia. Forse non è nemmeno dunque un fatto così negativo, anche se dobbiamo pensare a riaprire le porte a tutti i paesi del mondo, sia pure con tutte le precauzioni possibili e immaginabili, consapevoli che purtroppo può sempre accadere qualcosa. E che in tal caso bisognerà essere pronti a veloci a mettere la classica “pezza”. Ma bisogna ripartire altrimenti soprattutto le popolazioni delle isole minori non moriranno di Covid ma di fame…».

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