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“L’altra madre” la lettura spettacolo foriana dell’ultimo libro di Andrej Longo

Di Isabella Puca

foto Enzo Rando

Forio – «Volevo una storia dove il bene e il male non fossero chiari. Viviamo in dei tempi dove si semplificano le cose, perché si va di fretta, o bianco o nero. Volevo una storia dove i confini non fossero chiari anche perché la realtà di Napoli non è chiara e nemmeno il mondo in cui viviamo. Crescendo impari che le vite di ognuno di noi hanno ombre, sfumature». Fu questa la spiegazione sulla genesi del suo ultimo libro che Andrej Longo, scrittore ischiano, diede al pubblico durante la sua prima lettura spettacolo tenutasi, a inizio estate, nella cattedrale diroccata del Castello Aragonese per presentare “L’altra madre” edito da Adeplhi. Una serata davvero magica che verrà replicata questa stasera, ma questa volta a Forio in un evento promosso e organizzato dalla Libereria che inizierà alle 21:15. Qualcuno ne parla già come il capolavoro di Andrej dove protagonisti sono Genny e Tania, sedici anni lui, barista a via Toledo, 15 anni e studentessa lei. Una storia tutta al femminile dove i personaggi maschili scompaiono o, se ci sono, hanno poca rilevanza. «Volevo raccontare una storia di Napoli. La madre è Napoli, tradita magari dai figli che diventano un po’ cattivi e questo è uno dei motivi per il quale non volevo figure maschili importanti». A differenza delle altre opere di Andrej il racconto è questa volta in terza persona, una voce narrante ripercorre le vicissitudini dei due giovani e delle loro madri, quella di Genny che trascorre le giornate a fare gli orli ai jeans e ogni tanto fa i tarocchi, e la madre di Tania, una poliziotta, una dura. La lingua del libro è ancora una volta il dialetto perché per lui, la lingua, è soprattutto musica. Qualcuno, in passato, gli ha chiesto quand’è che ha capito che sarebbe diventato uno scrittore e Andrej, nel rispondere, ha richiamato alla memoria un episodio avvenuto durante le scuole medie quando, più che un tema su una gita, scrisse di un viaggio in barca con il nonno nelle acque di Ischia dove era possibile incontrare grotte incantate e balene, «pensavo, da ragazzino, che avrei scritto anche perché non riuscivo a parlare».

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