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L’alveo e quella relazione da paura: «Nuovi crolli sono imminenti»

Emergono conclusioni drammatiche e devastanti dall’ispezione compiuta nel sottosuolo dai tecnici del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico. La situazione viene definita critica e da assoluto allarme rosso. E così il sindaco Castagna scrive a Schilardi chiedendo un incontro urgente

Emergono risvolti inquietanti, a dir poco “devastanti”, dal sopralluogo effettuato dal Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico che domenica scorsa ha effettuato – su richiesta del sindaco di Casamicciola, Giovan Battista Castagna, un’accurata ispezione nella zona oggetto del crollo delle Terme Santa Rita ed in particolare dell’alveo tombato sottostante presumibilmente ostruito a seguito del crollo della palazzina. Nella prima parte della relazione c’è una descrizione dettagliata del tombato, che risparmiamo ai nostri lettori, poi c’è un passaggio nel quale si precisa che “non è stato possibile definire la conformazione del pavimento perchè coperto da materiali di risulta, blocchetti di tufo, laterizi e

immondizia varia, nonché da uno scorrimento di acqua proveniente dalle sorgenti. Sulla destra orografica è presente un grosso tubo in PVC presumibilmente appartenente alla rete fognaria. In questo primo tratto è presente una sorgente dove i depositi minerali hanno quasi completamente ostruito il piccolo canale di fuoriuscita delle acque sorgive”.

IL CROLLO DEI SOLAI HA RESO ANCOR PIU’ CRITICA LA SITUAZIONE

La descrizione prosegue fino a quando si arriva ad un nuovo allarmante dettaglio: “Proseguendo l’ispezione,oltrepassando quindi il cumulo di macerie,si entra di nuovo nel tombato, sotto il restante corpo di fabbrica. La situazione è critica, in quanto in questa area sono crollati i solai del primo piano lasciando in sospensione i puntelli che reggevano i solai dei piani superiori; tra l’altro i solai con i carichi che ci sono sopra sono vistosamente imbarcati. Il degrado totale delle malte, delle travi di ferro dei solai e la mancanza di sostegno rendono questa area in imminente pericolo di crollo. Il crollo di questa area ha completamente distrutto il tubo in PVC (presumibilmente rete fognaria)che adesso scarica nell’alveo. Superata l’area interessata dai crolli, prima di un ulteriore stramazzo,sul pavimento del tombato è presente un buco nel cemento di circa 2m di diametro,profondo circa 0.30m dove il cemento non è più presente e si è formato un piccolo laghetto. Quasi sulla verticale di questo degrado nel soffitto è presente un foro quadrato di circa 0.30mX 0.30 m completamente invaso da radici che arrivano fino al pavimento; inoltre,sono presenti diversi tubi in PVC di diverso diametro. Superato lo stramazzo si arriva all’ultimo tratto del tombato,dove il pavimento in cemento appare perfettamente pulito e ingloba il tubo della rete fognaria,mentre il solaio risulta anche’esso una soletta di CA in buono stato di conservazione. Circa un metro prima dell’ultimo stramazzo,prima dell’uscita in destra orografica una struttura in cemento ingloba il tubo della rete fognaria per proteggerlo dal materiale portato dall’acqua. Naturalmente nello spazio a monte tra questa struttura in cemento e lo stramazzo si è accumulato del materiale di risulta”.

«SITUAZIONE CATASTROFICA, NUOVI CROLLI SONO IMMINENTI»

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Come anche un non addetto ai lavori capisce facilmente, ci troviamo dinanzi a un quadro della situazione tutt’altro che rassicurante. Di seguito la relazione recita ancora: “Dal sopralluogo è emerso che nell’area interessata,al momento non sono presenti accumuli di acqua a monte del crollo,ma la situazione è decisamente catastrofica e la possibilità di ulteriori crolli e sicuramente una realtà a dir poco imminente”. Insomma, i tecnici non hanno dubbi e parlano di rischi che sono davvro dietro l’angolo indicando nel passaggio successivo anche il da farsi: “Risulta quindi molto urgente – si legge nella relazione – ripulire il tombato dalle macerie del crollo stesso in quanto con buona probabilità,appena l’alveo si riattiverà,quelle macerie faranno sicuramente da diga,creando un pericolo a valle. Il buon senso e lo stato dei luoghi consiglierebbero l’interdizione dei luoghi ai non tecnici e l’abbattimento di tutte e strutture, oramai di difficile ripristino e naturalmente la pulizia urgente del tombato. Dopo il controllo dell’area interessata dal crollo i tecnici del CNSAS hanno tentato di effettuare una ispezione nell’alveo a monte del crollo. Attraversando la proprietà di un privato, che ha concesso l’accesso e percorrendo un piccolo sentierino, la squadra del CNSAS è riuscita a scendere nell’alveo e ispezionarne un piccolo tratto. E’ apparso subito evidente lo stato di grande degrado presente in tutta l’area, evidenziato anche da una serie di piccole frane, dalla caduta di alberi ad alto fusto, e soprattutto dalla decadenza degli stramazzi. Infatti, i blocchetti che formavano la muratura degli stramazzi sono stati divelti dall’erosione delle acque e dall’incuria e sono disseminati lungo l’alveo. Purtroppo la fitta vegetazione ha concesso di ispezionare solo un piccolo tratto che comunque è stato esaustivo per capire lo stato dei luoghi”.

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URGENTE RIPULIRE L’ALVEO DA ALBERI, IMMONDIZIA E MATERIALE SOLIDO

Parole che si commentano da sole ma purtroppo questo quadro della disperazione è ancora ben lungi dal concludersi. I tecnici del CNSAS aggiungono: “Si potrebbe ispezionare tutto l’alveo con attrezzature opportune ma soprattutto, visto gli eventi meteorici eccezionali che si stanno verificando negli ultimi anni e che potrebbero innescare eventi catastrofici, è urgente ripulire tutto l’alveo sia dalla vegetazione (tagliando gli alberi ad alto fusto caduti o in imminente pericolo di caduta), sia dall’immondizia e dai blocchi di materiale solido presenti all’interno. Infine è necessario eliminare tutto il materiale franato che l’acqua potrebbe trascinare a valle ma soprattutto ripristinare gli stramazzi oramai quasi inesistenti”. E tutto questo va fatto anche in fretta. Per questo motivo il primo cittadino ha indirizzato una nota urgente al commissario per la ricostruzione, Carlo Schilardi, chiedendo un incontro ad horas in video conferenza.

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