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«L’Agricoltura? Insieme al turismo è il futuro del nostro paese»

È da poco presidente provinciale di Coldiretti Napoli. È ischitano, vitivinicoltore, ama la terra e i frutti che la terra ci regala, è ambasciatore dell’isola d’Ischia e del buon vino made in Ischia nel mondo, ma soprattutto è innamorato della sua Ischia. Il Biancolella d’Ischia di casa D’Ambra è il suo biglietto da visita: un passepartout. L’etichetta, il logo che contraddistingue la sua azienda è nata dai consigli del regista Luchino Visconti. La cantina ischitana di famiglia compie quest’anno ben 130 ann, E lui li festeggia con la cooperativa di vignaioli che ha fatto crescere intorno a sé e Casa d’Ambra, dando lavoro a quasi 120 piccole imprese interrompendo il progressivo abbandono della superficie coltivata a vite. I numeri parlano di una realtà consistente, la più grande delle case vitivinicole di Ischia, con una produzione di 450 mila bottiglie, che esportano il vino dell’isola d’ischia nel mondo: dal Giappone alll’Australia, dagli Stati Uniti all’ Olanda ai Paesi del Nord Europa. Vino d’Ambra lo trovi anche nei ristoranti italiani di Città del Capo, in Sudafrica. Come ci arrivi, non lo sa nemmeno Andrea D’Ambra della casa ‘Vini D’Ambra’, che incontriamo nel suo quartier generale in località Panza, comune di Forio.

 È stato appena eletto presidente provinciale della Coldiretti. Lei è considerato il ‘signore del vino’ dell’isola di Ischia quali sono i progetti in cantiere con la nomina alla guida di Coldiretti Napoli?

«Napoli e l’intera provincia hanno un enorme potenziale, ancora tutto da esprimere, per quanto riguarda la protezione e la valorizzazione dei prodotti agroalimentari. L’agricoltura ha un grande valore che può essere espresso totalmente solo se pensiamo al nostro settore. Dobbiamo unire ciò che facciamo e produciamo all’arte e all’archeologia, alla balneazione ed a tutto ciò che possa stimolare un turismo sempre più di qualità che scopra la vera anima del Vesuvio e delle isole del Golfo. Tutto ciò che si produce a Napoli è più faticato rispetto ad altre parti d’Italia. Per le situazioni economico-sociali e per il contesto, dobbiamo affrontare delle difficoltà maggiori e la Coldiretti è accanto a questi produttori. Li vogliamo aiutare nella programmazione, progettazione ed a intercettare finanziamenti per le loro imprese. Il mio mandato sarà incentrato sulla tutela e valorizzazione delle piccole realtà produttive della provincia di Napoli. Dobbiamo aiutare le piccole imprese ‘made in Parthenope’ lanciando i nostri prodotti con l’annessa storia. Abbiamo un passato che ci invidia tutto il mondo: nella provincia di Napoli, Ischia inclusa. Quando presento, soprattutto all’estero, i miei vini, parlo poco della proprietà organolettiche facendo incuriosire il pubblico con la storia del vino e dell’isola Isola»

C’è un ‘ritorno alla terra’ da parte dei giovani?

«Sì. Ho accettato la nomina a Coldiretti Napoli guardando i giovani. Sono in tanti, in questi ultimi anni, ad avvicinarsi a questo mondo. I giovani stanno lasciando la formazione universitaria che hanno per tornare all’agricoltura. Anche nella mia cooperativa vedo sempre più ragazzi che si tornano alla terra. Ad Ischia, ed in generale al Sud e nelle isole, qualsiasi tipo di fenomeno, come questo del ritorno alla terra, arriva in ritardo. Abbiamo sempre ostacoli in più da superare rispetto agli altri. Proprio oggi leggevo delle complicazioni relative al nostro istituto agrario. Purtroppo ancora non è chiaro che la terra non è ‘la zappa’. In passato i genitori ad un figlio non particolarmente studioso dicevano: “Se non studi, ti mando a zappare”. Oggi è diverso: bisogna studiare per lavorare la terra. Solo con una buona preparazione e con competenze mirate si può far bene l’agricoltura».

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Cosa vuol dire produrre vino ad Ischia?

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«Significa aver grande passione, amore per la terra, avere dedizione, dare una giusta comunicazione al prodotto anche ‘approfittando del turismo’. Un turista che beve un buon vino sull’isola, lo porta con sé sulla terraferma e lo cercherà nella sua enoteca».

Gli agricoltori dell’isola sono anche sentinelle del territorio?

«Siamo i giardinieri della nostra isola: i custodi del territorio. Siamo considerati pazzi per le condizioni difficili, a volte impossibili, con le quali coltiviamo. Pochi fanno caso al fatto che se non ci fossero stati gli agricoltori lo scorso anno sul Vesuvio o nei pressi del vigneto Frassitelli qui ad Ischia, sarebbe successa una tragedia ancora peggiore. Grazie alla nostra presenza, invece, gli incendi sono stati circoscritti. In Valle D’Aosta la Regione concede dei contributi ai viticoltori che coltivano in prossimità dei boschi, nominandoli ‘Guardiani dei boschi’. Non chiediamo questo, ma almeno l’applicazioni delle leggi esistenti. Se un terreno è abbandonato, infatti, secondo una legge regionale vigente da due anni, il sindaco del territorio può emettere un’ordinanza intimando al proprietario del terreno incolto a tenerlo pulito, pena la requisizione pro tempore. Le leggi ci sono, è la volontà politica che manca. Mi rendo conto che parliamo di misure antipopolari ma credo che non ci sia lungimiranza. Come nel caso delle plastiche: se pensiamo ad abolirle oggi avremo un po’ di impopolarità nell’immediato ma domani un ambiente più sano. È necessario farlo pensando alle nostre generazioni future. Anche l’edilizia è un tasto dolente, specie qui ad Ischia. Chi ha costruito in questi anni ha rubato alla vigna. Alla fine degli anni ’60 c’erano 2700 ettari a vigneto, oggi siamo a circa 300 ettari perlopiù in alta collina dove i costi di coltivazione sono moltiplicati di dieci volte rispetto ad un qualsiasi altro posto. I vigneti difendono il territorio dalla cementificazione, abusiva e non. Da sei anni a questa parte con la mia azienda puntiamo a coltivare i terreni abbandonati. È un’operazione costosa ma sono sicuro che porterà i suoi frutti dato che la richiesta di Biancolella è sempre superiore alla produzione».

Il Vino è una questione di famiglia: un bene da ereditare e tramandare?

«Si tratta di un ‘vizio’ di famiglia. Rappresento la terza generazione dopo mio nonno Francesco che già 130 anni fa esportava il vino e mio padre Mario. Adesso è già pronta la quarta generazione: tutta al femminile. Le mie figlie Sara e Marina sono parte integrante dell’azienda»

Il Biancolella d’Ischia è il miglior modo per portare nel mondo la Campania e Ischia?

«La prima bottiglia di Biancolella casa d’Ambra è stata prodotta da mio padre nel 1955, anno della mia nascita. Negli anni ‘60 i vip che volevano trascorrere una vacanza tranquilla nel Golfo di Napoli venivano ad Ischia ed hanno conosciuto il nostro vino. Apprezzato il gusto e le qualità sono stati loro a diffondere il nostro prodotto nel mondo. Questa è stata la migliore pubblicità ed il modo migliore per esportare la nostra produzione e portare il made in Ischia in tanti angoli del Pianeta»

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