Statistiche
CRONACA

L’allarme di Luongo: «Ricostruire sulla faglia è come prepararsi ad un altro disastro»

Il professore emerito di Geofisica della Terra solida all’Università Federico II di Napoli e a lungo direttore dell’Osservatorio Vesuviano, interviene in seguito alla ripresa di attività all'Osservatorio della Grande Sentinella a Casamicciola

Alla vigilia della conferenza a Casamicciola per la ripresa di attività all’Osservatorio della Grande Sentinella a Casamicciola il professore Giuseppe Luongo, professore emerito di Geofisica della Terra solida all’Università Federico II di Napoli e a lungo direttore dell’Osservatorio Vesuviano, interviene sulla ricostruzione nel centro isolano e sull’attività dell’Ingv.  «Se si tratterà del monitoraggio, bisognerà rilevare che opera già una rete di monitoraggio nell’Isola gestita dall’Osservatorio Vesuviano-INGV e la riapertura dell’Osservatorio di Casamicciola non produrrà un incremento della sicurezza per il rischio sismico», esordisce in modo netto. E chiarisce: «Per ottenere questo obiettivo bisognerà organizzare una struttura di ricerca sul terremoto che possa fornire uno scenario dell’evento più avanzato di quello attualmente disponibile, perché gli ingegneri stutturisti possano adeguare i loro modelli per ottenere strutture più resistenti alle sollecitazioni sismiche. Si tratta, quindi, di studiare la sorgente sismica in maggiore dettaglio, specie per le are epicentrali».

Il docente emerito di Geofisica della Terra solida all’Università Federico II di Napoli ripercorre la storia sismica di Casamicciola: «Nel 1883 i tecnici del Ministro dei Lavori Pubblici Genala avevano compreso che bisognava allontanare l’abitato dalla parte alta di Casamicciola, epicentro del disastro, e portare l’abitato alla Marina. Questo obiettivo fu oggetto di discussione già per i terremoti del 1796, 1828 e 1881, senza successo. Genala riuscì nel suo progetto, ma lentamente gli abitanti dell’Isola rioccuparono la parte alta di Casamicciola. Il 21 agosto 2017 il terremoto si è ripetuto ancora nella parte alta di Casamicciola». E sottolinea come «I dati strumentali acquisiti in questo caso e le dettagliate osservazioni di campo hanno mostrato che la sorgente del terremoto è stata associata ad una faglia che emerge in superficie tra Piazza Bagni e Fango, attraverso Majo, Purgatorio, La Rita. Lungo la faglia si hanno i danni più gravi». E qui il monito del professore: «Ricostruire sulla faglia significa prepararsi ad un altro disastro». Ed ancora: «Perciò proposi che nell’area epicentrale si realizzasse un Parco Scientifico Naturalistico, con il doppio obiettivo di ridurre la densità abitativa nell’area della faglia e attivare una struttura di ricerca internazionale che affrontasse il problema, attualmente irrisolto, del meccanismo di propagazione delle onde sismiche nelle aree epicentrali». «Tale obiettivo – continua – è di grande rilevanza per la mitigazione del rischio nelle aree con sismicità moderata e superficiale, dove i danni gravi sono limitati alla sola area epicentrale, generalmente poco estesa. Queste condizioni non sono osservate solo a Casamicciola, ma anche in altre aree vulcaniche e nel nostro Appennino, per citare solo le aree della nostra penisola». «Questa proposta – chiosa – non è stata mai commentata dalla Protezione Civile e dei Centri di Competenza del Dipartimento di Protezione Civile».

Articoli Correlati

0 0 voti
Article Rating
Sottoscrivi
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Visualizza tutti i commenti
Back to top button
0
Mi piacerebbe avere i vostri pensieri, per favore commentatex
()
x