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POLITICAPRIMO PIANO

L’amarezza di Iacono: «La politica non prova vergogna per le sue schifezze»

L’ex consigliere comunale commenta le recenti vicende di Forio anche in prospettiva elettorale, ma non manca di allargare la visuale all’intera isola

Hanno fatto molto scalpore alcune sue dichiarazioni sui social. Oltre alle critiche contro il potere costituito, stavolta non ha risparmiato bordate anche contro chi si contrappone all’attuale amministrazione, segno evidente che a Forio funziona ben poco.

«Sono tutti espressione di uno stesso modus operandi. Si tratta di persone responsabili delle amministrazioni del paese negli ultimi vent’anni, persone che hanno anche sostenuto elettoralmente l’attuale amministrazione, perché sono stati eletti con tale formazione. E questa amministrazione non ha mai rappresentato un elemento di novità rispetto a quella precedente, nel senso che quelli che noi per anni abbiamo combattuto perché avevano proceduto alla privatizzazione del porto, al contratto d’affitto del Green Flash, alla scelta incomprensibile di uscire dalla convenzione per la metanizzazione, al continuo spostamento del sito dove realizzare i depuratori. In sostanza hanno sempre fatto tutti le stesse cose: non a caso quando io ero in consiglio comunale proponevo delibere di revoca del contratto per la gestione dei rifiuti o dell’esclusione del socio privato che secondo me non rispettava gli impegni assunti con la partecipazione al bando, e non li ho mai trovati vicini alle nostre posizioni, mie e a volte di Domenico Savio, quando abbiamo condiviso qualche iniziativa».

«A Forio i due schieramenti sono facce della stessa medaglia: nessuno ragiona in termini programmatici, ma soltanto in termini di salvaguardia di interessi particolari, spostandosi da una parte all’altra»

È vero che manca più di un anno alla tornata elettorale, ma è configurabile uno scenario per la serie “grande ammucchiata”, contro l’amministrazione uscente?

«Se così fosse, non mi vedrebbe tra i suoi partecipanti. Ho lanciato in tempi non sospetti la mia candidatura a sindaco e ho inteso individuare come interlocutori preferenziali i cittadini, le loro sensibilità, le loro competenze, le loro intelligenze, la loro passione per il paese, il mondo dell’associazionismo. Ho escluso aprioristicamente quel tipo di interlocuzione che Lei definisce come “grande ammucchiata”. In merito a quest’ultima, anche dal punto di vista giornalistico, sarebbe il caso di ripercorrere la storia, sia di militanza che di accordi amministrativi, di questa eventuale “grande ammucchiata”, che si formerebbe per competere con l’attuale amministrazione. Bisogna infatti anche avere i requisiti per poter dire qualcosa contro qualcuno, ma coloro che si pongono come alternativa, quando mai nel paese hanno fatto o pensato qualcosa di diverso di quello che ha fatto l’attuale amministrazione? Io non ho memoria di una sola iniziativa che fosse andata in una direzione diversa dai beceri valori che sta esprimendo l’attuale amministrazione».

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«Ho lanciato in tempi non sospetti la mia candidatura a sindaco e ho inteso individuare come interlocutori preferenziali i cittadini, le loro sensibilità, le loro competenze, le loro intelligenze, la loro passione per il paese, il mondo dell’associazionismo. Ho escluso aprioristicamente qualsiasi “grande ammucchiata”»

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Ci sono state due “defezioni”: dalla maggioranza si è allontanato un assessore, e un consigliere comunale ha preso le distanze – anch’egli tuttavia parte di quell’ “arca di Noè” a cui Lei accennava poco fa. Secondo Lei da qui a un anno la tenuta della maggioranza sarà agevole oppure si accenderà la spia rossa?

«Più che politici, io vedo interessi che si spostano, dall’una e dall’altra parte: interessi e aspettative malriposte, promesse non mantenute. Non c’è un ragionamento di natura programmatica. Naturalmente bisogna capire quali sono questi interessi, chi intende salvaguardarli e rappresentarli: l’una o l’altra parte, o insieme. Non voglio entrare nel dettaglio di alcune situazioni, perché poi diventa un pettegolezzo, cosa che vorrei evitare. Fondamentalmente sono deluso perché si tratta di gente che pensa a determinati e particolari interessi da rappresentare, come tutta la questione clientelare nelle assunzioni, negli affidamenti di incarichi: c’è una continuità, tra chi c’era prima e chi c’è adesso. La verità è che prima la formazione di Del Deo comprendeva tutti, poi hanno dovuto fare i conti con una nuova compagine, che non garantiva più quelle clientele, quegli affari e la salvaguardia di quegli interessi. Si tratta solo di questo, ma non è certo accaduto che qualcuno passasse dalla maggioranza all’opposizione perché ad esempio non veniva fatto il depuratore, perché non si salvaguardava Cava dell’Isola. In realtà non gli consentivano di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale a chi li aveva elettoralmente premiati. Ecco perché alle scorse elezioni per definire i due schieramenti usai l’espressione “due facce della stessa sporca medaglia”. I comportamenti dei due schieramenti sono sempre stati questi, sia di chi amministrava sia di chi godeva di alcuni privilegi».

«Dopo due anni di pandemia e ancora tanta incertezza, vedo solo interventi di pura estetica. Forio invece ha bisogno aree di agibilità e di vivibilità, di infrastrutture, soprattutto sul porto»

Un’analisi che spesso viene fatta lontano dai confini foriani, è che Forio in questi anni abbia recuperato una certa centralità: si dice infatti gran parte della “movida” si è spostata a Forio, che il commercio è meno disastrato che altrove. Secondo Lei questa è un’analisi in parte da condividere? E in generale le chiedo, visto che siamo al quarto anno dell’attuale consiliatura: c’è qualcosa da salvare o è tutto da buttare?

«Io mi chiedo: abbiamo affrontato due anni di pandemia, con varie attività penalizzate da opere pubbliche malprogrammate, e anche questo sarà un anno di incertezze. Non vedo quale sarebbe stata l’azione amministrativa che avrebbe favorito una sorta di ripresa o di attenzione verso il territorio. La verità è che Forio è una realtà grandissima, dalle enormi e importanti potenzialità. Faccio un esempio: anche Napoli era pessimamente amministrata, e però è stata premiata dalle presenze turistiche. Durante i dieci anni di De Magistris, a leggere i numeri delle presenze, si vede che Napoli è “esplosa”. Ma certamente non grazie alla buona amministrazione di De Magistris. I lavori in corso sono lavori di estetica, ma Forio ha bisogno di trovare aree di agibilità e di vivibilità, ha bisogno di infrastrutture, soprattutto sul porto: le persone raggiungono il porto non solo per passeggiare, ma per andare negli alberghi. Non si sono contestualmente realizzate ulteriori aree di parcheggio nelle zone periferiche del centro storico, e sul depuratore non siamo neanche partiti. Sono nove anni che l’attuale compagine amministra: vorrei che oltre agli interventi di estetica ci fossero stati interventi infrastrutturali in maniera tale da dare ai cittadini un paese più vivibile e ai turisti un paese più accogliente».

«Le assunzioni dei congiunti? Il problema è riconducibile a due circostanze: una è quella di chi non prova vergogna per le schifezze che commette, l’altra al fatto che il tessuto sociale non riesce a provare il sentimento della indignazione rispetto a ciò che accade»

Allarghiamo il discorso all’isola. Le assunzioni di mogli, parenti, congiunti stretti che si stanno verificando sull’intera isola negli ultimi tempi, secondo Lei rappresentano la “morte” della politica?

«Infatti non sono entrato nel merito perché voglio evitare di cadere in pettegolezzi gratuiti. Ritengo che il problema sia riconducibile a due circostanze: una è quella di chi non prova vergogna per le schifezze che commette, l’altra perché il tessuto sociale non riesce a provare il sentimento della indignazione rispetto a ciò che accade. Onestamente, si ha l’impressione che molti pensino: “Va bene, ora sistemano le loro persone, poi può darsi che toccherà qualcosa anche a me”. Questa è una tendenza che investe tutto lo scenario politico, delle maggioranze e delle opposizioni su tutta l’isola. Per questo ritengo, anche attraverso la mia proposta politica, che sia arrivato il momento almeno a Forio in cui si possa parlare di meriti, di competenze, di talenti e di opportunità aperte a tutti. Altrimenti davvero, come dice Lei, è la morte della politica, ma anche del tessuto sociale».

«La mancanza di opposizione nel Comune di Ischia si accompagna a una perdita di centralità nella gestione dei servizi fondamentali, dove l’isola esce sempre sconfitta. Non è responsabilità dell’attuale sindaco, ma esiste un problema di qualità della classe dirigente in generale»

Devo farle una domanda un po’ imbarazzante: mancano due mesi alle elezioni amministrative di Ischia e Barano, eppure soprattutto a Ischia sembra che nessuno se ne sia accorto. Una realtà come quella di Ischia che è sempre stata storicamente un punto di riferimento per l’isola, senza una minoranza, che effetto le fa e che considerazioni le suscita?

«In effetti quando io ero piccolo, guardavamo a Ischia come un punto di riferimento rispetto a ciò che accadeva nel nostro paese. Ovviamente trenta o quaranta anni fa c’era una diversa classe dirigente, che in maggioranza e in opposizione teneva forte e vivo il dibattito, nel rispetto dei ruoli e della militanza, mentre oggi si passa disinvoltamente da una parte all’altra. È imbarazzante. Sicuramente Ischia, che ha una dimensione più cittadina rispetto al resto dell’isola, avrebbe dovuto e dovrebbe rappresentare qualcosa di diverso in merito al dibattito politico. Vedo tuttavia che ora non riesce neanche a conservare una centralità rispetto alla gestione dei servizi importanti che hanno sede a Ischia. Una volta soffrivamo anche lo status di periferia rispetto a dove aveva sede l’Evi o dove comunque c’erano i più importanti centri decisionali. Ritengo che in qualche modo Ischia si sia chiusa nel suo orizzonte, e non riesca più a rappresentare – almeno nel dibattito politico – un riferimento per il resto dell’isola, come invece dovrebbe essere. La responsabilità non la imputerei all’attuale sindaco, ci mancherebbe. C’è sicuramente una carenza di qualità nella classe dirigente che dovrebbe rappresentare posizioni diverse. Ritengo che sia un problema non della politica, ma del tessuto socioeconomico. Una situazione che reputo allarmante, non solo per Ischia ma anche per Barano: c’è un appiattimento dannoso, che non fa bene a quelle realtà amministrative».

«Giosi e Domenico poco incisivi? Direi che il problema sta più nel fatto che nessuno lamenta la circostanza per cui sindaci e rappresentanti negli ambiti extraisolani non riescono a dare adeguatamente voce all’isola negli ambiti più importanti, e la cosa mi inquieta»

Secondo Lei, che fine hanno fatto Giosi Ferrandino e Domenico De Siano?

«Quando ho cominciato ad appassionarmi alla politica, e non solo per un fatto di famiglia, c’erano delle leadership di riferimento che venivano rispettate in quanto tali. Adesso sembra che essi siano diventati gregari, e non leader, delle parti politiche che rappresentano. Posso anche capire che Domenico sia rimasto colpito dalla sconfitta elettorale di Lacco Ameno, e magari c’è la frustrazione del risultato delle urne che forse lo ha fatto un po’ disamorare della dialettica politica sulla nostra isola. Quando uno che fa politica e non riesce a incidere nel tessuto che lo esprime non solo elettoralmente, ma anche anagraficamente, rende la sua azione dal respiro più corto. Lei ha fatto bene a pormi la domanda, ma nessuno lamenta la circostanza: per questo l’isola diventa sempre meno centrale e sempre più periferica rispetto a certe dinamiche, come le questioni della sanità, i trasporti, la giustizia. In questi settori raccogliamo sempre e solo sconfitte: il diritto alla salute, il diritto allo studio, il diritto alla continuità territoriale, il diritto alla giustizia, sono tutti diritti fondamentali di ogni comunità ma vengono costantemente vilipesi sulla nostra isola, eppure non si riesce a individuare una responsabilità politica. Sembra quindi che sia i sindaci, sia i rappresentanti extraisolani non riescano adeguatamente a rappresentare l’isola d’Ischia negli ambiti più importanti. Ciò mi inquieta molto».

«Faccio i miei sinceri auguri a Dionigi per l’elezione al consiglio metropolitano. Tuttavia più che di rappresentanti negli enti sovraordinati, l’isola ha bisogno di una progettualità, di idee, di forze che partano dal territorio e che tendano a perseguire determinati obiettivi»

Dionigi Gaudioso diventerà consigliere alla Città Metropolitana. Meglio lui che uno della terraferma, viene da dire.

«Gli faccio i miei migliori auguri per le elezioni. Ma ritengo che uno che fa politica in maniera degna e che rappresenta le proprie comunità, non ha bisogno di ricoprire ruoli ai più alti livelli: Ischia, più che di rappresentanti in alcuni consessi, ha bisogno di una progettualità, di idee, di forze che partano dal basso rispetto ad alcuni obiettivi. Chiaramente avere anche un rappresentante negli enti sovraordinati è un qualcosa in più, ma sicuramente il gap che noi paghiamo non è quello di non avere rappresentanze, ma è quello di non avere una forza che parte dal territorio che tenda a perseguire determinati risultati».

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